Il piano europeo per la crescita? Semplice ma impossibile

Il piano europeo per la crescita? Semplice ma impossibile

La battaglia a favore della crescita economica che si sta combattendo in Europa rischia di perdere il suo soldato migliore. Dalla Commissione europea si continua a rilanciare l’idea di utilizzare la Banca europea per gli investimenti (Bei) al fine di alimentare la crescita. Eppure, gli ostacoli non sono pochi. Nel corso del 2011 la Bei ha infatti comprato grandi quantità di titoli di Stato italiani e spagnoli, al fine di calmierare l’innalzata dei tassi d’interesse, schizzati al rialzo in seguito dell’incertezza degli investitori. Un’operazione che potrebbe essere un boomerang.

La Banca europea per gli investimenti è diventato uno dei protagonisti di questa fase economica. L’Unione europea ha però forse esagerato con l’ottimismo. Nel lungo dibattito fra austerity e crescita, che sta animando la discussione su scala globale, l’Europa continua a essere in ritardo. Nonostante i proclami, l’utilizzo della Bei come veicolo di investimenti rischia di essere presto lasciato da parte.

Uno dei motivi è che l’istituzione guidata dal tedesco Werner Hoyer si è imbottita di bond governativi dei Paesi periferici. In particolare, come evidenziato dall’ultimo bilancio d’esercizio, nel 2011 la Bei ha contribuito a sostenere Italia e Spagna. Non c’è stata infatti solo la Banca centrale europea (Bce) a correre in aiuto di Roma e Madrid. Il portafoglio titoli della Bei si è riempito di bond italiani e spagnoli. Se nel 2010 l’esposizione ai titoli italiani era di 1,385 miliardi di euro, nel 2011 si è passati a 2,547 miliardi. Allo stesso modo, se nel 2010 l’esposizione ai bond iberici era di 984,171 milioni di euro, nel 2011 si è chiuso con 2,905 miliardi. Di contro, è stata considerevole la contrazione sui titoli irlandesi, passati da 1,392 miliardi di euro a 116 milioni di euro nell’arco di un anno.

Il rischio concreto, spiegano diverse fonti bancarie, è che un ulteriore peggioramento della crisi possa impattare anche sulla Bei. «Se si deprezzassero ulteriormente i titoli di Stato italiani e spagnoli, la Bei dovrebbe agire immediamente per rimpolpare il proprio capitale», dice un analista della banca francese Crédit Agricole. Un problema non da poco, considerata la particolare struttura della Bei. Infatti, secondo il suo statuto, ogni aumento di capitale può avvenire solamente con un voto unanime. E proprio quest’altro punto getta un’ombra di sconforto sulle ultime affermazioni del presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, che ha parlato di un’aumento di capitale da 10 miliardi di euro al fine di spingere gli investimenti propedeutici alla crescita economica nell’eurozona.

Il pensiero di Van Rompuy è tanto semplice, quanto irrealizzabile, almeno sulla carta. Il numero uno del Consiglio europeo ha spiegato che con un aumento di capitale da 10 miliardi di euro, la Bei potrebbe avere una capacità da 60 miliardi per nuovi prestiti su un’orizzonte temporale triennale, per un totale di circa 180 miliardi di nuovi investimenti. E anche oggi, dalla Commissione europea fanno sapere che «il principale lavoro in ambito comunitario è volto al rafforzamento della Bei». Su quest’onda, oggi il giornale spagnolo El Pais ha parlato di un “Piano Marshall” per la crescita economica da «circa 200 miliardi di euro». Facile che il riferimento fosse proprio al discorso di Van Rompuy sui nuovi sforzi della Bei.

La Commissione europea ha smentito l’esistenza di un simile progetto. «Sono solo speculazioni giornalistiche prive di fondamento», hanno fatto sapere dalla cancelleria di José Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue. In sostanza, per ora, non c’è alcun piano. «Tutto si discuterà nel prossimi meeting europei (Eurogruppo e Consiglio europeo, ndr) di giugno, soprattutto perché sono diverse le possibilità in campo», rivela un diplomatico italiano a Linkiesta. L’importante è che nel breve termine si possa evitare un peggioramento della recessione, come fatto segnalare anche dal Fondo monetario internazionale (Fmi). «Ora che si è trovato un accordo di massima sia sul firewall Ue sia su quello del Fmi, il problema è capire come evitare un deterioramento della congiuntura. La Bei può fare molto, ma gli ostacoli sono tanti», spiega il diplomatico. Il riferimento è al Regno Unito.

Il voto di Londra all’interno della Bei ha infatti lo stesso peso di quello di Germania, Francia e Italia. «Basterebbe un voto contrario per fare deragliare l’aumento di capitale di cui ha parlato Van Rompuy», dice il funzionario. Ma, al di là delle dinamiche di voto, «il problema è che tutti i titoli di Stato detenuti dalla Bei, circa 24,5 miliardi di euro a fine 2011 (in aumento di circa 3,5 miliardi rispetto al 2010, ndr), posso rivelarsi un cattivo investimento se la crisi peggiora», spiega l’analista del Crédit Agricole. E questo, secondo le maggiori istituzioni economiche mondiali, è lo scenario più plausibile.

fabrizio.goria@linkiesta.it

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