LIONE – Lucia Annunziata sarà il direttore di Huffington Post Italia, la versione italiana del quotidiano online più letto al mondo, fondato nel 2005 da Arianna Huffington. Dopo il grande successo ottenuto negli Stati Uniti, è iniziato nel 2011 un processo d’internazionalizzazione della testata che ha portato all’inaugurazione della versione per il Regno Unito, il Québec e recentemente la Francia, in collaborazione con il gruppo editoriale Le Monde e sotto la direzione editoriale della giornalista Anne Sinclair. In Italia il sito dovrebbe essere lanciato a settembre in collaborazione con il gruppo editoriale l’Espresso.
La formula dell’Huffington Post è costituita da articoli firmati dalla redazione, contenuti ripresi o rilanciati da altre fonti e da un contributo considerevole di blogger più o meno celebri in qualità di commentatori. Uno dei punti di forza del Huffington Post è l’evoluta piattaforma di condivisione, commento e partecipazione che trasforma la tradizionale fruizione delle notizie online in un’esperienza simile a quella di un social network. Proprio le reti sociali sono i veicoli più adatti alla diffusione dei contenuti pensati e realizzati appositamente per il web. Come spiega Lauren Provost, giovane giornalista e social media manager di Le Huffington Post France.
Secondo un’inchiesta dell’Osservatorio Orange-Terrafemina, la televisione è stato il media privilegiato dai francesi durante la campagna 2012. Durante il dibattito televisivo tra Hollande e Sarkozy si sono tuttavia registrati oltre 300.000 tweets. Come interpretare questo dato record?
È vero, il web non è stato decisivo per questa campagna, però non significa che non sia successo nulla. I live-tweets sono divenuti una dimensione parallela e imprescindibile per le trasmissioni che trattano di temi politici, soprattutto per la presenza massiccia su twitter di giornalisti ed esponenti di partito che commentano in tempo reale. Tuttavia l’esplosione di questa nuova moda, resa possibile dagli hashtag (#Ledébat quello utilizzato per lo scontro televisivo Hollande-Sarkozy del 2 maggio scorso), durante il dibattito presidenziale è semplicemente dovuta alla grande risonanza mediatica di cui gode da sempre questo evento (circa 17 milioni di francesi davanti alla televisione ndr).
Si può dire che Twitter stia influenzando il modo di guardare la televisione dei francesi?
Di sicuro per i 5 milioni di utenti twitter in Francia, seguire una trasmissione implica una buona dose di tweet in diretta. Tuttavia la grande maggioranza dei francesi preferisce ancora discutere in famiglia, sul divano, piuttosto che ricorrere ai 140 caratteri. Fino a quando l’esperienza offerta dalle Smart TV (televisori con accesso a internet) non sarà più completa, sarà difficile coinvolgere più utenti.
Durante il dibattito televisivo Hollande-Sarkozy il “fact-checking” in tempo reale dei giornali online e degli utenti twitter ha sostituto la funzione tipica (in Francia) dei giornalisti in studio di garantire l’esattezza dei dati citati. La televisione è in ritardo rispetto a questo nuovo modo di verificare le informazioni?
Certamente in ritardo. Personalmente ho partecipato alla sola esperienza di fact-cheking in diretta durante un’intervista politica (progetto CFJ Youtube). Il principio funziona bene, ma bisogna costruire il format televisivo attorno alla verifica. Controllare tutto in diretta comporta anche dei rischi. Per esempio quello di trasformare il dibattito in una gara a chi si ricorda meglio percentuali, numeri e cifre… Oppure quello opposto per cui gli invitati tendono a restare sul vago perché temono di essere contraddetti su ogni frase. In ogni caso, se la televisione non è pronta a rivoluzionare il suo funzionamento, gli spettatori possono sempre trovare esperienze di verificazione delle informazioni in diretta sui media online.
Chi tra Hollande e Sarkozy ha condotto la migliore campagna web?
Non ho un giudizio definitivo. La campagna web e le risorse messe in campo da Emakina (agenzia di pubbliche relazioni e servizi digitali ingaggiata da Sarkozy ndr) sono state davvero impressionanti, ma alcune iniziative del Paritito socialista non sono state da meno. Per me è 1 a 1, palla al centro.
La stampa (online o tradizionale) ha sempre approfittato di un certo voyeurismo per aumentare le copie vendute o il numero di click (titoli ammiccanti, box con immagini provocanti, video virali). Secondo lei questo fenomeno di “caccia al lettore” esiste anche per i tweets pubblicati dagli account ufficiali dei mezzi d’informazione?
«Caccia al lettore» mi pare un’espressione un po’ esagerata, ma sicuramente un media online che realizza il 10% delle sue visite totali grazie ai social network deve pensare ai suoi tweets e aggiornamenti di status su facebook in modo mirato. Non tutti i siti d’informazione fanno così: alcuni si accontentano di tweet generati in modo automatico che contengono il titolo dell’articolo. Altri, invece, credono che mostrare la presenza di qualcuno dietro l’account che si occupa di incuriosire i lettori, invogliarli a cliccare, ma anche a giocare, rispondere, commentare e ridere sia un plus. Personalmente, per Le Huffington Post ho preferito quest’ultimo metodo.
Ultima domanda, questa volta sull’Italia, visto che a breve si voterà anche da noi. Conosce Beppe Grillo?
No, non lo conosco.
(Spiego). Crede che in futuro sia possibile in Francia un fenomeno simile?
In Francia i fenomeni internet-politica sono minimi. Di solito il web è utilizzato solo dai candidati outsider alle presidenziali, che generalmente non ottengono il numero necessario di firme per ufficializzare la loro candidatura all’Eliseo. Loro usano internet principalmente perché non dispongono di altri mezzi per gestire una campagna elettorale tradizionale. Se si esclude una candidatura di Mickaël Vendetta (personaggio da reality show divenuto popolare attraverso un blog e che di recente si è espresso a favore di Sarkozy insultando gli elettori di Hollande ndr), non ne vedo altre possibili…. A livello europeo invece penso al Piraten Partei tedesco.