Nel disinteresse generale, Fini celebra la convention dei futuristi

Nel disinteresse generale, Fini celebra la convention dei futuristi

A sentire loro, l’evento è destinato a segnare la storia politica italiana. La convention di Futuro e Libertà in programma questo fine settimana in Versilia chiuderà il primo ciclo dell’esperienza finiana per «dare avvio alla fase due», come ha spiegato il vicepresidente Italo Bocchino. Oggi, presagisce il dirigente Fli, si assisterà «ai titoli di coda della Seconda Repubblica». Insomma, una pietra miliare della vita italiana. Dopo il congresso di Vienna e la conferenza di Jalta, la convenzione di Pietrasanta. Eppure a sfogliare i quotidiani sembra che la notizia del decennio l’abbiano bucata un po’ tutti.

L’appuntamento è confermato. I lavori si apriranno oggi: sul palco del Teatro comunale della cittadina toscana interverranno il coordinatore nazionale Roberto Menia, il capogruppo alla Camera Benedetto Della Vedova, il vicepresidente Bocchino e il leader Gianfranco Fini. Anzi, il presidente della Camera prenderà la parola due volte. Sarà di nuovo lui, domenica alle 12, a tenere il discorso conclusivo dell’evento. Ma stavolta, ne siamo certi, non ci sarà alcuna diretta televisiva come invece avvenne un e mezzo fa a Mirabello con Enrico Mentana su La7.

Si parte oggi, sabato 17 marzo. Data non casuale: il nuovo corso futurista sarà battezzato nell’anniversario della ricorrenza dell’Unità d’Italia. Un giorno simbolo per «i patrioti moderni» (così Menia ha recentemente definito gli esponenti finiani). Ma a Pietrasanta, terra storicamente rossa, qualcuno storce la bocca. Il nazionalismo non c’entra. «A quanto ne sappiamo – raccontano in comune – il partito di Fini aveva organizzato la convention per la prima settimana di febbraio. Ma ha dovuto cambiare data perché in quell’occasione da noi si festeggia il patrono San Biagio». E chissà come l’avrebbero presa militanti e delegati – domani ne sono attesi circa 1.500 – costretti a dividere la piazza con le giostre e i banchetti di dolciumi.

Se il primo ciclo futurista ha coinciso con lo strappo al Pdl e la caduta del governo Berlusconi, la prossima fase sarà quella della ricostruzione. L’obiettivo è porre le basi di una nuova realtà politica. Un Terzo Polo 2.0 che – forte dell’esperienza politica del governo Monti – riesca a scardinare il bipolarismo degli ultimi anni. Nessuno scioglimento di Fli, giurano gli uomini del presidente della Camera. Il futuro potrebbe assumere il profilo di una federazione. Un grande partito assieme a Udc, Api, ma anche una serie di realtà e associazioni finora estranee al mondo della politica.

Mentre si tracciano i percorsi post 2013, è battaglia sul nome da dare al nuovo Terzo Polo. Dentro Futuro e Libertà si discute, ognuno ha la sua idea.  Polo nazionale, Partito della Nazione, Lista civica nazionale. Ma guai a parlare di “contenitore dei moderati”, come pure fa spesso il leader Udc Casini. Solo a sentire la parola in molti si offendono. «Io non mi sento affatto moderato» spiegava qualche giorno fa il deputato Fabio Granata. Lo stesso Fini, presentando l’appuntamento di Pietrasanta, ha chiarito che il progetto politico che nascerà in Versilia dovrà chiamare «a raccolta tutti coloro che non si riconoscono più nelle stantie definizioni di moderati e progressisti».

