Zitto, zitto, il Porcellum resiste. E nasce l’asse Vendola-Parisi-Di Pietro

Zitto, zitto, il Porcellum resiste. E nasce l’asse Vendola-Parisi-Di Pietro

Il tempo a disposizione sta per scadere. ll rischio di tornare al voto con l’attuale legge elettorale è sempre più concreto. A lanciare l’allarme sono i tre grandi promotori del referendum anti-Porcellum della scorsa estate. Il Pd Arturo Parisi, il leader di Sel Nichi Vendola e il presidente dell’Italia dei Valori Antonio di Pietro. «Esattamente sei mesi fa – racconta Parisi durante una conferenza stampa convocata questa mattina alla Camera – finivamo di raccogliere le firme per quel referendum (poi bocciato dalla Consulta, ndr). Come temevamo, ad oggi non è stato fatto ancora nulla». Al momento alternative concrete alla legge voluta da Roberto Calderoli non ce ne sono. E mentre Pd, Pdl e Terzo polo cercano di trovare un accordo per una riforma condivisa «il Porcellum – spiega Parisi – continua a rotolarsi nella fanghiglia».

La bozza di legge elettorale su cui sta lavorando la maggioranza, peraltro, sembra andare nella direzione opposta a quella indicata dal milione e duecentomila italiani che hanno condiviso l’iniziativa referendaria. In quel caso si chiedeva di tornare al Mattarellum («un sistema non perfetto, ma sicuramente meno peggio dell’attuale»). Ora – almeno stando alle indiscrezioni che girano a Palazzo – si propone un modello elettorale diverso. «Un proporzionale che non assicura governabilità e non rispetta il voto dei cittadini» dice Di Pietro. «In cui si va a votare senza conoscere la coalizione che andrà al governo, né i programmi elettorali». Un accordo che si cerca di raggiungere al di fuori del Parlamento, lamenta il leader Idv. Una proposta che se andasse in porto, «ci farebbe tornare alla Prima Repubblica» conclude Parisi.

Un vero e proprio «tradimento» nei confronti degli italiani. Anche perché la voglia di superare il Porcellum è nata proprio dalla grande iniziativa referendaria di qualche mese fa. Se non ci fosse stata quella raccolta di firme, raccontano oggi i tre leader politici, non sarebbe mai partito il tentativo di riformare la legge elettorale».

Eppure la bozza Violante su cui oggi ragionano Pd, Pdl e Terzo polo non è l’unica strada per archiviare il Porcellum. Basterebbe inserire all’ordine del giorno del Parlamento un disegno di legge. Un testo di un paio di articoli, sufficiente per abrogare il sistema elettorale in vigore e tornare al precedente, il Mattarellum. Insomma, «quello che si è provato a fare con il referendum si può fare in Parlamento». I tempi? Brevissimi. «Basterebbero pochi giorni» spiega Parisi. «Questo dovrebbe essere il tempo del coraggio – chiarisce Nichi Vendola – Ma rischia di essere quello della furbizia».

Il fronte critico verso la bozza Violante si salda. Tanto che in sala stampa qualche addetto ai lavori immagina curiosi – e forse non del tutto strampalati – scenari. «Ormai è chiaro che l’intesa tra Vendola, Parisi e Di Pietro va oltre la legge elettorale» ipotizza un cronista. «È la nuova opposizione», immagina qualcuno. «Archiviata la foto di Vasto, ecco la foto di Roma». Fantapolitica? Forse. Di certo non aiuta a dissipare i dubbi il lapsus di Di Pietro, che a un certo punto confonde il comitato con la «coalizione referendaria». E a poco serve la correzione del leader IdV, quando spiega che sulla legge elettorale non c’è alcuna divisione con il Pd. «Perché quando sono state raccolte un milione e duecentomila firme – dice Di Pietro – abbiamo gioito tutti, compreso Bersani».

In realtà la fronda parlamentare che avversa la riforma a cui stanno lavorando i tecnici della nuova maggioranza è più ampia. E cresce giorno dopo giorno. Solo pochi giorni fa una ventina di deputati bipartisan – tra cui cinque ex ministri – avevano scritto una lettera aperta contro l’ipotesi del nuovo sistema proporzionale. Ora sembra che il sostegno a quel documento sia in aumento. Da sinistra come da destra. Tra i più attivi promotori, raccontano, ci sarebbero i pidiellini Giorgia Meloni e Giuseppe Moles (ricevuto questa mattina da Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli).