Si chiama iCare, l’app che sa dirti cosa sta facendo tuo figlio

Si chiama iCare, l’app che sa dirti cosa sta facendo tuo figlio

Le bugie hanno le gambe corte, cortissime se ci si mette la tecnologia a dare una mano alla verità. Cosa avrebbe fatto Pinocchio nell’era della scuola 2.0, dove la comunicazione tra insegnanti e genitori viaggia in rete? Perché oggi attraverso il web, un sms o una e-mail si può essere avvertiti in tempo reale delle assenze dei figli e di eventuali allontanamenti durante le lezioni. Gli istituti scolastici iniziano ad erogare in modalità multicanale e le famiglie tramite richiesta possono accedere ai canali di comunicazione che preferiscono. E mentre gli studenti parlano di lesione della privacy, esperti del settore e ricercatori hanno intrapreso una linea comune: quella di semplificare la vita alle famiglie attraverso software di ultima generazione.

Si chiama iCare Mobile e, prima ancora del portale del Miur “ScuolaMia”, nasce con l’idea di semplificare la vita dei genitori. A ideare il software, nel 2010, i ricercatori dell’Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche, che hanno visto nel supporto uno strumento a tutela dei ragazzi. Oltre a permettere al genitore di monitorare a distanza il cellulare dato al figlio, iCare funziona anche in ambiente scolastico. Fortunatamente per i più giovani il sistema è ancora in fase beta, come testimonia uno dei suoi ideatori, Fabio Martinelli. «iCare ha già avuto un buon riscontro da parte dei genitori, ma ad oggi non è stato ancora immesso sul mercato. Attraverso questo software si possono bloccare alcune funzioni dei cellulari, quali ad esempio, l’invio e la ricezione di video pornografici». Nell’ambito scolastico è stato, invece, pensato per limitare l’utilizzo di alcune applicazioni durante le lezioni e per localizzare eventuali allontanamenti da parte dello studente. Un po’ troppo? Per il ricercatore del Cnr, no. «La sicurezza – precisa – essenzialmente è un problema di educazione. Ci sono molti rischi su internet ed è importante che sia le famiglie sia i minori li conoscano, gli strumenti tecnologici aiutano ad individuarli ed a proteggere chi li usa». Inoltre secondo Martinelli anche la privacy ne uscirebbe rispettata in quanto iCareMobile «non è una applicazione nascosta e potrebbe essere interrotta dal minore stesso».

Quello che, invece, molte scuole promettono di attivare già da quest’anno è la piattaforma del Portale del Miur “ScuolaMia”, un contenitore all’interno del quale ogni istituto mette a disposizione delle famiglie diversi servizi online. Una volta abilitati al servizio, la scuola può comunicare tramite rete le assenze e i ritardi degli studenti, la gestione dell’orario settimanale, le uscite anticipate, gli incontri scuola famiglia e la consegna delle pagelle. I vantaggi sembrano notevoli: uno su tutti quello di poter accedere ad una visione unificata delle informazioni. Una famiglia, ad esempio, può utilizzare la stessa utenza e un unico accesso per verificare l’andamento di più figli.

A salutare positivamente l’ingresso di questi nuovi sistemi il presidente dell’Age, l’associazione italiana dei genitori, Davide Guarnieri, che ricorda «come il minorenne non è un soggetto in grado di gestire la propria libertà. Il genitore ha quindi il dovere, anche a distanza, di controllarlo e monitorarlo, specialmente durante il suo percorso scolastico». Ma questi nuovi strumenti sono ben visti solo se finalizzati ad un potenziamento della relazione educativa. È importante, sottolinea Guarnieri che «il genitore dia la motivazione scolastica, assicuri la fiducia di base, promuova progressivamente l’autonomia dei figli ed educhi alla libertà». «Il controllo tecnologico rientra solo in parte nella relazione educativa genitori e figli».

Ma anche per il portale “Scuola Mia” dovrà passare qualche anno prima che entri realmente in funzione. Ad oggi, una scuola su due conosce il sistema, ma non lo ha ancora attivato, anche se molte sperano di farlo nel 2012. Inoltre in alcune realtà scolastiche la digitalizzazioni della didattica e l’utilizzo della rete per le comunicazioni più urgenti fanno ancora fatica ad avviarsi. Una difficoltà che invece non si riscontra nei più giovani, che conoscono già i nuovi software e li stanno studiando per aggirarli. Per molti studenti si tratta, infatti, di un violazione delle propria privacy anche se al momento non tutti sembrano preoccuparsene. In molti licei di Napoli, ad esempio, non sono stati ancora attivati sistemi di controllo a distanza, mentre a Roma i ragazzi confidano nei ritardi della digitalizzazione scolastica. «Al momento non ci preoccupiamo», sottolineano alcuni liceali romani all’uscita da scuola, «ma non staremo fermi. La nostra generazione è quella del web 3.0». Il che significa che nuove strategie difensive pro studente stanno per nascere.