Tendenza Le Pen: i mercati, adesso, hanno paura dei nazionalisti

Tendenza Le Pen: i mercati, adesso, hanno paura dei nazionalisti

La Francia e l’Olanda colpiscono i mercati finanziari. La risposta degli investitori al primo turno nelle elezioni presidenziali francesi non è stato positiva. Anzi, la Borsa parigina ha iniziato a perdere fin dall’apertura e sotto pressione ci sono stati i bond governativi transalpini. Colpa non tanto del candidato socialista François Hollande, arrivato davanti al presidente uscente Nicolas Sarkozy, quanto del risultato del Fronte nazionale di Marine Le Pen, l’estrema destra francese. Il rischio è una deriva nazionalista capace di frenare l’integrazione europea e il processo di consolidamento fiscale. Un timore che però, secondo diversi analisti, è già realtà. E non è un caso che oggi, l’indomani della tornata elettorale francese, la Commissione europea ribadisca che «non ci sono rischi di un collasso dell’euro».

L’Olanda, dal canto suo, rappresenta un precedente pericoloso. Finora a cadere sulle misure di austerity erano stati gli esecutivi del Sud Europa. Oggi il premier Mark Rutte ha rimesso il suo mandato nelle mani della Regina dopo che il partito di estrema destra guidato da Geert Wilders ha tolto il suo appoggio alla coalizione di maggioranza, chiamata a votare sulle misure di austerity. 

La vittoria di Hollande era prevedibile. Per tale motivo, i grandi investitori istituzionali avevano già optato per diverse posizioni conservative, prevalentemente sui titoli di Stato. Il rischio di una rottura della dialettica fra Berlino e Parigi, o anche solo di un allontanamento, peraltro indicato dalle posizioni assunte in questi mesi da Hollande, aveva infatti indotto le grandi banche d’investimento a prepararsi a ridurre la propria esposizione sulla Francia. Eppure, nemmeno nei sondaggi più accurati era previsto ciò che poi è successo nella realtà.

«Il Fronte nazionale è la sorpresa di Francia». Così il coro unanime di analisti politici hanno commentato fin dall’uscita dei primi exit poll, che davano il partito di estrema destra guidato da Le Pen al 20 per cento. Il risultato è stato poi ridimensionato intorno ai 18 punti percentuali, ma tanto è basta per essere il miglior risultato della storia del partito. Il tutto ha innervosito ulteriormente gli investitori, che temono un incremento dei nazionalismi.

A inizio marzo una ricerca di George Magnus, economista politico di UBS, aveva previsto quasi tutto. «Le classi più basse possono essere attratte dalla destra sociale e quella più estrema, confluite nel Fronte nazionale», scriveva Magnus. E in effetti il voto degli operai, come aveva già anticipato Ipsos, è stato determinante per il risultato finale. Il 30% degli operai aventi diritto al voto ha scelto Marine Le Pen, lasciando il partito comunista di Jean-Luc Mélenchon al 12%, quarto dietro Hollande, al 27%, e Sarkozy, fermo al 18 per cento. «Se si verrà a creare un’alleanza “Anti Nord Europa” – spiegava Magnus parlando dell’asse rigorista europeo guidato dalla Germania – il necessario processo di integrazione fiscale ed economico che serve all’Europa potrebbe fallire e con esso i sogni di un’uscita più veloce dalla crisi». Ma non solo.

Il rischio concreto, temuto dagli investitori più di una vittoria di Hollande al secondo turno, è quello della dipendenza dei maggiori partiti dai voti dei partiti nazionalisti. Il Credit Suisse, a inizio gennaio, aveva messo in guardia da questo fenomeno, sottolineando il tema principale su cui i nuovi nazionalismi europei stanno spingendo: l’uscita dall’eurozona. «Anche in Francia è possibile che si arrivi a un quadro in cui le frange politiche più oltranziste vogliano il ritorno alle vecchie valute nazionali», facevano notare gli analisti della banca elvetica. E, forse raccogliendo questi timori che continuano ad avanzare nelle sale operative delle banche d’investimento, la Commissione Ue ha escluso che ci possano essere pericoli per la stabilità dell’area euro: «Non c’è un rischio di euro break-up (collasso dell’euro, ndr)».

La reazione sui mercati non si è fatta attendere. I titoli di Stato francesi con scadenza a dieci anni, gli Oat, hanno visto il proprio tasso d’interesse arrivare fino al 3,2%, molto meno dei corrispettivi italiani, che hanno superato il 5,75%, ma comunque un livello non toccato da mesi. Allo stesso modo i Credit default swap (Cds), cioè i derivati finanziari che proteggono dal fallimento di un asset, in riferimento al debito francese hanno superato i 200 punti base, attestandosi a 205 punti a metà mattina. Meglio non è andata al CAC 40, il principale listino azionario francese, colpito dalle vendite fin dall’apertura, specialmente nel settore bancario. E come ha detto oggi un analista di BNP Paribas al Bloomberg, «questo potrebbe essere solo l’inizio».

Il prossimo appuntamento atteso dagli investitori è quello del primo maggio. In quella data Marine Le Pen deciderà chi appoggiare ufficialmente al ballottaggio. E potrebbero esserci sorprese. Come fatto notare oggi da una nota di Goldman Sachs «non è possibile escludere un’apertura verso Hollande». I rapporti fra Le Pen e Sarkozy sono infatti tesi e la donna di ferro della destra transalpina sta flirtando con il candidato socialista. Merito dello stesso sentimento anti-europeista citato anche da Magnus. «Hollande vuole rivedere il Fiscal compact e porre un freno all’asse Berlino-Parigi, ovvero due punti su cui il Fronte nazionale si sta battendo, al contrario dell’UMP di Sarkozy», spiegano gli uomini di Goldman Sachs.

Lo scenario che spaventa maggiormente gli investitori è quindi quello che proprio una banca francese aveva tratteggiato nello scorso autunno. Société Générale, in un lungo report sulla situazione politica europea in rapporto con la congiuntura economica, aveva ricordato che «il rischio di un’ascesa dei nazionalismi come accaduto nel recente passato è crescente». Chiaro il riferimento al nazionalsocialismo tedesco degli anni Trenta. «Le classi più povere stanno aumentando, mentre la classe media si sta assottigliando sempre più. Inoltre, il divario sociale è in aumento, dato che le classi più abbienti lo stanno diventando sempre più», facevano notare gli analisti di SocGen. In questo contesto, i nazionalismi «troveranno spazio di manovra per incrementare il loro potere, sfruttando la sofferenza della massa per guadagnare terreno». Detto, fatto.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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