“Tasse troppo alte, così l’Italia non crescerà più”

“Tasse troppo alte, così l’Italia non crescerà più”

Lo spettro della recessione è ormai il nemico principale dell’Europa. E stando ai dati forniti da quasi tutti gli osservatori italiani e internazionali lo è soprattutto per l’Italia. Lo ha detto a chiare lettere il ministro Corrado Passera: «Siamo in recessione tecnica». E gli economisti aggiungono che le politiche economiche dovranno tenere conto di questa dura realtà. In Italia il governo Monti ha messo in atto politiche restrittive finalizzate al pareggio di bilancio ma ora imprenditori e sindacati, istituzioni finanziarie e operatori economici gli chiedono di mettere in atto un vero e proprio piano di crescita per non soccombere sotto i colpi di una nuova depressione.

Di queste ed altre questioni abbiamo parlato con Claudio Andrea Gemme, presidente dell’Anie, la potente federazione associata alla Confindustria che rappresenta oltre 1200 aziende elettrotecniche ed elettroniche. Gemme è anche amministratore delegato dell’Ansaldo Sistemi industriali. «La recessione? È una cosa che viene da molto lontano, già nel 2011 c’erano segnali negativi. Ma le cose sono peggiorate nel primo trimestre del 2012, dobbiamo ammettere che le prospettive non sono rosee».

Facciamo un passo indietro. Lei non molto tempo fa ha fatto delle dichiarazioni all’insegna dell’ottimismo sul tema della crescita. Cosa è cambiato?
Le nostre valutazioni si basavano su dati che registravano un calo in alcuni settori ma nei primi sei mesi dello scorso anno una crescita ad esempio dell’automazione e per quanto riguarda altri comparti una timida crescita dovuta al riposizionamento dei magazzini. Tenga conto che nel 2011 per quanto ci riguarda l’estero ha avuto un ruolo essenziale e trainante con un segno positivo attorno al 3-4 per cento.

Poi che cosa è successo?
A partire dal secondo trimestre gli ordinativi esteri hanno cominciato a diminuire e più in generale gli indicatori congiunturali hanno registrato un calo. Un forte rallentamento che, come le dicevo, si è ripresentato nei primi tre mesi del 2012. Ora, come ha detto giustamente il ministro Corrado Passera, siamo in recessione tecnica e temo che lo saremo per tutto il 2012.

Ci sono alcuni economisti che criticano la politica dei due tempi del governo Monti: prima politiche restrittive e poi la crescita. Lei che cosa ne pensa?
Non voglio fare polemiche con il governo Monti ma credo che per uscire dalla recessione sarebbe stato meglio invertire le cose. Prima si dovevano porre le condizioni per consentire alle imprese di creare valore poi si poteva intervenire con provvedimenti fiscali e con provvedimenti sui costi. Senza un piano di investimenti che sia in grado di creare lavoro sarà difficile uscire dalla recessione.

Cosa intende quando parla di un piano di investimenti?
Mi riferisco ad esempio al piano energetico nazionale. Che fine ha fatto? Come lei saprà hanno deciso di cancellare dai piani di sviluppo le energie rinnovabili che occupano ben 200mila addetti. Così facendo non andiamo da nessuna parte.

Le potrebbero contestare che l’Europa ci ha chiesto in primo luogo di ridurre i costi previdenziali e quelli relativi al costo del lavoro.
È vero. Ma l’Europa non ci ha mai chiesto di non fare un piano di crescita. Io penso che la politica sui costi vada fatta parallelamente a una politica di sviluppo altrimenti si fanno danni.

Giorgio Squinzi, il nuovo presidente di Confindustria, ha detto che non dobbiamo stracciarci le vesti sull’articolo 18. Lei è d’accordo?
Come lei saprà io sono stato uno degli elettori di Giorgio Squinzi, e sono convinto che se contestualmente alla riforma dell’articolo 18 non si delineerà un nuovo piano di investimenti saranno guai e avremo sempre più problemi legati al credito e all’aumento della cassa integrazione.