«Care donne, siate femministe. Vi spiego che cosa significa»

«Care donne, siate femministe. Vi spiego che cosa significa»

A 11 anni Caitlin Moran abbandona la scuola. A 15, vince il premio come giovane promessa del giornalismo. A 17 scrive per il Guardian. A 18 ha una sua rubrica per il Times e presenta una trasmissione televisiva. Vince prestigiosi premi giornalistici tra il 2010 e il 2011 (la sua intervista a Lady Gaga viene ripresa dai media di mezzo mondo) e a 35, dopo aver messo su famiglia, un compagno e due figlie, diventa un’icona del femminismo in Inghilterra con il libro “How to be a Woman”, in Italia “Ci vogliono le palle per essere una donna” (ed. Sperling & Kupfer).

Primogenita di otto figli, “vivevamo in una casa di tre stanze senza i soldi per comprarci le mutande”, Caitlin spiega perché abbiamo ancora bisogno del femminismo che non deve essere solo quelle delle accademie, ma deve occuparsi anche delle questioni quotidiane e semplici come la depilazione, le micro mutandine, le tette rifatte e la pornografia. E a tutte fa una rivelazione “dobbiamo lavorare sodo ed essere cortesi nei confronti degli altri per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno” e aggiunge, “facciamo come gli uomini, amiche, e diamoci una mano, più donne raggiungeranno il successo meglio sarà per tutte”.

Alcune giovani donne prendono le distanze e dicono,“Chi, io femminista? Proprio no!”, altre associano il femminismo all’immagine di una donna arrabbiata, senza figli, che odia gli uomini. Come lo spieghi?
Sono d’accordo. Per alcune donne oggi la parola femminismo ha un sapore retrò. Con questo libro, invece, volevo renderla contemporanea, svecchiarla raccontando la mia storia. Ritengo che parte della colpa sia da attribuire alla cultura popolare e non al mondo accademico che continua a interrogarsi sulla questione femminile. Ad esempio, le sceneggiatrici dovrebbero impegnarsi di più nel proporre, creare e sviluppare ruoli femminili al cinema e in televisione. L’ultima volta che una donna è stata la protagonista di un film di successo risale a più di venti anni fa. Mi riferisco a Melanie Griffith in “Working Girl”(Una donna in carriera, ndr). Male, molto male. Insomma, bisogna darsi una mossa.

Cosa significa per te essere una femminista?
Cominciamo con il dire che per me non si tratta di un dovere. È un divertimento. L’obiettivo del femminismo è migliorare e semplificare la vita delle donne. Le donne devono capire che non rischiano nulla se dichiarano di essere femministe. Cosa c’è di male? Secoli fa ti spedivano al rogo o venivi arrestata se osavi sollevare il problema della parità dei sessi. Oggi, nella maggior parte dei paesi, siamo libere di esprimere la nostra opinione, di associarci, scendere in piazza, scrivere libri o film sull’argomento.

Quindi…
È il miglior momento per essere femministe. Non ci sono dubbi.

Va bene. Cominciamo col considerare alcuni problemi: l’assenza o la poca solidarietà tra donne. Esiste?
Non conosco la situazione italiana ma in Inghilterra c’è grande solidarietà tra donne. Ti faccio un esempio. Io passo moltissimo tempo su Twitter e la rete creata da donne, specialmente giornaliste, scrittrici, attrici, comiche, sceneggiatrici è vivacissima, dinamica, ricca di idee e spunti che possono essere approfonditi al di fuori del social network.

Parli di net-feminism?
Sì. Considera che in Inghilterra le prime ad usare Twitter sono state le donne, in particolar modo quelle che lavorano nel campo della comunicazione. Abbiamo stabilito noi le regole e gli uomini che sono arrivati alcuni mesi dopo si sono adeguati.

Ecco, da noi è l’esatto contrario.
Mi dispiace. Ma allora che aspettate, take it over! Ciò che per tanti anni ha tenuto le donne dietro gli uomini è l’idea secondo cui a una donna per volta è concesso avere successo. Sbagliato. Dobbiamo capire che se più donne raggiungono obiettivi importanti più facile sarà anche per tutte le altre. Non ha alcun senso conservare e salvaguardare la posizione di ape regina in ufficio, in Parlamento o in una trasmissione televisiva. È  ridicolo e non aiuta nessuna.

Mi viene in mente quando nel libro racconti la tua esperienza e dici che gli uomini nelle redazioni civettano con i capi ovunque, al bagno, alla partita, al bar. Ma se lo fanno le donne?
Quello del flirt in ufficio è un dibattito sempre molto attuale: a noi è permesso civettare? Le femministe di un tempo hanno sempre risposto no, mai. Sai, penso dipenda dal carattere: io sono naturalmente flirty. Non l’ho mai fatto e mai lo farei per ottenere un posto di lavoro. Flirtare non significa andare a letto. Se viene naturale, sentitevi libere di farlo anche voi; voglio dire, gli uomini civettano continuamente, sono talmente innamorati gli uni degli altri che diventano amici, si aiutano in politica, nel loro business. Sanno quanto sia importante per la loro sopravvivenza professionale il cameratismo.

