Una volta il tempio era il luogo di mercato, ora si fa del mercato il tempio

Una volta il tempio era il luogo di mercato, ora si fa del mercato il tempio

Nel tempo le istituzioni, immancabilmente, diventano fine a se stesse, oggetto del potere dei re e dei sacerdoti che ci campano su, tutti e due, a spese del popolo. Queste istituzioni – rappresentate da chi governa politicamente, il re, e da chi rappresenta il mondo dei valori, i sommi sacerdoti, oggi diremmo la Chiesa – ci sono sempre state in tutte le culture.

Nell’antico Israele c’era, però, qualcosa di più, e di diverso. Da un lato, re e sacerdoti che difendono le istituzioni: è il loro mestiere. Dall’altro, c’è sempre il profeta, che è un anti-istituzionalista e che richiama re e sacerdoti. Il profeta è il grillo parlante alla loro coscienza. Se manca il profeta, sia il sacerdote sia il re decadono perché nessuno dice la verità e ognuno fa i propri interessi. Allora ci si calpesta a vicenda, tutto diventa un mercato, un’oppressione. E quella che dovrebbe essere la casa di Dio, un mondo giustamente governato con leggi oneste, diventa invece tutto un luogo di avallo dell’ingiustizia e dell’oppressione. 

Nel brano che segue, Gesù si mette sulla linea dei profeti, di fatti non è né re, né sacerdote, è profeta, annuncia la Parola: il suo potere è quello della parola di verità.

Giovanni 2, 13-17
Ed era vicina la Pasqua dei giudei, Gesù salì a Gerusalemme. E incontrò nel tempio chi vendeva buoi e pecore, colombe e cambiavalute seduti. E fatto un flagello di cordicelle tutti scacciò dal tempio e le pecore e i buoi e sparse le monete dei cambiavalute e rovesciò le tavole e a chi vendeva colombe disse: «Togliete queste cose da qui, non fate della casa del Padre mio una casa di mercato». Si ricordarono i suoi discepoli che sta scritto: «Lo zelo della tua casa mi divorerà».

Nell’occasione della Pasqua a quei tempi salivano a Gerusalemme anche centomila persone, si ammazzavano sui 18/20 mila agnelli. Era un grosso affare perché i tributi venivano pagati al tempio. La gente che veniva da lontano portava monete sulle quali spesso v’erano effigi pagane: non erano monete valide per il tempio, erano impure, allora venivano cambiate in “monete pure”. Ecco perché c’erano i cambiavalute. E nel cambio ci si guadagna sempre molto, già da allora. Il tempio veniva ad essere proprio un luogo di mercato in termini materiali: era addirittura la banca centrale di Israele. 

Il tempio per sé in tutte le culture rappresenta l’ombelico del mondo, dove l’universo è collegato alla sorgente della vita, è il luogo divino da cui scaturisce l’umano. È il centro attorno al quale ruota tutto. Nelle città antiche c’è il tempio, il “fano”, e poi il “pro-fano”, ciò che sta davanti al tempio. Attorno al tempio, si organizza la città, anche urbanisticamente. Simbolicamente il tempio rappresenta il mondo di valori che struttura la società. Provate a pensare, cosa sta al centro della città? C’è il puro mercato. Una volta si faceva del tempio il luogo di mercato, ora si fa del mercato il tempio. I veri templi oggi sono dove si fanno gli affari, il mondo gira attorno a lì, quello è il dio. 

Si racconta di una antica tribù che essendo nomade non poteva avere il tempio, allora avevano il bastone, un palo sacro sul quale si era arrampicato il loro fondatore prima di salire al cielo. Il palo sacro rappresentava per loro l’unione col cielo, col mondo dei trapassati, con il mondo della tradizione. Ovunque andavano piantavano questo palo e attorno a quel palo potevano abitare perché qualunque posto diventavo loro, perché lì era il centro e lì si organizzavano. Una volta si ruppe il palo, la gente andò un po’ vagabondando, poi si sedette angosciata e si lasciò morire; perché l’uomo senza centro è come una ruota senza mozzo, è schizzata.

È importantissimo il tempio. Gesù comincia la sua azione proprio dal tempio perché il tempio rappresenta quel mondo di valori per i quali noi viviamo. Noi parliamo di Dio, di tempio, di uomo: sono tre concetti omogenei, l’immagine che hai di Dio è la stessa che hai di uomo. Se Dio è il padrone che ha in mano tutto e domina su tutto, l’uomo sarà quello che vuol essere padrone di tutti e aver in mano tutto, e il tempio sarà la garanzia di questo, tutto un culto e una religiosità che garantisce il potere e il dominio. Se Dio è uno che si fa servo di tutti e dona la vita perché è umile, allora l’uomo realizzato sarà un uomo che sa servire, sa amare, sa donare, sa perdonare e il tempio sarà un’altra cosa. Dal tipo di tempio, si capisce che tipo di uomo sei. 

Allora, non a caso Gesù comincia con la frusta nel tempio: per disinfestare la nostra immagine di Dio e di uomo ed il modo di vivere questa immagine. Di fatti cosa c’era nel tempio? Buoi, pecore e colombe: sono gli animali per il sacrificio grosso e minuto. Il tempio diventa un mercato, è sempre stato così, però oggi è molto peggio. Ci sono i templi laici che sono più rigorosi di quelli religiosi, dove non puoi sgarrare perché ne va dei destini, cioè dell’economia.

La possibilità per vivere non è l’economia del possesso. Il possesso distrugge, divide gli uomini tra loro e distrugge le cose. Si vive di dono, di condivisione, di solidarietà, quindi se il tempio è un’immagine di compra-vendita vuol dire che il nostro mondo è tutto organizzato così, perché si compra e si vende per guadagnarci, è chiaro, non per perderci. Ma non produci niente nel comprare e vendere: vendi soltanto del prodotto che hai in più ad un altro che ha lavorato di più. Sono misteri da comprendere questi, per me il mistero più grosso è che avevo letto una decina di anni fa che in pochi giorni nella Borsa passa il corrispondente dei beni prodotti in un anno in tutto il mondo. È una cosa notevole: tutto passa lì, in adorazione, sotto controllo.

Dentro il tempio Gesù fa un flagello, cioè una frusta. Non è gran cosa una frusta davanti a tutto quello che c’è, e però è importante che sia una frusta e solo una frusta: Gesù non fa un’azione violenta ma un gesto profetico. Cosa avviene, dunque, se il tempio è così? Avviene ciò che indica la frusta: il flagello, il castigo di Dio. Ma non è Dio che a castigare, siamo noi che agendo così distruggiamo il creato e Gesù simbolizza con questo flagello ciò che sta capitando.

*biblista e scrittore

Il testo è la sintesi redazionale della lectio divina tenuta dall’autore nella Chiesa di San Fedele in Milano. L’audio originale può essere ascoltato qui.

Nella foto, Alessandra De Gennaro, «La cacciata dei mercanti dal tempio», tecnica mista su tela, 20 x 20 cm, 2010 – per concessione di Galleria Blanchaert – Milano

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