Nell’oscura saga della sanità pugliese finisce indagato anche Vendola

Nell’oscura saga della sanità pugliese finisce indagato anche Vendola

BARI – Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, è indagato per concorso in abuso d’ufficio per aver favorito la nomina del primario Paolo Sardelli all’ospedale San Paolo di Bari. È stato lo stesso Vendola a comunicare ai cronisti di aver ricevuto oggi dalla procura di Bari, tramite la Guardia di finanza, l’avviso di conclusione delle indagini. 

Nella stessa inchiesta figurerebbe anche l’ex direttore generale dell’Asl di Bari, Lea Cosentino, nota come “Lady Asl” nelle indagini relative agli affari dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini. Il governatore si è detto «assolutamente sereno, come sempre in passato, perché ogni mia azione è stata sempre improntata a garantire la trasparenza. Io – ha spiegato Vendola – a questo concorso, come a tutti i concorsi, mi sono interessato nella misura di chiedere che fossero concorsi veri, che avessero una platea credibile di partecipanti e che potesse vincere il migliore. Chiunque, qualunque direttore generale sa che i miei unici interventi, rari, relativamente ai concorsi sono stati sempre mirati alla raccomandazione che potesse vincere il migliore e nell’ambito di questa indagine si appura che effettivamente il professor Sardelli era comunque il migliore».

Tutto ruoterebbe attorno alle accuse mosse dall’ex numero uno della più grande Azienda sanitaria d’Italia contro lo stesso Vendola e l’ex assessore alla sanità della Regione Puglia, Tommaso Fiore. In un interrogatorio messo a verbale qualche mese fa dai magistrati baresi Desirée Digeronimo, Francesco Bretone e il procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno, Cosentino spiega quanto successo nel concorso del 2008 per la nomina del nuovo primario di chirurgia toracica. Il bando, secondo quanto dichiarato agli inquirenti dalla stessa Cosentino, sarebbe stato indetto per sostituire Francesco Carpagnano, ex primario di chirurgia toracica finito in pensione, e Paolo Sardelli, allora attivo al Policlinico di Foggia, lo avrebbe in un primo momento snobbato, “confidando” di essere trasferito all’ospedale “Di Venere” a Carbonara (Bari).

Vendola, però, sempre secondo le dichiarazioni dell’ex numero uno dell’Asl di Bari, avrebbe chiesto «insistentemente» alla Cosentino di riaprire i termini del concorso ormai scaduti e far rientrare Sardelli ritenuto dalla stessa Lady Asl «suo amico e secondo lui molto bravo». Sardelli, stando invece a quanto spiegato dal legale mesi fa, non avrebbe mai avuto rapporti d’amicizia col presidente e avrebbe cambiato idea sul concorso una volta accertato che il reparto del San Paolo sarebbe stato ristrutturato a dovere così come accaduto nel “suo” ospedale di Foggia negli anni dell’ex governatore Raffaele Fitto.

Il governatore pugliese non ci sta. «Mi accusa – ha detto alla stampa Vendola – la dottoressa Cosentino sulla base di sue dichiarazioni non suffragate da nessuna altra prova, nessuna altra documentazione. Mi accusa una persona animata da forte risentimento nei miei confronti, avendola io licenziata al momento del suo coinvolgimento nelle inchieste sulla malasanità. È comprensibilmente animata da rancore nei miei confronti, tanto animata da rancore che ha fatto causa recentemente alla Regione chiedendo un risarcimento di tre milioni di euro».

Lady Asl, tutt’ora implicata anche nei processi per la nomina del primario di allergologia ad Altamura e per le vicende legate alla bonifica delle microspie ritrovate negli uffici Asl, venne licenziata il 22 settembre 2009 dopo aver rifiutato di rassegnare le dimissioni chieste dalla giunta alla notizia del coinvolgimento nell’inchiesta su Tarantini (in parte archiviata) e alla luce dei risultati di una commissione di indagine interna che gettava ombre sulla stipula dei contratti con le imprese private della riabilitazione. Ora chiede 2,8 di danni e 250mila euro di stipendi non incassati.

È solo l’ultimo capitolo di una lunga storia, quella della sanità pugliese, che solo l’8 novembre scorso si è arricchita di altri dettagli sui banchi della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale grazie ad una audizione choc (secretata) dello stesso pm Digeronimo. Solo cinque mesi fa il magistrato antimafia, tra le altre cose, accusava lo stesso Vendola di essere a conoscenza dei fenomeni di corruzione della sanità pugliese e che, nell’estate 2009, quando il presidente pugliese le chiese in una lettera di abbandonare le indagini, negli ambienti della procura di Bari sarebbe rimasta «sola» e oggetto di «attacchi violentissimi» che la convinsero, a suo dire, a seguire di fatto i consigli di Vendola e a rimettere le indagini al capo procura di Bari, Emilio Marzano, che poi rifiutò.

Tutto questo ai tempi dell’ex assessore alla sanità, Alberto Tedesco, ex senatore Pd oggi nel gruppo Misto, sulla cui testa pende da circa un anno la richiesta di arresti domiciliari del Tribunale del riesame di Bari perché – come confermato dalla Cassazione – al vertice di un “contesto associativo finalizzato all’acquisizione della gestione e del controllo di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici per la realizzazione di profitti e vantaggi ingiusti, anche a favore di imprenditori utilizzati per sostenere la propria campagna elettorale».

Solo un mese fa si sono concluse le altre indagini relative alla concessione di accreditamenti e convenzioni tra la Regione Puglia e strutture sanitarie private con 40 indagati, tra cui dirigenti e funzionari regionali, imprenditori e responsabili legali di cliniche private pugliesi, accusati dalla procura di aver formato una associazione a delinquere che, dal 2005 al 2008, avrebbe pilotato le nomine dei dirigenti generali delle Asl pugliesi attraverso i quali controllare poi le nomine di direttori amministrativi e sanitari che, sempre secondo la procura, avrebbero indirizzato appalti e forniture nell’orbita di imprenditori legati allo stesso Tedesco.