Poste: il libretto di risparmio è sicuro, ma il rendimento negativo

Poste: il libretto di risparmio è sicuro, ma il rendimento negativo

Gli italiani preferiscono le Poste. Nonostante i dati 2011 della Cassa depositi e prestiti, ente che gestisce il risparmio postale, evidenzino una raccolta netta si sia dimezzata da 14 a 7 miliardi di euro in un anno, conti correnti, PostePay e libretti di risparmio rimangono i prodotti finanziari più popolari d’Italia, nella semestrale 2011 (ultimi dati disponibili) i ricavi da conti correnti Bancoposta sono saliti dell’8% rispetto alla prima metà del 2010, da 1,283 a 1,384 miliardi di euro. Numeri in controtendenza rispetto alla raccolta delle banche commerciali, che hanno archiviato un 2011 horribilis.

Alla luce di tutto ciò, vale dunque la pena di chiedersi: la fiducia degli italiani è ben riposta? Per provare a rispondere, Linkiesta ha dato uno sguardo a tre conti correnti offerti dall’istituto guidato da Massimo Sarmi, e alle ultime serie di buoni fruttiferi postali, emessi questo mese dalla Cassa depositi e prestiti, allo scopo, rispettivamente, di capire se sono convenienti rispetto ai conti bancari e a un investimento come i titoli di Stato. Una precisazione: essendo giornalisti e non consulenti, le righe seguenti non vanno in alcun modo intese come consigli d’investimento.

Il conto corrente Bancoposta è il più classico tra quelli offerti allo sportello. L’indicatore sintetico di costo (ISC) è di 63,49 euro annui per una persona con operatività bassa, pari a 112 operazioni l’anno. Il conto in sé costa 30,99 euro l’anno, più 10 euro per la carta bancomat e altri 46 euro per la carta di credito, emessa da Deutsche Bank, partner assieme a Compass (che fornisce la carta a 31 euro), controllata di Mediobanca specializzata in finanziamenti. Il tasso annuo effettivo globale (Taeg) per un fido da 1.500 euro, della durata di tre mesi, è del 10,22 per cento. Un tasso mediamente più basso di 7-8 punti percentuali rispetto a Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi. Il rendimento promozionale per chi nell’ultimo trimestre ha mantenuto una giacenza media non inferiore a 3mila euro – sui conti in essere allo scorso novembre – è del 4% lordo, negli altri casi era dello 0,15% poi sceso a zero nello scorso settembre. A fronte di oneri dimezzati rispetto alle offerte delle banche commerciali prese in esame in un’indagine precedente, il lusso di possedere una carta di credito si paga caro. 

La versione online del conto Bancoposta si chiama Bancoposta Click e per una famiglia costa dagli 8 ai 24 euro circa, a seconda del numero di operazioni effettuate nel corso dell’anno. Cifre che triplicano se si preferisce lo sportello. Anche in questo caso il credito al consumo, che non è certo il core business delle Poste, si paga profumatamente: 46 euro per la carta Deutsche Bank, che scendono a 23 per i sottoscrittori di un mutuo BancoPosta e 31 euro per la carta Compass. Il Taeg per un fido di 1.500 euro concesso per tre mesi si alza al 10,32 per cento, e anche in questo caso c’è il rendimento promozionale lordo sulle giacenze non inferiori a 3mila euro è del 4 per cento.

Infine, il conto Bancoposta Più, che ha le medesime caratteristiche dei due precedenti, ha un indice di costo superiore – si va dai 72 ai 66 euro all’anno per famiglie con operatività media (228 operazioni l’anno) – ma consente l’azzeramento del canone di 30 euro l’anno e 10 euro per la carta bancomat a determinate condizioni, come (almeno) un accredito al mese di stipendio/pensione o un bonifico mensile di almeno 700 euro, l’addebito di almeno un utenza domestica, e la carta di credito BancoPosta Più associata al conto corrente. Il cui canone, 31 euro, è rimborsato se si spendono più di 4.800 euro l’anno.

Se nel confronto con i conti bancari le Poste sono in netto vantaggio, anche alla luce degli “sconfinamenti extra fido” (ex commissione di massimo scoperto) che in tutti e tre i casi non comportano nessun onere nelle tasche dei correntisti, lo stesso non si può dire per i libretti di risparmio e i buoni fruttiferi postali. A leggere i rendimenti delle nuove serie dei buoni fruttiferi postali offerti ad aprile dalla Cdp, infatti, i bond del Tesoro offrono maggiori soddisfazioni ai risparmiatori. Complici anche le nuove tensioni sul debito spagnolo e italiano, infatti, i Btp triennali andati in asta ieri rendono il 3,89% lordo, rispetto al corrispettivo buono a 3 anni Plus – Serie “N02”, che riconosce il 3% lordo ma soltanto alla scadenza del terzo anno. Stesso discorso per il buono “BFP7insieme – Serie “S04”, con scadenza massima di 7 anni e un rendimento lordo del 4%, quando i bond quinquennali italiani rendono il 4,7 per cento lordo e i Cct con scadenza a 7 anni il 4,6% lordo.

I libretti postali, la cui apertura ed estinzione è gratuita, al netto dell’inflazione – 3,3% secondo i dati Istat dello marzo scorso, mentre la Bce si attende un livello europeo al 2% per tutto il 2012 – presentano tutti un rendimento negativo, tranne quelli dedicati ai minori (3,2% lordo più 1% lordo sulla liquidità addizionale). A meno che non si decida di continuare ad alimentarli: il tasso annuo lordo complessivo lordo per ogni mille euro è intorno al 4% lordo, a patto che fino a marzo 2013 non venga effettuato nessun prelievo. In caso contrario gli interessi pagano soltanto l’1,6 per cento.

Tasso lordo sulla liquidità addizionale versata sul libretto di risparmio

Su cifre più consistenti di due o tremila euro è più conveniente partecipare alle aste, dal momento che, per legge, le spese di gestione dei titoli all’interno dei depositi bancari non possono superare i 10 euro a semestre, e la partecipazione diretta sul mercato primario è praticamente gratuita, dovendo corrispondere una commissione che va dai 10 ai 30 centesimi agli intermediari che raccolgono gli ordini (per approfondire clicca qui). Volendo far fruttare i propri risparmi, a parità di rischio, prestare un po’ di soldi alla Repubblica Italiana è più conveniente che tenere un libretto alle Poste.

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Twitter: @antoniovanuzzo
 

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