Storia MinimaNon basta urlare “pulizia” per cambiare la politica

Non basta urlare “pulizia” per cambiare la politica

La questione morale torna periodicamente nella discussione pubblica. Con essa periodicamente torna il sentimento diffuso della necessità di una riforma della politica. Che cosa indica questa richiesta? È realistica? Oppure anche questo è un modo per non affrontare il problema? Ernesto Rossi una delle voci dell’ “altra Italia” non si faceva illusioni, già nel 1950 (tangentopoli era lontana, e così pure le urla più o meno sgangherate di chi da ogni parte politica invoca la pulizia, magari anche armati di saggina). Certo poi avvengono anche le derive di “interessi privati in atti di ufficio”. Ma queste non sono il sistema, sono una possibilità, nel sistema. Quel sistema anche emarginando quelle pratiche rimane. È per questo che qualsiasi campagna volta alla moralizzazione non ha un fondamento e non produce crescita politica, ma un rinnovato servilismo a un “nuovo capo”, nella speranza che questa volta “vada meglio della volta precedente”. Per poi ritrovarsi di nuovo punto e a capo, magari venti anni dopo e di nuovo “cascare dal pero”.

Non raccontiamoci palle, please!*

Nelle democrazie moderne il successo dei partiti politici dipende essenzialmente dalla efficienza della loro macchina, la efficienza della macchina dipende essenzialmente dai quattrini disponibili. La stampa dei giornali, l’affitto dei locali, gli stipendi degli impiegati, l’affissione dei manifesti, la organizzazione dei congressi, le automobili, i viaggi, la posta,inghiottono parecchi milioni ogni mese, anche quando si tratta di tenere in piedi il più piccolo partitino. (…)
Da dove saltano fuori tutti questi quattrini? I proventi dai tesseramenti, dalle pubbliche sottoscrizioni, dagli abbonamenti ai giornali, possono essere solo il cicchetto di benzina per mettere in marcia il motore. E il resto? (…)
Preferisco dire sinceramente quello che penso su questo problema, anche se le mie parole potranno scandalizzare qualche superstite “bardo della democrazia”. La libertà non si difende nascondendo pudicamente i malanni dell’ordinamento democratico in atto, ma sottoponendo tali malanni a un attento esame, per vedere se ed in quanto sia possibile curarli. Il bisogno di quattrini, di sempre più quattrini da buttare a palate sotto la caldaia della macchina, è uno dei principali fattori che determinano l’atteggiamento pratico dei partiti davanti ai maggiori problemi che hanno comunque un riflesso sulla vita economica del paese. Gli amministratori dei partiti non possono trovare le decine e le centinaia di milioni, necessari alla macchina, nei portafogli dei “tifosi” che delirano di entusiasmo ai discorsi dei propagandisti nei comizi politici; li trovano nelle casse delle organizzazioni padronali di categoria, nei conti correnti in banca dei grandi industriali e dei grandi proprietari terrieri e nelle percentuali sugli affari, più o meno sporchi, resi possibili dagli interventi statali.
(…)
In tutti i partiti che hanno una dimensione sufficiente per far riuscire qualche candidato al parlamento, la macchina, da serva, diventa padrona; invece di essere soltanto uno strumento per la realizzazione del programma politico, adegua il programma alle sue necessità di vita e di sviluppo

E per trovare i quattrini anche gli uomini più probi, che non pensano di trarre alcun utile personale dalla partecipazione del partito al governo, abbandonano tutti i principi morali con i quali regolano la loro vita privata; diventano complici in affari che non si sognerebbero mai di concludere a proprio vantaggio, fino a mettere a repentaglio la loro reputazione e il loro onore. La giustificazione è sempre la stessa: “Dobbiamo lasciar vincere i nostri avversari? Ha forse degli scrupoli l’opposizione? Immaginate quel che succederebbe se venisse al nostro posto…A la guerre comme a la guerre”.
Nella lotta fra i partiti politici accade proprio quello che vediamo avvenire durante le guerre: chi accetta la guerra per salvare la libertà finisce per accettare la servitù pur di vincere la guerra.

*Ernesto Rossi, Le serve padrone, in “Il Mondo” ??, n. ??., 24 giugno 1950, pagina 3.
 

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