I tecnici del Fmi in Italia per dare la pagella ai tecnici di Monti

I tecnici del Fmi in Italia per dare la pagella ai tecnici di Monti

Il Fondo monetario internazionale è tornato in Italia. Una squadra di tecnici e funzionari dell’istituzione guidata da Christine Lagarde è arrivata oggi, in parte a Milano e in parte a Roma, con l’intento di verificare la situazione macroeconomica italiana, la resistenza sistemica delle banche e l’operato del governo di Mario Monti. «Una visita annunciata», fanno sapere da Palazzo Chigi. Eppure, quello in Italia non sarà il viaggio di piacere. Anzi, sarà l’occasione per il Fmi di tracciare una mappa di quanto lavoro è stato fatto e quanto è ancora da fare per riportare in sicurezza il Paese.

L’appuntamento era previsto da alcune settimane. Ma, come spiegano fonti del Fmi, si è deciso di anticiparlo di alcuni giorni. Infatti, i funzionari dell’istituzione di Washington sarebbero dovuti atterrare sul suolo italiano lunedì prossimo, il 7 maggio. In ogni caso, prima dei vertici europei di giugno, nel quale saranno discussi fra gli altri anche i conti pubblici italiani, L’obiettivo del Fmi è quello di controllare l’andamento delle misure dell’esecutivo di Monti a sei mesi dal suo insediamento a Palazzo Chigi.

Nell’agenda del Fmi ci sono diversi incontri. A Milano sono state visitate le sedi di Intesa Sanpaolo e UniCredit, presumibilmente con l’obiettivo di controllare la resistenza sistemica dei due istituti bancari. E come trapela da fonti istituzionali de Linkiesta, «sebbene sia ancora presto per giudicare, non ci dovrebbero essere sorprese». Del resto, i contatti fra istituzioni monetarie internazionali e banche italiane sono periodici. A passare al vaglio dei tecnici sono state le tesorerie e gli uffici studi, che hanno fornito il loro outlook sulla congiuntura economica italiana. Uno scambio di prospettive che avviene di consueto e che è quanto mai fondamentale in questo periodo di incertezza. Inoltre, il sistema bancario italiano può giovare delle linee di liquidità fornite dalla Banca centrale europea (Bce) durante le due operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Long-term refinancing operation, o Ltro), per un totale di circa 255 miliardi di euro.

Oggi sono però iniziati i contatti fra i funzionari del Fmi e il governo. La prima visita è stata al ministero dell’Economia, in cui i tecnici dell’istituzione di Washington hanno iniziato a controllare il Documento di economia e finanza (Def), ovvero il prospetto sui conti pubblici italiani. Un occhio particolare è stato dato, riferiscono le fonti, alla sostenibilità del rapporto deficit/Pil. L’esecutivo di Monti, infatti, in novembre aveva infatti garantito il pareggio di bilancio nel 2013. Diversa l’opinione del Fmi, che nell’ultimo summit di primavera, aveva parlato di «pareggio di bilancio non prima del 2017».

Dopo il ministero dell’Economia, i funzionari del Fmi incontreranno lo staff di Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico. L’obiettivo, spiegano le fonti, è quello di verificare i margini operativi delle misure volte a migliorare la crescita economica nei prossimi anni. «Un particolare focus sarà rivolto alle liberalizzazioni dei settori produttivi ancora legati», riferiscono fonti governative. Su questo elemento c’è molta attesa da parte del Fmi, che già nei mesi scorsi aveva ricordato all’Italia che «le riforme strutturali sugli ordini professionali possono essere un importante punto di sostentamento della crescita». Anche in questo caso, si vedrà quali risposte potrà dare il governo Monti.

Si continuerà poi con la Banca d’Italia, che farà il punto della situazione della crisi. Il governatore Ignazio Visco negli ultimi mesi è stato assai critico verso l’esecutivo, facendo notare come uno dei pericoli più concreti è quello di un ulteriore incremento del tasso di disoccupazione. Negli ultimi giorni, questo valore per marzo è stato rivisto al rialzo dal precedente 9,6% al 9,8%, nonostante le previsioni fossero per un mantenimento della cifra. A Palazzo Koch il team della Lagarde interrogherà gli economisti della Banca d’Italia anche sulle prospettive di espansione del Pil nei prossimi anni e sulla dinamica del debito pubblico da qui fino al 2016, secondo quanto riportano le fonti de Linkiesta. Non sono previsti ribaltoni dell’attuale situazione di difficoltà, ma solo a missione finita si potranno avere ulteriori dettagli.

Infine, i tecnici del Fmi si fermeranno a Palazzo Chigi. In questo caso, saranno diversi i punti in agenda. Il più importante è la riforma del mercato del lavoro, che per l’istituzione guidata dalla Lagarde è uno dei punti cruciali per ripristinare la fiducia degli investitori sull’Italia. «È fondamentale portare avanti tutte le riforme strutturali che l’Italia ha promesso sia in dicembre che nelle scorse settimane ai partner globali», fa notare a Linkiesta uno degli sherpa al seguito di Poul Thomsen, vice direttore europeo del Fmi. Ma non saranno nemmeno tralasciate le operazioni di spending review, che in questi giorni sono il punto più discusso. Secondo il governo Monti, i risparmi per il 2012 ammontano a circa 4,2 miliardi di euro. Una cifra troppo bassa per il potenziale italiano, secondo le indiscrezioni che arrivano dal quartiere generale del Fmi di Pennsylvania Avenue a Washington.

La missione del Fmi in Italia, richiesta dal governo di Silvio Berlusconi durante il G20 di Cannes, quindi continua. Questo sebbene il direttore generale, Christine Lagarde, abbia rimarcato circa tre settimane fa che la vigilanza più stringente nei confronti dell’Italia era da considerarsi esaurita. Eppure, i fatti stanno smentendo le ultime dichiarazione della Lagarde. Ora infatti il mondo è mutato. Con il fallimento della Grecia e la creazione (per ora sulla carta) del firewall Ue da 500 miliardi di euro, il Fmi ha dovuto accelerare sulla nascita di un fondo capace di mettere al riparo Italia e Spagna dal contagio della crisi europea. Nell’ultimo meeting sono infatti state raccolte intenzioni di nuovi versamenti per 430 miliardi di dollari. Ancora poco, considerando che le sole esigenze di rifinanziamento di Roma e Madrid dal 2013 al 2016 ammontano a circa 764 miliardi di euro. E, considerando gli attuali tassi d’interesse con cui l’Italia si presenta sui mercati obbligazionari, il timore che possa essere necessario un intervento esterno non si può ancora escludere, come ha fatto notare Ubs la settimana scorsa. Forse, è anche per questo che il Fmi è tornato con tutta questa velocità in Italia.  

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