Demagoghi e populisti attenzione: arriva il “fact checking”

Demagoghi e populisti attenzione: arriva il “fact checking”

Immaginate una politica costretta a confrontarsi coi fatti e coi dati. L’idea alla base del fact checking è esattamente questa. L’espressione inglese significa “verifica dei fatti” e, nella versione pensata per il social networking, si realizza tramite un controllo diffuso tra gli utenti della veridicità di notizie e dati che vengono diffusi dall’informazione e dalle istituzioni.

Potenzialmente si tratta di una rivoluzione. Dai tempi di Demostene la politica, e non solo, ha potuto esagerare i fatti o distorcerli a proprio vantaggio. Nelle dittature questa è la regola. Nelle democrazie non dovrebbe accadere, ma anche qui la demagogia e il populismo sono all’ordine del giorno e di recente addirittura in aumento. Si può arrivare a situazioni in cui la verità e la negazione della verità sono solo due tesi contrapposte, parimenti meritevoli di fiducia da parte dei cittadini.

Guardando anche solo agli ultimi anni si può ipotizzare un differente corso degli eventi se si fosse fatto un autorevole e diffuso fact checking. Torniamo al 2007, al periodo del grave problema della sicurezza. Se a un’informazione (specialmente televisiva ma non solo) che parlava ossessivamente di “emergenza stupri”, si fosse contrapposta un’altrettanto martellante campagna di diffusione dei dati (da cui risultava che non c’era stato alcun aumento dei tassi di criminalità – v.pag. 19 del rapporto), si sarebbero potuti evitare alcuni errori. Probabilmente non si sarebbe impennata la percezione di insicurezza dei cittadini, e nel “decreto Maroni” del 2009 forse non sarebbero state inserite diverse disposizioni, poi dichiarate incostituzionali, nate sull’onda delle esagerazioni mediatiche dei casi di cronaca nera.

Un discorso analogo si potrebbe fare oggi sui suicidi. Dati alla mano, non si può parlare di “emergenza”. Farlo, anzi, rischia di scatenare un pericoloso “effetto domino”. In generale ogni volta che i mass media o i politici parlando di “situazioni eccezionali” è importante andare a controllare i dati e le statistiche per trovare conferma o smentita. Dagli sbarchi di clandestini alla febbre suina, dagli attacchi di cani randagi ai morti sul lavoro, negli anni abbiamo assistito a uno stillicidio di “emergenze” che, nei fatti, spesso non c’erano.

Tutti possono affermare che anche un solo suicidio è comunque uno di troppo. Ma chi ha governato in anni in cui i suicidi per motivi economici sono stati quasi il doppio che ora, può permettersi di attaccare l’attuale governo solo sfruttando una diffusa ignoranza dei numeri reali. Il fact checking può rappresentare una specie di sentinella “illuminista” contro la degenerazione del dibattito pubblico.
Con l’obiettivo di «verificare la veridicità dei dati e delle notizie che vengono messe in circolazione», la fondazione <ahref ha lanciato a fine aprile una piattaforma web dove gli utenti possano fare fact checking. Sono ammesse fonti di ogni tipo, video, testi, audio, ecc. ma devono sempre essere rispettati i quattro “principi per la qualità” proposti da <ahref: accuratezza, imparzialità, indipendenza, legalità. La fondazione, nata nel 2010 su iniziativa della provincia di Trento, ha come scopo principale rendere attivo il pubblico di internet, specie nel suo rapporto con l’informazione e le istituzioni. Luca De Biase, giornalista, scrittore e presidente di <ahref, spiega che la forma di fact checking che si è deciso di sperimentare «è di tipo “social”, ed è pensata più per far crescere i lettori italiani che non i politici. Ovviamente», prosegue «puntiamo a un miglioramento del discorso pubblico». Dei lettori abituati a controllare le notizie diventano più facilmente dei cittadini abituati a controllare i fatti.

Quella che rappresenta una novità per l’Italia, almeno in queste forme, è già una realtà in altri paesi. Ad esempio in Francia, nelle recenti elezioni presidenziali, il fact checking ha svolto un ruolo importante. La versione francese dell’Huffington Post ha seguito il dibattito pre-elettorale tra Sarkozy e Hollande, controllando le affermazioni dei due sfidanti. Come evidenziato in un articolo de Linkiesta, sono possibili delle controindicazioni. In particolare si corre il rischio di premiare non il contendente con le proposte migliori, ma quello con più memoria per dati e numeri. Oppure di indurre i politici a rimanere nel vago e nell’astratto per non correre il rischio di essere smentiti. A queste obiezioni risponde ancora Luca De Biase: «Penso che tra un politico che rimane sul vago, e uno che dice cose giuste ed efficaci, per gli elettori sarebbe più facile scegliere». Ancora più facile la decisione se uno dei due mente spudoratamente.

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