Torna il rischio contagio, la Ue teme per Roma, Madrid e Parigi

Torna il rischio contagio, la Ue teme per Roma, Madrid e Parigi

Spagna, Francia e Italia. Sono questi i tre Paesi che ora preoccupano di più l’eurozona nel medio termine. Nonostante la calma di queste settimane, il rischio di un deterioramento è possibile. La Commissione europea, nel suo rapporto di aprile, mette in guardia il cuore dell’Ue, rimarcando che la crisi non è ancora terminata e che diversi squilibri sono presenti. In particolare, la spesa pubblica. O in costante aumento, come nel caso di Madrid e Parigi, o troppo lenta nella contrazione, come nel caso di Roma. E se la Banca centrale europea (Bce) ha contribuito a ridare ossigeno al sistema bancario della zona euro, il compito maggiore rimane quello dei governi, spinti da Bruxelles a inseguire l’obiettivo dell’avanzo primario di bilancio.

La situazione di Madrid è la peggiore. Oggi il governo di Mariano Rajoy ha discusso con il Parlamento i dettagli del piano di austerity per i prossimi anni, del valore di circa 27 miliardi di euro. Fra aumenti delle imposte (tanti) e riduzioni della spesa pubblica (poche), la Moncloa ha reso noto che il debito pubblico salirà di quasi 10 punti percentuali in quest’anno rispetto al 2011. Infatti, se nell’anno appena trascorso il rapporto debito/Pil era stato del 68,5%, per il 2012 si toccherà quota 79,8%, il massimo da 22 anni. Non solo. Secondo il Banco de España, la banca centrale nazionale, il rapporto deficit/Pil sarà ben superiore al 4,5% previsto nelle scorse settimane dal premier Rajoy. E dire che questo valore aveva già fatto suonare diversi campanelli d’allarme ai funzionari della Commissione europea, in quanto è in netto contrasto con quanto prima concordato. Il ministro delle Finanze Cristobal Montoro, intervenendo di fronte al Parlamento, ha parlato di «situazione d’emergenza e senza precedenti», non escludendo nuovi interventi.

Nel frattempo, il think tank londinese Open Europe ricorda che le banche iberiche potrebbero avere bisogno di un salvataggio a livello comunitario. Pesano i crediti inesigibili nel settore dei prestiti immobiliari, circa 80 miliardi di euro su un ammontare di circa 396 miliardi. Ma incidono anche i debiti degli enti locali, 36 miliardi di euro a fine febbraio, che non sono ancora stati svalutati dagli istituti di credito spagnoli. Analoga la visione del Banco de España, che nello scorso ottobre ha parlato di una bolla immobiliare di oltre 600 miliardi di euro. Il precedente governo di José Luis Rodríguez Zapatero aveva lanciato il Fondo de Reestructuración Ordenada Bancaria (Frob), ovvero il piano di ristrutturazione del sistema bancario con una dotazione di 90 miliardi di euro. A due anni dall’avvio, il programma è ancora in corso ed è possibile che venga accelerato tramite l’iniezione di fondi Ue.

C’è poi la Francia. Dopo il report di Goldman Sachs in cui si analizzavano i possibili sviluppi di una vittoria del socialista François Hollande alle prossime elezioni presidenziali, Parigi continua a essere sotto pressione. Il tema è sempre lo stesso, la sostenibilità del debito pubblico a breve e medio termine. Uno studio dell’Institut d’études politiques (Iep) parigino di metà marzo ha messo in evidenza che la battaglia per l’Eliseo può creare un rallentamento nel programma di austerity che anche Parigi è costretta a portare avanti. E oggi l’Observatoire français des conjonctures économiques (Ofce), il centro di ricerca economica dell’università Sciences Po, lancia il suo monito verso i due principali candidati nelle presidenziali, Nicolas Sarkozy e Hollande. «La spesa pubblica è in costante aumento: dal 2005 a oggi non c’è stato nemmeno un trimestre in cui sia scesa», fanno notare gli analisti basandosi sui dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Sanità, previdenza sociale ed educazione: sono questi i tre punti su cui la Francia spende di più, circa il 35% del Pil, il massimo livello dell’eurozona. E come visto ieri, sia Hollande sia Sarkozy puntano ad aumentare le risorse per questi tre settori.

Infine, l’Italia. Il documento della Commissione europea pubblicato dal Financial Times, documento non confermato dalla Ue, lascia intendere che gli sforzi di Roma, impegnata nel processo di consolidamento fiscale, dovranno essere aumentati. L’obiettivo è quello di mantenere un avanzo primario del 5% nel medio termine. E come ha detto il presidente del Consiglio Monti, la strada verso questo target è fissata. Secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi), l’Italia produrrà un surplus di bilancio anche nel 2012, dopo averlo fatto nel 2011. Ma un altro documento, diramato oggi dalla Commissione Ue, mette ulteriormente in guardia Monti. «Spagna e Italia rimangono ancora sotto pressione, dato che il rifinanziamento sui mercati obbligazionari rimane ancora vulnerabile agli shock», scrivono i funzionari di Bruxelles. Per evitare squilibri futuri, è quindi possibile che siano necessari ulteriori impegni finanziari, sebbene il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera lo abbia escluso. Il braccio di ferro fra Roma e Bruxelles, forse, è appena cominciato.  

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