Portineria MilanoLa Lega è ormai di Maroni, candidato unico al congresso

La Lega è ormai di Maroni, candidato unico al congresso

Roberto Maroni candidato unico al congresso federale della Lega Nord a fine giugno. Tra indagini e scandali dentro il Carroccio, il triumviro Bobo si permette ancora di scherzare sul suo futuro da segretario («Per la segreteria c’è un circolo velico vicino casa mia» dice). Ma il piano dell’ex ministro dell’Interno per celebrare «la svolta dentro al movimento» sta per arrivare alla sua fase conclusiva. A dimostrarlo è lo spazio politico gli sta concedendo sempre di più il presidente federale Umberto Bossi, unito ai prossimi incontri istituzionali.

Sabato è in programma quello di Milano con il sindaco Giuliano Pisapia e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. L’ex ministro dell’Interno si comporta già da leader in pectore, scalzando nei fatti gli altri due triumviri Manuela Dal Lago e Roberto Calderoli. La conferma arriva pure dal caso Finmeccanica, con Bobo che incontra l’amministratore delegato Giuseppe Orsi per definire la linea difensiva sull’inchiesta. Un barbaro sognante lo dice senza troppi giri di parole: «A meno di qualche pazzia di Umberto non ci saranno problemi a trovare le firme tra i delegati per far diventare Maroni segretario».

Certo, da qui a due mesi la notizia rischia di scatenare le solite polemiche dentro al Carroccio, dal Piemonte al Veneto fino soprattutto a Gemonio, quartier generale del cerchio magico di Bossi e della moglie Manuela Marrone. Ma il treno è in corsa ormai da mesi, difficile che qualcuno riesca a bloccarlo. Secondo i maroniani di ferro, convinti di un Senatùr ormai in disarmo dopo le dimissioni del 5 aprile e di un asse Tosi-Zaia capace di sedare il malcontento dei veneti, gli unici ostacoli rimasti sono due. Il primo riguarda il simbolo del partito e la sua effettiva proprietà. È una questione su cui volteggia l’ombra di Silvio Berlusconi e dove la Marrone e il senatore Giuseppe Leoni potrebbero rumoreggiare. Secondo punto, il futuro delle alleanze politiche.

Su quest’ultimo capitolo, conferma più di un leghista, ci sarà da aspettare il risultato delle prossime elezioni amministrative e la successiva proposta di riforma della legge elettorale. «Vedremo se ci faranno fuori o no con uno sbarramento al 5%», spiega un dirigente lumbard. Solo allora si potrà capire se la nuova Lega starà di nuovo con Berlusconi oppure sceglierà la via dell’identità. Anche se Bobo, rispetto al corteggiamento di Pierferdinando Casini al Cavaliere ha chiuso con una battuta. «Innaturale, noi siamo per la famiglia tradizionale». Segnale che tra l’ex premier e l’ex capo del Viminale c’è ancora un segnale di intesa, nonostante le schermaglie dello scorso anno.

C’è molta carne al fuoco insomma in questi giorni nella sede di via Bellerio a Milano, che si aggiunge poi alle indagini che compaiono qua e là su Carroccio, ultime quelle in Toscana e Emilia Romagna dove a finire nel tritacarne è il maroniano Gianluca Pini, compresa poi quella su Finmeccanica con l’amministratore delegato Orsi alla sbarra per riciclaggio. Ma i militanti cercano comunque di ripartire, forti anche della pulizia con le scope fatta nelle scorse settimane. E sabato sera i leghisti si permetteranno persino una festa a Castiglione delle Stiviere.

Martedì primo maggio, poi, durante il Lega Day a Zanica (Bg) ci sarà il lancio della prima obiezione fiscale a tutela di famiglie e comuni. «Sarà l’occasione» avverte il governatore del Piemonte Roberto Cota «per ribadire la nostra posizione nei confronti del governo Monti, soprattutto per quanto riguarda l’Imu, una tassa ingiusta sia per la gente sia per gli amministratori locali».  Basterà per far sopravvivere la Lega Nord? 

Le iniziative del Lega Day proveranno a dare una scossa in vista delle elezioni della prossima settimana, dove il Carroccio prevede comunque un bagno di sangue. Ma al termine dello scrutinio, già da martedì 8, preso atto dei risultati, bisognerà fare i conti con le forze interne in vista dei congressi nazionali in Lombardia e Veneto, antipasto del federale. Sul territorio lombardo si va verso un candidato unico, probabilmente il deputato Giacomo Stucchi anche se c’è chi vorrebbe l’eurodeputato Matteo Salvini. In questo caso a spuntarla dovrebbe essere appunto Roberto Calderoli, che forte di un bergamasco alla segreteria nazionale lombarda, Stucchi appunto, dovrebbe dare via libera a Maroni al federale. In Veneto è Flavio Tosi in prima fila per la segreteria, forte dell’appoggio del governatore del Veneto Luca Zaia e della probabile vittoria a sindaco di Verona. 

Chiusa la partita dei congressi nazionali ci sarà da lavorare per il federale. Improbabile che il cerchio magico si faccia sentire nel breve periodo. Anche Rosi Mauro, ex senatrice leghista espulsa che domenica sarà alla consueta batelada del Sindacato Padano, è stata mollata dal Senatùr: Bossi non sarà alla Rocca di Angera per impegni elettorali. Giusto oggi si è dimesso pure Piergiorgio Stiffoni, altro esponente della Lega considerato cerchista. Segnale che le indagini in corso, tra Belsito il Trota Renzo Bossi e Rosi Mauro, hanno avvantaggiato la corrente dei barbari sognanti. Non è detto invece che Marco Reguzzoni, ex capogruppo alla Camera, possa farsi vedere a Zanica. 

Ma la vera conferma della nuova leadership maroniana è la futura Fondazione che Maroni lancerà insieme con il professore Stefano Bruno Galli a settembre. Si tratta di un think tank, dove Bobo non comparirà tra i soci, che si pone l’obiettivo di diventare la costola «sognante» e dialogante della nuova Lega 2.0 con tutte le altre realtà politiche federaliste del settentrione. E non è detto che possano essere coinvolti molte compagini di ex leghisti, tra espulsi e fuggiti, che in questi giorni chiedono udienza al nuovo «Capo» leghista.