Un altro pastore per la Germania, ma non si tratta di Ratzinger

Un altro pastore per la Germania, ma non si tratta di Ratzinger

Berlino. Poche parole di ringraziamento e nessun discorso ufficiale: così il settantaduenne pastore evangelico Joachim Gauck ha ricevuto oggi alle due e venti l’incarico di Presidente della Repubblica Federale in Germania con 991 voti su 1228. Dopo le dimissioni anticipate di due presidenti consecutivi, spetta a lui il compito di fare ordine e ricostruire la fiducia ai vertici dello stato tedesco. In quanto dissidente del regime socialista nella Germania dell’est, Gauck ha fatto della “libertà” la sua bandiera e il suo messaggio politico. Ora però gli spettano compiti precisi: la crisi in Europa, l’integrazione in Germania e il contenimento della minaccia neonazista sono i principali.

“Che bella domenica!”, ha detto Gauck visibilmente emozionato,“il 18 marzo di ventidue anni fa noi cittadini dell’est abbiamo eletto per la prima volta. (…)Non mi dimenticherò mai quelle elezioni”, in cui ricordò ci fu una partecipazione superiore al 90 per cento. Da allora non si è mai perso una elezione e non lo farà mai, ha assicurato in un breve messaggio che è stato un omaggio alla democrazia e alla libertà.

Per la terza volta in tre anni l’Assemblea Federale tedesca ha eletto il presidente della Repubblica. L’Unione di Angela Merkel, i socialdemocratici dell’Spd, i Verdi e i liberali dell’Fdp, soci di minoranza della cancelliera, hanno votato di comune accordo il candidato Joachim Gauck, un pastore evangelico e dissidente del regime della Repubblica Democratica Tedesca (Ddr).

Il partito di estrema sinistra Die Linke aveva presentato come candidata alternativa Beate Klarsfeld, una giornalista famosa per il suo lavoro di inchiesta sugli ex criminali nazisti che portò all’arresto e al processo di personaggi della taglia di Klaus Barbie. La sua candidatura, seppure piena di significato, è stata considerata da subito simbolica, di fronte all’ovvia maggioranza di cui godeva Gauck.

L’Assemblea Federale è composta da 1233 membri con diritto a eleggere il presidente: 620 parlamentari più i rappresentanti dei vari stati federati. L’atmosfera e il ritmo dell’elezione è stato decisamente diverso da quello di due anni fa, quando per il candidato di Angela Merkel, Christian Wulff, fu necessaria una lunga agonia e tre diverse votazioni per raggiungere la maggioranza necessaria.

Nonostante Wulff fosse allora il candidato proposto dalla coalizione di Governo e spinto in particolare da Merkel (che volle allora liberarsi di colui che avrebbe potuto trasformarsi in un pericoloso rivale interno) era apparso da subito, a tutti, in quanto a meriti civili, neppure lontanamente paragonabile alla statura morale di Gauck.

Wulff è stato costretto circa un mese fa ad abbandonare il suo incarico perché coinvolto in uno scandalo di corruzione. Prima di lui, Horst Köhler, un altro cristianodemocratico si era dovuto dimettere per affermazioni scomode sulla guerra in Afghanistan. La caduta di Wulff è apparsa come la giusta punizione alla tracotanza della cancelliera. Un castigo non divino, ma terreno, inflitto da Springer Verlag, il gruppo editoriale dei quotidiani Das Bild e Die Welt, entrambi conservatori e responsabili delle pubblicazioni che hanno portato alla luce il pericoloso sistema di favori e amicizie che girava intorno al presidente.

Minuti dopo le dimissioni di Wulff, Merkel aveva proposto di trovare un candidato di larghe intese con l’opposizione. In quel momento pensava probabilmente a un personaggio alternativo, ma presto l’annuncio dei soci liberali di voler appoggiare il candidato dell’opposizione ha obbligato anche l’Unione a evitare un dibattito che sarebbe stato imbarazzante e incassare a denti stretti la sconfitta.

