Il partito della Nazione nasce con l’incubo Porcellum

Il partito della Nazione nasce con l’incubo Porcellum

«Non è più tempo di scherzare. Sulla legge elettorale ognuno deve dire con chiarezza che cosa vuole fare». Mentre nella grande sala dell’auditorium della Conciliazione si sciolgono i vertici dell’Udc, il segretario Lorenzo Cesa incontra i giornalisti in attesa fuori dal palazzo. E lancia un avvertimento a Pd e Pdl. Il prossimo martedì è in programma un nuovo incontro tra i rappresentanti della maggioranza per scrivere la riforma. «Adesso non si scherza più – scandisce il segretario centrista – non possiamo andare a votare con questa legge elettorale, perché riproporremo una situazione di grande confusione nel Paese. Se non si capisce questo, non abbiamo capito nulla».

Lo stallo nella trattativa per superare il Porcellum rischia di allontanare la riforma. Pd, Pdl e Terzo Polo si sono trovati d’accordo sulla necessità di dare più libertà agli elettori (archiviando definitivamente l’esperienza dei listini bloccati). Ma sull’introduzione o meno di un premio di maggioranza la discussione è ancora aperta. Una questione tutt’altro che marginale. È proprio dalla definizione questo particolare che si misurerà il peso politico del nascente Partito della nazione.

Probabilmente è questo il motivo che ha spinto Pier Ferdinando Casini ad accelerare la nascita del nuovo partito. Il grande contenitore dei moderati che – nelle intenzioni dei fondatori – riuscirà ad attirare esponenti di centrodestra, di centrosinistra, ministri del governo Monti e protagonisti del mondo industriale e sindacale. Un sogno che rischia di morire ancor prima di vedere la luce, se anche alle prossime politiche si tornasse a votare con il Porcellum. Perché quello attualmente in vigore è un sistema elettorale che grazie al forte premio di maggioranza spinge ad alleanze forzose. Permettendo alla coalizione vincente di governare – almeno alla Camera – con numeri rassicuranti. Insomma, con il Porcellum si riducono al minimo gli accordi tra partiti dopo il voto. E, probabilmente, si chiude anche l’esperienza della grande coalizione.

A spiegare il punto è lo stesso Casini, durante l’intervento di questa mattina all’auditorium della Conciliazione. «La legge elettorale dovrà restituire alla gente la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Per noi la strada preferita è il sistema proporzionale alla tedesca. Siamo disponibili anche a ipotesi di compromesso, ma non certo a tornare alla presentazione di alleanze impresentabili, spazzate via dalla drammaticità di una crisi che ha obbligato tutti a un impegno di serietà».

La trattativa sulla legge elettorale nel frattempo si fa difficile. «Se ne parla tanto – ha ammesso poco fa il presidente di Palazzo Madama Renato Schifani – Ma ancora non ho visto una proposta. Il Senato è pronto, siamo ancora in tempo per farla». A frenare un’intesa che solo qualche settimana fa sembrava vicinissima è soprattutto il Pdl. A via dell’Umiltà qualcuno si è accorto che il proporzionale studiato al tavolo di Violante finirebbe per sovrastimare il peso politico del Terzo polo (aumentando la sua capacità attrattiva nei confronti di tanti parlamentari indecisi). A mali estremi – questo il ragionamento – meglio tenere in vita il Porcellum. Magari con qualche accorgimento che possa venire incontro alle richieste dei cittadini: inserendo le preferenze al posto del listino bloccato. Tra i più inquieti ci sono gli ex An, rappresentati alle riunioni settimanali degli sherpa della maggioranza dal coordinatore Ignazio La Russa. «È lui che è entrato a gamba tesa nel confronto – raccontava qualche giorno fa in Transatlantico uno degli altri tecnici – Gaetano Quagliariello (l’altro pidiellino presente agli incontri, ndr) è molto più disponibile. La Russa invece sta facendo rallentare enormemente i lavori».

Il Porcellum incombe sulla prossima legislatura e sul futuro del Terzo polo. E non solo per lo stallo nel confronto tra i partiti. Da giorni girano in Parlamento, sempre più insistenti, voci di un voto anticipato in autunno. Un’eventualità che premierebbe il Pd. Le elezioni a ottobre – con questa legge elettorale – darebbero la garanzia di vittoria al Partito democratico. E la certezza della premiership al segretario Bersani. Un’affermazione elettorale al riparo dalle manovre espansionistiche di Casini e da un Pdl in via di riorganizzazione (poche ore fa Angelino Alfano ha pomposamente annunciato che dopo il voto di maggio «io e Berlusconi annunceremo la più grossa novità che cambierà il corso della politica»).