Portineria MilanoCè: «Maroni è il nuovo? Allora la Lega esca da Finmeccanica e molli Formigoni»

Cè: «Maroni è il nuovo? Allora la Lega esca da Finmeccanica e molli Formigoni»

Roberto Maroni annuncia azioni legali contro chi «tenta di infangare» la Lega Nord per lo scandalo Finmeccanica. Promette di devolvere l’ultima parte di rimborsi elettorali al no-profit, mentre il presidente Umberto Bossi si difende («Mai preso tangenti»). Ma Alessandro Cè, ex capogruppo alla Camera del Carroccio, ora coordinatore lombardo del movimento Verso Nord di Massimo Cacciari chiede un passo ulteriore ai suoi ex colleghi. «Se Maroni rappresenta la nuova Lega» dice a Linkiesta, «se davvero vuole rappresentare e inaugurare il rinnovamento, chieda le dimissioni di tutti i leghisti dentro Finmeccanica e nelle altre aziende: se non lo fa vuol dire che gli interessa solo il potere e non il bene dei militanti».

Sono giornate drammatiche dentro il Carroccio. I quotidiani continuano a raccontare dei presunti intrecci tra via Bellerio e il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi. Tangenti, l’ombra della criminalità organizzata, una multinazionale nell’occhio del ciclone. Tra poco ci sono le elezioni amministrative. A tremare è proprio la Lega in provincia di Varese, zona dove ha sede la Agusta Westland finita al centro delle indagini e dove i leghisti correranno per rinnovare i comuni di città importanti come Tradate o Cassano Magnago. Maroni continua a cercare di dare un nuovo corso ai leghisti, li ricompatta e risponde colpo su colpo. A Cè non basta. «Qui non c’è nessun segno cambiamento. Oltre allo scandalo su Finmeccanica c’è una regione Lombardia falcidiata da scandali e arresti.  E mentre persino nel Popolo della Libertà si iniziano a prendere le distanze da Formigoni, cosa decide di fare Maroni? Andare a trovare il presidente e stringere accordi con lui».  

Ma a lato dei guai lombardi del Celeste, Cè punta il dito contro Dario Galli, dal 2008 consigliere di amministrazione dell’azienda di piazza Monte Grappa e presidente della provincia di Varese. «È stato mio capogruppo a Montecitorio È una persona valida, intelligente. Possibile che non si sia accorto di nulla in questi anni? Uno un paio di domande se le fa». Del resto, ricorda l’ex assessore alla Sanità di regione Lombardia, che per le sue critiche alla cosiddetta lobby di «Comunione e Liberazione» perse il posto in giunta al Pirellone, «dopo le indagini su Guarguaglini, il coinvolgimento di personaggi come Mokbel e Lavitola, ora le presunte tangenti di Orsi mi pare che qualcuno non abbia controllato abbastanza bene cosa succedeva dentro Finmeccanica».

E proprio qui, secondo l’ex capogruppo leghista, sta il grande errore della Lega Nord. «Era un partito nato per combattere il sistema. Ora si ritrova non solo ad assecondare il sistema, ma persino a far pensare al peggio i suoi militanti». L’ombra delle tangenti, della criminalità organizzata. «La Lega avrebbe dovuto controllare il doppio proprio per il mandato con cui fu mandata a Roma dagli elettri: quello di combattere il centralismo e lo statalismo». Cè una sicurezza ce l’ha. «I militanti leghisti che non hanno i soldi per attaccare i manifesti si meritano molto di più di Maroni».