L’Europa vuol vedere i conti, il governo prende tempo

L’Europa vuol vedere i conti, il governo prende tempo

Dopo i mercati finanziari, anche la Commissione europea sta perdendo la pazienza. L’Italia doveva presentare oggi il Documento di economia e finanza (Def), contenente le stime di finanza pubblica per il 2012. Così non è stato. Le previsioni sul Pil saranno discusse e diramate mercoledì prossimo, come ha spiegato il governo di Mario Monti. Spunta un tesoretto da 11 miliardi di euro, utile a non oltrepassare i numeri di Bruxelles, che vedono il Pil 2012 a -1,3 per cento. Una scelta che però ha fatto storcere il naso a più di un funzionario della Commissione europea.

Il governo Monti doveva essere la certezza del rigore, della disciplina di bilancio, del nuovo corso dell’Italia. Eppure, il Def continua ad accumulare ritardi. E dire che doveva essere il punto più significativo dopo l’insediamento di Monti. In ambito europeo, il Def è considerato come la prima verifica formale dell’operato del governo italiano da novembre a oggi. Sulla base del Def saranno infatti compiuti i calcoli di sostenibilità delle singole manovre approvate da Roma. Nonostante l’importanza, specie in un momento in cui l’Italia è tornata sotto i riflettori della crisi, Palazzo Chigi ha deciso di rimandare la presentazione.

Una spiegazione l’ha fornita Gianfranco Polillo, sottosegretario all’Economia. «Sul Pil noi speriamo di fare un po’ meglio del -1,3%, ma questo lo deciderà il consiglio dei ministri convocato mercoledì», ha detto Polillo, escludendo una riduzione delle tasse nel breve termine. Il valore citato dal sottosegretario è quello diramato nello scorso febbraio dalla Commissione europea e rappresenta la più accurata stima di crescita del Pil nel 2012. L’Italia è invece ferma all’ultimo documento presentato nello scorso autunno, quando si era previsto un Pil a meno 0,4% nel corso del 2012. La revisione del Pil al ribasso è scontata, ma il punto è un altro: si riuscirà a restare nella stima di Bruxelles o no?

Il ministero dell’Economia punta a un tesoretto per ridurre l’incidenza della recessione sui conti pubblici italiani ed evitare di presentare un Def con una contrazione del Pil più pesante di quella della Commissione Ue. Come ha spiegato Polillo, «c’è un piccolo tesoretto dato dalla spesa per interessi, calcolata in modo molto più prudenziale». Questo perché, ha continuato il sottosegretario, le previsioni sono state compiute quando il differenziale di rendimento fra Btp e Bund tedeschi decennali, lo spread, era a quota 550 punti base. «Ora siamo a 350 e speriamo di contenere ancora questa spesa», ha concluso Polillo. Peccato che lo spread Btp /Bund sia nuovamente a ridosso dei 400 punti base e, complice la crisi in cui versa la Spagna, rischia di tornare velocemente verso i 500 punti. A migliorare il quadro ci ha pensato il dato sul debito pubblico. In febbraio l’indebitamento italiano è calato di 6,8 miliardi di euro, scendendo fino a 1.928,2 miliardi, uno dei livelli più bassi degli ultimi anni. Una notizia positiva, mitigata però dalla discussione sul Def.

Il governo parla di circa 11 miliardi di euro di tesoretto, ma la cifra definitiva si saprà solo dopo il consiglio dei ministri di mercoledì prossimo. L’obiettivo, per ora, è solo uno: mantenere la parola data nello scorso autunno. «Non rispettare il pareggio di bilancio nel 2013 sarebbe devastante per l’Italia», rivela a Linkiesta un funzionario del ministero delle Finanze. «Per la crescita, siamo ancora in fase di studio, con la recessione in tutta l’eurozona non è facile trovare margini operativi, ma siamo fiduciosi», spiega. E così, fra voci di Pil a meno 2% nell’anno in corso e timori di un nuovo peggioramento della congiuntura, attendono tutti. Europa compresa.

Se da Palazzo Chigi si dicono tranquilli, non è così dalla Commissione europea. Nei corridoi di palazzo Justus Lipsius si mormora che l’Italia possa non raggiungere l’obiettivo di bilancio prefissato nei mesi scorsi, ovvero il pareggio di bilancio nel 2013. «Il ritardo non lascia intendere nulla di buono, ma stiamo a vedere», fa notare a Linkiesta un funzionario della Commissione Ue. Preoccupa anche il deficit pubblico. Se le richieste di Bruxelles parlavano di un avanzo primario di «almeno 5 punti percentuali per diversi anni», le indiscrezioni sul contenuto del Def sono ben più negative. Il surplus di bilancio ci sarà, ma sarà inferiore al 2% nell’anno in corso e sotto il 3% nel prossimo. Dall’Ue lo sanno e attendono. «Colpa della recessione e della mancanza di crescita, dato che i tagli alla spesa possono anche andare bene, ma senza crescita non ci sono margini», continua il funzionario. Il timore dell’Europa è che possa essere necessario un nuovo intervento sui conti pubblici, per cercare di metterli in sicurezza ed evitare che Roma possa essere l’epicentro di una nuova scossa della crisi europea.

In quel caso, sarebbe difficile mettere in campo un nuovo assetto per proteggere l’eurozona. Certo, c’è il firewall da 500 miliardi di euro, che altro non è se non il fondo salva-Stati permanente European stability mechanism (Esm). Ma potrebbero essere ripresi anche gli acquisti di titoli di Stato tramite il Securities markets programme (Smp), lo speciale programma della Banca centrale europea (Bce). Infine, potrebbe essere lanciato un nuovo round di operazione di rifinanziamento a lungo termine (long-term refinancing operation, o Ltro) dalla Bce, come già fatto in dicembre e febbraio. «Tutto è temporaneo, ma questo non vuol dire che non possa essere riutilizzato se la situazione peggiora», sottolineano dalla Commissione Ue. Unico vincolo: il rispetto degli impegni di bilancio, anche a costo di nuovi sforzi. Proprio quelli che l’Italia sta cercando di evitare.