Tutto ciò potrebbe erroneamente far pensare che la cancelliera ne abbia risentito, ma non è così. La sua popolarità non ha smesso di crescere nell’ultimo mese nonostante tutto, e il colpo è stato assorbito piuttosto velocemente. A livello politico va però interpretato come un segnale evidente di rottura nella coalizione di governo.

In occasione dell’elezione, oggi a mezzogiorno, il presidente del Parlamento Norbert Lammert ha ricordato che si tratta della seconda votazione in due anni, però si è astenuto dal criticare il presidente uscente e ha invitato i presenti e la popolazione a non cedere a giudizi affrettati, “questa storia sarà scritta più avanti”, ha detto. Nel suo discorso di apertura dell’assemblea, Lammert ha ripercorso le origini della democrazia in Germania: proprio il 18 marzo del 1793 fu fondata la Repubblica di Magonza, il primo tentativo di stato democratico in territorio tedesco sulla scia della rivoluzione francese.

“La democrazia ha bisogno di fiducia e si basa sulla fiducia di cui godono i suoi rappresentanti”, ha detto Lammert, “una sfiducia continua nei confronti di una posizione non rende solo difficili le relazioni tra le persone in generale ma anche il rispetto degli incarichi pubblici”.“Incarichi e persone sono inscindibili. Però non sono la stessa cosa”, ha aggiunto, ricordando la necessità di riparare la fiducia rotta nei confronti del capo di stato dagli eventi degli ultimi due anni.

Joachim Gauck è un teologo rispettato e un pastore che esercitò una costante e chiara critica al regime socialista della Ddr e che ebbe il compito delicato di dirigere la fondazione che gestisce l’antico archivio della stasi nel 1990, subito dopo la caduta del muro. Si tratta un lavoro che ha svolto con ordine e trasparenza e che ha successivamente offerto la possibilità a ogni cittadino dell’est di richiedere e conoscere i documenti segreti sul proprio conto.

Non è un uomo di sinistra: favorevole alla guerra in Afghanistan, fermo difensore delle relazioni transatlantiche con gli Stati Uniti si era anche lasciato scappare in un’occasione una frase in difesa di Thilo Sarrazin, polemico autore di un saggio che accusava i mussulmani dell’abbassamento del quoziente di intelligenza della popolazione in Germania. Riguardo a colui che fu originariamente il candidato della sinistra, circola una battuta: con Gauck la Germania avrà “finalmente” un uomo di destra al vertice di un’istituzione.

Però la sua difesa incondizionata della libertà in tutte le sue declinazioni e la sua condanna alle dittature senza distinzioni lo rendono il candidato adeguato che incarna il superamento di entrambi i traumi recenti della Germania: il nazismo e la Guerra Fredda. Semplicemente Libertà è anche il titolo del suo ultimo libro, un testo che voleva essere un testamento politico ma si è trasformato in un programma presidenziale: la libertà è per lui un bene da preservare e conquistare ogni giorno. “Responsabilità è il nome con cui chiamo la libertà degli adulti”, ha scritto, “la capacità di impegnarsi in prima persona quando il desiderio di libertà richiede la sua costruzione”. Partecipare alla vita democratica è quindi il presupposto necessario per poter incidere sulla realtà.

A Gauck spetta il compito difficile di restituire prestigio alla figura del Presidente della Repubblica in un momento delicato, marcato in particolare dalla crisi dell’Euro che si è trasformata anche in una crisi politica europea. Allo stesso tempo sarà responsabile di mandare messaggi chiari sull’integrazione in Germania e sui rapporti con l’islam, così come sul dibattito riguardo all’estrema destra. Sono sfide delicate ma dalla sua parte c’è un’ampia maggioranza politica e il consenso di più dell’80 per cento della popolazione.

Per quanto riguarda Merkel, la sensazione è che fosse tutto evitabile fin dall’inizio. Decidere a favore di un candidato di unità nazionale subito dopo le dimissioni di Köhler avrebbe evitatouno scandalo imbarazzante e uno spreco di energie. E forse Christian Wulff avrebbe avuto una brillante carriera politica. 

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