Insomma, più del fantasma di Silvio Berlusconi – ormai ampiamente archiviato – a turbare il weekend toscano potrebbe essere l’ingombrante figura di Casini. Nel giorni scorsi a Pietrasanta si era sparsa la voce che il leader centrista avrebbe addirittura presenziato alla convention. Una notizia infondata. Dallo staff dell’ex presidente della Camera assicurano che l’agenda del fine settimana è talmente fitta da non permettere deviazioni. Tra i finiani il timore di finire cannibalizzati dall’alleato centrista resta. Mediaticamente parlando, ormai Casini ha rubato la scena a Fini. Stando ai sondaggi, l’Udc pesa almeno il doppio di Fli. Nessuno lo ammette, ma più di qualche futurista inizia ad aver paura di morire democristiano. «Non credo che nel tentativo di salvaguardare la propria identità si debba temere il rapporto con gli alleati» spiega il giornalista Filippo Rossi, direttore del Futurista, anche lui atteso in Toscana. Poco dopo Rossi corregge il tiro: «Secondo me qualcuno non si è accorto che già quarant’anni fa gli italiani hanno votato a favore del divorzio e dell’aborto. Tutta questa attenzione per l’elettorato cattolico lascia il tempo che trova».

Rapporto con l’Udc a parte, l’appuntamento di Pietrasanta servirà ai finiani per fare un bilancio dei primi diciotto mesi di vita. Come spesso accade, quando si tratta di tirare le somme i pareri sono discordi. Secondo i sondaggisti, oggi Futuro e Libertà galleggia tra il 3,5 e il 4 per cento dei consensi. Poco, considerando che Alleanza Nazionale – che pure era tutt’altra realtà, come giustamente spiegano tanti finiani – poteva contare su un seguito superiore al 10 per cento. Qualche futurista la butta in prospettiva: «Ora non contano i numeri, ma il posizionamento». Qualcun altro prova ad allargare i confini: se il Terzo polo viaggia attorno al 15 per cento, il Pdl attestato attorno al 20 per cento non è poi così lontano. E anche questa è una verità.

A Pietrasanta ne sono convinti. L’esperienza di Futuro e Libertà è stata una scommessa vinta. Ma è davvero così? «Mi limito a sottolineare una cosa – racconta Filippo Rossi – se oggi in Italia c’è un governo come quello di Mario Monti, il merito è dello strappo di Fli da Berlusconi. Senza quell’addio, l’esecutivo tecnico non sarebbe mai nato». Ecco perché «chi ha vinto siamo noi, non loro. Noi non abbiamo mai subìto il governo Monti, loro sì». E allora perché, nonostante la vittoria, il leader dei transfughi pidiellini è scomparso? Di Gianfranco Fini – per lunghi anni protagonista della politica italiana – se ne sono perse le tracce. Poche comparsate tv, pochissime interviste. «Colpa del suo ruolo istituzionale» spiegano i suoi. «Ma anche – continua Rossi – di una scelta personale. In politica non conta solo l’apparire». Il direttore del Futurista è convinto che anche questa sia un’interpretazione del nuovo corso montiamo. «Non ricercare spasmodicamente l’attenzione mediatica è sintomo di un grande senso di responsabilità».

Intanto si puntano i riflettori sull’apertura della convention di Pietrasanta. Anche per scaramanzia. Inaugurare le grandi assisi dei futuristi non ha mai portato troppo bene. Ormai è confermato. Lo sfortunato oratore con l’onere del debutto finisce sempre per abbandonare il partito. Era accaduto alla deputata Catia Polidori, madrina della prima convention finiana di Bastia Umbra (tornata poco dopo con il Cavaliere e protagonista suo malgrado del mancato sgambetto al governo del 14 dicembre 2010). Ma anche all’ex coordinatore Adolfo Urso. Primo a parlare al congresso fondativo di Milano nel febbraio 2011. Rientrato anche lui in orbita berlusconiana poche settimane dopo. Stavolta, forse per timore di perdere un altro big, gli organizzatori si sono premuniti. Ad aprire i lavori di Pietrasanta sarà il coordinatore regionale toscano Angelo Pollina. Di perdere un altro deputato, con i tempi che corrono, non è proprio il caso.