Caserta, sciolti per mafia i comuni dei Casalesi

Caserta, sciolti per mafia i comuni dei Casalesi

NAPOLI – Accertate «forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata». Con questa motivazione, oggi, il Consiglio dei ministri ha disposto lo scioglimento di tre comuni del Casertano: Casal di Principe, Casapesenna e Castelvolturno. Tre cittadine tristemente note per fatti di cronaca. Casal di Principe, così come fu per la siciliana Corleone, ha dato il nome ad un clan, quello dei Casalesi, che da anni controlla indisturbato affari, politica, società. La vicenda che ha portato allo scioglimento (si tratta del terzo per camorra dal 1991) è nata con l’indagine «Il principe e la (scheda ballerina)» che vede il coinvolgimento del parlamentare del Pdl, Nicola Cosentino per il quale fu chiesto l’arresto, negato dalla Camera dei Deputati e del presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro (Pdl); inchiesta e che ha ha portato in carcere, fra gli altri, l’ex sindaco del paese Cipriano Cristiano.

Anche a Casapesenna sindaco in manette: all’inizio dello scorso mese di febbraio fu arrestato il primo cittadino in carica, Fortunato Zagaria (poi scarcerato dal Riesame), i consiglieri comunali si dimisero in massa e scattò il commissariamento, prima dell’arrivo della commissione d’accesso. Sindaco indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nel 2010 invece, a Castelvolturno. Si tratta del paese della strage dei sei immigrati ghanesi (2008) vittime innocenti di un agguato eseguito dall’ala stragista dei Casalesi guidata da Giuseppe Setola. A Castelvolturno la commissione d’accesso si era insediata lo scorso 22 febbraio scorso, ma la decisione dello scioglimento era attesa, anche visto l’ultimo blitz della Dda che aveva portato in carcere 14 persone, tra cui ex amministratori del Comune del litorale domizio, e portato al sequestro di un mega-complesso turistico, per gli inquirenti realizzato dalla camorra.

Per Casal di Principe e Casapesenna, invece, lo scioglimento era fra le ipotesi ma nelle ultime settimane si era fatto sempre più improbabile. Tant’è che le forze politiche avevano già iniziato ad organizzarsi in vista della consultazione elettorale di maggio. A Casale in particolare, intorno alla figura di Renato Natale, già sindaco del comune ribattezzato “Gomorra” dopo il bestseller di Roberto Saviano, oggi segretario del Partito democratico nel paese del boss Sandokan Schiavone si era andato via via costruito un consenso compatto del centrosinistra. Consenso che il Pdl, partito fortissimo in quelle zone (Casal di Principe è città natìa nonché feudo elettorale di Nicola Cosentino) aveva tentato di “affiancare” offrendo un sostegno alla candidatura di Natale.

Candidatura che però, visto lo scioglimento, dovrà attendere almeno la primavera del 2014: «La decisione del governo mortifica la città e la voglia di rinnovamento dimostrata dai cittadini con l’ampia partecipazione alle liste civiche che hanno sostenuto la mia candidatura a sindaco – dice amaro Renato Natale, a caldo – Era questo il momento giusto per far svolgere le elezioni, c’era voglia di riscatto dopo gli arresti dei mesi scorsi. Ora se tutto va bene si andrà al voto nel 2014 e si darà tutto il tempo ai soggetti caduti in disgrazia di riorganizzarsi; anche la camorra penso sia contenta, potrà serrare le fila e tornare ancora più forte». Il commissario del Pdl in Campania (dopo le dimissioni di Cosentino) l’ex Guardasigilli Francesco Nitto Palma, commenta: «Si tratta di due Comuni dove avremmo probabilmente vinto le elezioni, ma noi avevamo voluto sostenere, candidature locali con la convergenza delle forze politiche, di persone che dessero garanzie di un ritorno della democrazia, facendo un passo indietro come partito».