Veleni e tessere gonfiate, a Roma niente congresso per il Pdl

Veleni e tessere gonfiate, a Roma niente congresso per il Pdl

Doveva essere celebrato a metà febbraio. Poi si è deciso di posticipare ad aprile. Ora si pensa alla seconda metà di maggio. Il congresso del Pdl di Roma sta diventando un caso. Di rimando in rimando, ormai la Capitale è rimasta l’ultima. Le assisi locali del partito di Silvio Berlusconi sono state celebrate un po’ in tutta Italia. Solo all’ombra del Colosseo – e di conseguenza nel resto del Lazio – non si riesce ad eleggere il nuovo gruppo dirigente.

La motivazione ufficiale convince poco. Bisogna rimandare alla metà di maggio per concentrare tutti gli sforzi sulle prossime elezioni amministrative. Lo ha chiesto il coordinatore regionale Vincenzo Piso con una lettera recapitata qualche giorno fa al segretario Alfano. «Il problema – racconta un parlamentare romano – è ovviamente un altro. Stiamo ancora cercando di trovare un accordo unitario per la gestione del congresso». Senza considerare le richieste di proroga sulle incompatibilità previste dal regolamento e le polemiche sul tesseramento cittadino.

Al momento non si sa neppure chi saranno i candidati ufficiali a guidare il Pdl capitolino. L’unica mozione presentata è quella di Massimiliano Maselli, ex pupillo dell’attuale coordinatore Gianni Sammarco, ora presidente di Sviluppo Lazio. Il coraggio di cambiare. Dietro a Maselli un piccolo gruppo di “dissidenti”. Dai Cristiano Popolari di Mario Baccini al “laboratorio Roma” guidato dall’assessore capitolino Antonio Aurigemma. Una cordata che ha trovato anche il sostegno del senatore Stefano De Lillo (fratello dell’ex assessore cittadino Fabio, allontanato da Gianni Alemanno dopo lo scandalo parentopoli) e dell’ex ministro Franco Frattini.

«Il motivo di tutti questi rinvii? Lo vorrei capire anche io» racconta al telefono Massimiliano Maselli. «Ormai siamo fuori tempo massimo, siamo arrivati alla fine di marzo e non sono state neppure fissate le date del congresso. Il ritardo non è più giustificato». Alcuni dirigenti locali hanno deciso di dare priorità alle amministrative. La prima settimana di maggio si andrà al voto in almeno 50 comuni laziali, compresi i capoluoghi Rieti e Frosinone. «Va bene – prosegue Maselli – allora si sospendano i congressi di Rieti e Frosinone. Cosa c’entra Roma?». Stando al candidato di Baccini e Frattini, in gioco c’è la serietà del partito. «Abbiamo già fatto una figuraccia due anni fa, quando non siamo riusciti a presentare le liste alle elezioni regionali. Ora questi dirigenti corrono il rischio di essere recidivi nel ledere l’immagine del Pdl».

Niente da fare. Il congresso per ora non può iniziare. «Prima – spiega un parlamentare, volto noto del Pdl capitolino – bisogna studiare il modo di celebrare un’assemblea unitaria e trovare un nome che ci possa mettere tutti d’accordo». Il nome potrebbe essere ancora una volta quello di Gianni Sammarco, attuale coordinatore pidiellino, già numero uno di Forza Italia a Roma. Per convergere sulla sua rielezione il tempo non manca: le liste andranno presentate la settimana prima dell’avvio del congresso. Quanto al resto, tra le varie correnti è già partita la battaglia per entrare a far parte del nuovo gruppo dirigente. «L’obiettivo – spiega un altro parlamentare romano – è che tutte le componenti siano equamente rappresentate». Le poltrone a disposizione, però, sono quelle che sono. In palio ci sono trenta posti. Non di più. Nonostante le deroghe già chieste da qualcuno per aumentare gli incarichi dei dirigenti.

Non sono le uniche deroghe in discussione. Stando a quanto raccontano diversi esponenti del Pdl laziale, diverse “eccezioni” potrebbero essere prese in esame per sanare alcune eventuali incompatibilità. È il caso del coordinatore pidiellino di Frosinone Franco Fiorito, che per ricandidarsi dovrebbe rinunciare al Consiglio ragionale (alla Pisana è il capogruppo del Pd). Ma anche del sindaco di Viterbo Giulio Marini, che potrebbe presentarsi  al congresso senza lasciare la poltrona di primo cittadino. «Non capisco perché i regolamenti sulle incompatibilità debbano essere rispettati in tutta Italia tranne che da noi» si lamenta Maselli. In realtà, in quanto presidente di un’azienda regionale, anche lui avrebbe qualche problema. «Ma io – racconta – ho già deciso. Se sarò eletto coordinatore romano del Pdl mi dimetterò immediatamente dalla guida di Sviluppo Lazio. È la prima cosa che farò».

A tenere banco è anche la vicenda delle tessere. Solo in città ne sono state sottoscritte 125 mila (a Milano 15mila, tanto per fare un paragone). Ben 250mila in tutto il Lazio. «Non ho problemi ad ammetterlo – spiega Maselli – quello di Roma è stato un tesseramento del tutto gonfiato». Vere o presunte le accuse, in autunno i big del partito si sono dati da fare. Stando alle indiscrezioni, il coordinatore Gianni Sammarco e il deputato ex An Fabio Rampelli avrebbero raccolto 25mila tessere a testa. Ventimila circa per il sindaco Alemanno e altrettante per l’ex sottosegretario Andrea Augello. Seimila e cinquecento per il senatore Domenico Gramazio: «Ma i miei tesserati io li conosco tutti – spiega – Voglio vedere quanti di questi 120mila andranno realmente a votare».

Proprio Gramazio ha proposto di “allargare” il congresso a tutta Roma. Aprendo 19 seggi in altrettanti municipi. «Con tutti questi iscritti – spiega – si rischia di creare più traffico di quando c’è la partita allo stadio». Maselli non è d’accordo. E con lui altri esponenti pidiellini. «Il regolamento – racconta – stabilisce una sede unica per votare. Troppe sedi possono rappresentare un problema, specie quando è particolarmente importante garantire la regolarità e la trasparenza del voto». La discussione è aperta. Dati i continui rinvii del congresso, il tempo per confrontarsi anche su questo tema non manca.