Politica estera, anche con Monti l’umiliazione continua

Politica estera, anche con Monti l’umiliazione continua

Vanno bene le copertine dei periodici influenti, va bene la Merkel che ora non si volta più dall’altra parte quando arriva il premier italiano, va bene che il nostro nuovo primo ministro sappia stare in pubblico e parli inglese. Ma è triste constatare che si tratta di marketing, è triste vedere che dietro a quello che sembrava un cambio di passo del Paese in realtà si nasconda un’umiliazione dietro l’altra, è triste capire che se c’è una continuità col governo Berlusconi è nel non contare niente, nell’essere gli zimbelli della diplomazia. 

Dopo la caterva di errori nella gestione della crisi con l’India, dopo aver preso sottogamba una delle potenze emergenti del Ventesimo secolo come New Dehli, ora è la volta della presa in giro inglese. Franco Lamolinara è stato ucciso in Nigeria in un blitz di cui Roma è stata informata a cose fatte. Il blitz «è stato avviato autonomamente dalle autorità nigeriane con il sostegno britannico, informandone le autorità italiane solo ad operazione avviata» scrive Palazzo Chigi in una nota. Massimo D’Alema ha detto che il Copasir si adopererà per fare «piena luce sui motivi per cui il governo britannico non abbia informato il nostro». Una richiesta di chiarimenti è arrivata anche dallo stesso Monti. Ma Cameron, a quanto risulta finora, non si è manco scusato di non aver informato Roma e del fatto che col blitz sia stato ucciso questo ingegnere di 47 anni che a Gattinara, in provincia di Vercelli, lascia la moglie Anna e i figli. Ci serve poco ora sapere che i sequestratori di Chris McManus (l’altro ostaggio rimasto ucciso) e di Lamolinara siano stati arrestati, come ci serve poco sapere che facevano parte del gruppo islamista Boko Haram.

Piuttosto ci serve capire se i danni arrecati da Berlusconi alla credibilità e allo status del Paese siano recuperabili. O se ormai si tratti di una fatica di Sisifo. Cameron si sarebbe comportato ugualmente con Merkel? O con Sarkozy? Probabilmente, conoscendo la spocchia del Foreign Office, dove spesso i laureati di Oxford e Cambridge che ci lavorano non sono ancora stati avvisati che l’Impero non esiste più, il premier britannico si sarebbe comportato parimenti con Lisbona o con Atene. E qui sta il problema: lo spread è per ora rientrato, ma solo quello che riguarda il nostro debito da 1,9 miliardi. L’altro spread, il differenziale fra i Paesi che non contano niente e quelli con un peso specifico sull’arena internazionale, è rimasto invariato. 

La delusione verso la politica estera del governo Monti è ormai forte quanto la rabbia per la morte di Lamolinara. Non crediamo che Frattini avrebbe fatto di meglio come suggerito da Maroni. Anche perché la politica estera la faceva Silvio, e Frattini metteva i timbri. Ma crediamo che quel senso di poter tornare ad andare a giro a testa alta che sembrava averci ridato Monti abbia subito un altro terribile colpo dopo quanto sta accadendo in India coi nostri due fucilieri di Marina in carcere. La colpa non è solo del governo in carica da novembre. Ma soprattutto dei partiti che ci hanno ridotto in queste condizioni. Però un governo che si basa soprattutto su una forte legittimazione internazionale non può continuare a prendere sberle di questa portata. Le copertine dei settimanali non sono sufficienti. 

Twitter: @jacopobarigazzi