L’Ue made in Draghi: con Hollande, non con Monti

L’Ue made in Draghi: con Hollande, non con Monti

Dove vuoi arrivare, Mario Draghi? Dopo che il suo celeberrimo «Fiscal Compact» è diventato addirittura un trattato intergovernativo promosso da Angel Merkel, il presidente Bce lancia ora una nuova visione, il «Growth Compact». Qualcosa che a dire il vero ventila da un po’ il candidato presidente francese François Hollande, ma in bocca al capo dell’Eurotower fa un altro effetto. A sentirlo parlare e a vederlo agire sembra proprio che persino l’ambita carica di presidente della
seconda banca centrale al mondo dopo la Federal Reserve cominci stare stretta a SuperMario, di politica monetaria nei suoi discorsi c’è sempre meno mentre si affollano progetti politici, visioni europee, vie da seguire per l’Europa.

Oggi nel corso dell’audizione di fronte alla Commissione Affari economici e monetari del Parlamento Europeo, a Bruxelles, Draghi ha preparato con cura il lancio del nuovo concetto, abbandonando molto presto il terreno del «tecnico», del freddo banchiere centrale, in un crescendo retorico perfetto. A Bruxelles molti ricordano le lunghe e noiosissime audizioni di Jean-Claude Trichet, allora presidente della Bce, di fronte alla Commissione Affari economici del Parlamento Europeo. Dopo la prima mezzora, qualche boutade qua e là, l’attenzione (e a qualcuno anche la palpebra) calava, mentre i cronisti cercavano di decifrare se l’espressione «politica accomodante» preludesse a un rialzo di tassi. Ricordi del passato. Il successore di Trichet, Mario Draghi, sia pure con il suo consueto tono pacato, tiene su l’atmosfera meglio che in un comizio, due ore volano in un attimo. «Very entertaining» dirà a fine audizione Sharon Bowles, la britannica che la Commissione europarlamentare.

Draghi non si ferma più, altro che sciorinare dati e previsioni economiche, spiegare la politica monetaria. SuperMario mena fendenti – sia pure con il suo affabile aplomb – a destra e a manca, si toglie sassolini dalle scarpe, pizzica Berlino («460 banche tedesche hanno attinto alle misure di liquidità straordinarie»), non le manda a dire neppure al potente segretario Usa al Tesoro Tim Geithner e al Fondo Monetario Internazionale, rei di essersi permessi di chiedere che la Bce faccia di più per risolvere l’incubo in cui si dibatte l’eurozona. «Nessuno di questi consigli che ci vengono offerti dal Fmi (e da Geithner ndr) è stato discusso dal consiglio direttivo (della Bce), almeno nelle ultime volte», ha detto freddo Draghi.

E Mario Monti? Non lo nomina, ma oggi lo ha preso di mira – guarda caso rispondendo in italiano alla domanda di un eurodeputato italiano – a chiare lettere: «se ci si limita al consolidamento fiscale soprattutto aumentando le tasse – dice – l’effetto è certamente recessivo. Si devono invece tagliare le spese correnti senza toccare gli investimenti. Invece alcuni, in condizioni di estrema urgenza, sono ricorsi all’aumento delle tasse, che è più facile, e hanno tagliato la spesa in conto capitale invece di ridurre la spesa corrente». Tiè, beccati questa.

Del suo operato Draghi invece è entusiasta, «la credibilità della Bce – dichiara senza falsa modestia – è tra le poche cose che ci sono rimaste», mentre «per ridurre l’avversione al rischio degli investitori occorre aumentare la credibilità delle (altre ndr) istituzioni Ue». L’LTRO,
l’operazione di liquidità straordinarie da un miliardo di euro? «Ottimi risultati, ha sbloccato il mercato, ha evitato il collasso». L’ex Governatore della Banca d’Italia ha voglia a ripetere a ogni piè sospinto che la Bce non può fare di più di quel che ha fatto – tassi bassi e l’operazione straordinaria di liquidità (Ltro) per le banche, da un miliardo di euro – e che il resto tocca ai governi. Sarà , ma è chiaro che il «tecnico» lascia molto presto il posto al politico per indicare la strada agli stessi governi.

«I cittadini – tuona dal podio SuperMario- si aspettano dall’Europa risposte comuni alle sfide comuni che tutti i paesi dell’euro stanno affrontando. In un contesto di competizione globale e consolidamento fiscale in corso, i paesi dell’euro devono unire le loro forze. Visto che hanno una moneta in comune, devono lavorare insieme, mostrare che l’Europa è in movimento e non dare l’impressione che è impantanata». E poi, ecco il nuovo progetto: «ora abbiamo un «Fiscal Pact», ma quel che è più presente nella mia mente (dice proprio così: «nella mia mente») è che abbiamo bisogno anche di un «growth compact» (un patto per la crescita)».

Et voilà, l’ha detto, adesso vogliamo tutti vedere se la Merkel farà spallucce al presidente Bce «tedesco», dipinto con l’elmetto prussiano dalla Bild. No, niente spallucce, tutt’altro, il cancelliere, a modo suo, si è precipitata ad avallare il suo «pupillo»: «Sì, è vero, abbiamo bisogno di crescita – ha dichiarato poco dopo l’audizione – 
sotto forma di iniziative sostenibili, non con programmi di 
stimolo che aumentano il debito, ma crescita sotto forma di riforme strutturali, comeha detto oggi il presidente della Bce Mario Draghi». Sono passati appena sei mesi dall’insediamento di SuperMario. Che cosa ci riserva, ancora, da qui a fine mandato?