Stai dicendo che dovremmo comportarci come gli uomini?
Ascolta, il 52% della popolazione mondiale è composta da donne: nell’approccio alla vita alcune saranno più mascoline, altre più femminili, altre sono un po’ tutte e due. Uno dei punti principali nel mio libro riguarda l’accettazione e la valorizzazione dei diversi tipi di donne. Questo è uno degli aspetti in cui il femminismo tradizionale ha sbagliato. Non esiste un solo tipo di femminista che nell’immaginario collettivo è in genere una donna di ceto medio, colta, che non si trucca e odia gli uomini. Non è così.

Questo è il motivo per cui hai scritto il libro?
Sì esattamente. Mi sono resa conto che questa rappresentazione della femminista-tipo è un vecchio cliché. Le mie amiche non sono così, io non sono così: ho 37 anni, un compagno, due figlie, una di 11 anni e una di 8, e lavoro lavoro, lavoro.

E il successo com’è arrivato?
Sono contenta che mi fai questa domanda. Ho passato dieci anni a scrivere insieme a mia sorella una sceneggiatura sulle avventure di tre ragazzine adolescenti e grasse. Nessuna televisione in Inghilterra l’ha mai voluta comprare. Un giorno, ero in un pub e avevo bevuto un bel po’, mi sono detta: è tempo di cambiare la cultura in Gran Bretagna! Immersa in questo delirio megalomane ho iniziato a scrivere il libro. L’ho fatto di corsa, poco più di cinque mesi, temevo che qualcuno lo facesse prima di me. Poi il boom: il libro è diventato un best seller, la sit-com è stata acquistata, hanno deciso di girare un film sul mio libro e insomma, sto facendo tutto quello che ho sempre sognato di fare. E ti dico di più. Nell’ultimo anno nella televisione inglese sono stati creati molti più spazi per le donne.

A un certo punto scrivi, “Ragazze, arrendiamoci, le donne che hanno fatto la storia sono un paio, non di più”. Coraggiosa…
La verità è che non c’è stato Alessandro Magno o Giulio Cesare in versione femminile. Inutile andare a spulciare l’enciclopedia per trovare qualche donna che ha fatto la storia del mondo. Non possiamo negare che gli uomini siano stati più influenti e potenti di noi, perché quindi ostinarsi a dire che anche le donne sono state così importanti quando la realtà è un’altra. Punto, capitolo chiuso. All’epoca non avevamo alcun diritto, ora è tutto diverso. Essere ossessionate dal passato non può che farci male, concentriamoci sull’oggi.

Nel libro critichi le principesse del XXI secolo, le WAG (Wife and Girl), le mogli e le fidanzate dei calciatori. Che fanno di male?
Le Wag non fanno nulla di male. Generalizzando un po’, questo tipo di donna ha osservato bene il sistema patriarcale, si è chiesto come potesse sbarcare il lunario e si è risposto, non sono in grado di guadagnarmi i soldi allora me li sposo. Perfetto, io non lo farei mai, preferisco comprarmi il pane con il mio lavoro perché mi sento più al sicuro e forte. Il punto è un altro. Se sfogli i giornali inglesi, le donne sono sempre bionde, magre e fanno sesso con uomini potenti. Secondo te è una corretta rappresentazione della realtà? No. Ci sono tante altre tipologie che non vengono mai prese in considerazione e questa è la cosa che mi terrorizza di più.

L’altra cosa che ti sta a cuore è la pornografia. Sei favorevole ma contraria a quella che gira su internet perché diseducativa. La tua proposta?
Primo punto, l’industria del porno non scomparirà mai. Poi, considerando che il 90% degli adolescenti si auto educa sessualmente su internet, ritengo che sia nostro dovere assicurarci che quello che vedono sia sesso, sesso vero e non un orribile incubo, violento, sgradevole dove l’uomo deve essere un superdotato sempre pronto all’azione mentre la donna indossa tacchi 15 centimetri buoni solo per stare sdraiata e non raggiunge mai l’orgasmo.Tesori miei, il sesso non è questo. Prima ci sbarazziamo di questa cattiva interpretazione meglio sarà per tutti, uomini e donne.

Il tuo segreto?
Sono autodisciplinata. Lavoro molto e da casa. Scrivo tre editoriali alla settimana per il quotidiano Times, negli altri giorni lavoro in televisione. Non ho praticamente una vita sociale, non ho particolari hobby perciò mi piace stare su twitter che mi permette di rimanere in contatto con la gente e stare in casa con le mie figlie.

Un best seller, un film in programma, sit-com con la tua firma e una bambolina creata per te dalla Lego. Il primo pensiero della mattina?
Sono nata molto povera e sono terribilmente spaventata dall’idea di tornare a esserlo. Quindi quando mi sveglio mi dico, oggi lavorerò più di ieri perché mai più debba indossare le mutande di mia madre.