Il Parlamento contro la Fornero e il suo uomo per l’Inail

Il Parlamento contro la Fornero e il suo uomo per l’Inail

Questa volta il governo è riuscito a mettere tutti d’accordo. Maggioranza e opposizione. Quando nei prossimi giorni le commissioni Lavoro di Camera e Senato voteranno la nomina del professor Massimo De Felice a presidente dell’Inail, i partiti sono pronti a schierarsi contro il ministro del Welfare Elsa Fornero. Senza troppe distinzioni. Stando alle indiscrezioni delle ultime ore, sarà negato il parere favorevole al nuovo presidente dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (già nominato commissario straordinario con decreto del 12 aprile scorso). Una bocciatura senza conseguenze, sia chiaro. Perché in questo caso il voto del Parlamento non è vincolante. Eppure per il governo il messaggio è chiaro. Tanto che in Parlamento c’è chi parla più apertamente di «avvertimento».

A Montecitorio la nomina di De Felice – di responsabilità diretta del ministro del Lavoro, sentito il titolare del Tesoro – è al centro delle polemiche da almeno un mese. Il primo scontro tra Elsa Fornero e i deputati dell’XI commissione risale a metà marzo, quando il ministro ha presentato in via informale il suo candidato. I presenti raccontano di un acceso diverbio con il responsabile leghista Massimiliano Fedriga (durante un duro scambio di accuse il ministro avrebbe accusato il deputato di voler «sempre cercare la polemica»). «In realtà – ricorda oggi l’esponente del Carroccio – i miei dubbi in merito al professor De Felice erano estremamente puntuali». Il parlamentare punta il dito contro un duplice conflitto di interessi. In una circostanza direttamente riconducibile al ministro: «Il professor De Felice – spiega Fedriga – è stato consigliere di amministrazione di Intesa Vita, il ramo assicurativo del gruppo Intesa San Paolo. Guarda caso il ministro Fornero era il vicepresidente del consiglio di sorveglianza proprio di Intesa San Paolo».

Non solo. Stando a quanto denuncia una interrogazione parlamentare depositata pochi giorni fa in Senato – atto firmato da esponenti della Lega, dell’Italia dei Valori, ma anche Pd e Pdl – Massimo De Felice rischierebbe di essere «portatore di un poderoso conflitto di interessi nel ramo delle assicurazioni private». Il dubbio nasce dal curriculum del professore scelto da Elsa Fornero. Già «membro dell’organismo di vigilanza di Alleanza Assicurazioni, membro del consiglio di amministrazione e dell’organismo di vigilanza di Fondi Alleanza Spa, oltre ad aver svolto attività di consulenza e di formazione presso Aip, Alleanza assicurazioni, Ania (l’associazione tra le imprese assicurative), Banca del Piemonte, Cisalpina previdenza, Groupama, Isvap, La Fondiaria assicurazioni, Una, InaSim, Ras, Poste Vita, gruppo Reale Mutua, Sara, Sai, Unipol GF».

«Con tutto il rispetto per le sue competenze professionali – scriveva poche ore fa sul suo blog il presidente Idv Antonio Di Pietro – il professor De Felice ha svolto numerosi incarichi nel settore delle assicurazioni private, in diretta concorrenza con l’Inail. Insomma, nominarlo commissario è un po’ come mettere un uomo cresciuto nell’ambiente Mediaset alla guida della Rai». «Sarei curioso di sapere – insiste Fedriga – se il professore faceva ancora consulenza per diverse assicurazioni private quando il ministro ci ha sottoposto il suo curriculum».

Per qualcuno la nomina di De Felice avrebbe un obiettivo preciso. «Il disegno è chiaro – continua il leghista – e rappresenta un pericolo enorme: si vuole privatizzare l’Inail». Giuliano Cazzola, deputato del Pdl e vicepresidente della commissione non è d’accordo: «Tirare fuori la storia del conflitto di interessi mi sembra esagerato. Bisogna essere onesti: la privatizzazione dell’Inail si fa con la legge, non certo attraverso il suo amministratore». Poi però il deputato pidiellino ammette che «la nomina di De Felice sta creando un po’ di problemi». Problemi nati, forse, anche dalla procedura «sui generis» seguita dal ministro Fornero. Dopo le frizioni durante l’incontro informale con i capigruppo in commissione, il titolare del Lavoro aveva proposto di scegliere il nuovo presidente Inail attraverso un concorso pubblico. «Peccato che così – si lamenta un deputato – il ministro rischiava di trovarsi di fronte a 25mila concorrenti. Per nominare il presidente Inail ci sarebbero voluti sei anni. Alla fine sono stati gli stessi colleghi di governo a suggerirle di cambiare strada».

Domani il voto in commissione al Senato, giovedì a Montecitorio. «La mia impressione – racconta Cazzola – è che la nomina di De Felice difficilmente otterrà il parere favorevole del Parlamento». Diversi deputati sono della stessa idea. C’è chi racconta che durante alcuni vertici informali si sia deciso di votare trasversalmente contro la nomina. Il senatore Pd Paolo Nerozzi, uno dei firmatari dell’interrogazione parlamentare, declina gentilmente ogni domanda. «A Palazzo Madama il voto è domani – spiega al telefono – preferirei non commentare». In ogni caso la nomina di Massimo De Felice è al riparo da sorprese. Il voto delle commissioni non potrà modificare la decisione del ministro. «Ma se il Parlamento voterà contro la scelta del governo – dice Cazzola – non sarà una bella scena». Il rapporto tra esecutivo e partiti si è definitivamente rotto? «Credo che il voto contrario nei confronti del presidente Inail nasca proprio da malumori relativi a questioni politiche – conclude Cazzola – in particolare sul tema delle pensioni. Ma questa è una situazione che non mi piace. Nonostante sia stato molto critico nei confronti della riforma del lavoro, io voterò a favore di De Felice. Di tutte queste storie che colpa ne ha lui?». 

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