Grave e preoccupante salto di qualità verso una strategia di tipo militare fondata sull’uso sistematico della violenza. Le parole con cui i magistrati e le forze di polizia investigativa hanno giudicato il documento di rivendicazione dell’agguato contro l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, gettano una luce inquietante sulla deriva in atto da tempo nell’universo anarchico. Un percorso intrapreso dalla fine degli anni Novanta, scandito da una lunga serie di attentati e violenze a danno di simboli rappresentativi delle istituzioni e dello Stato, e che a Genova ha conosciuto il suo apice, forse il punto di non ritorno.
Il preannuncio di una “vasta e capillare campagna armata contro l’alleanza diabolica tra scienza, capitalismo e politica, distruttrice delle leggi armoniche della natura e dell’umanità” alimenta molti interrogativi anche nel principale studioso italiano della storia del pensiero e dei movimenti anarchici, Antonio Donno. Professore di Storia delle relazioni internazionali all’Università del Salento e autore di importanti ricerche e pubblicazioni sull’esperienza originale dell’anarchismo individualista e non violento nordamericano, Donno individua nel peso e nell’eredità dell’ideologia comunista la fonte ispiratrice del disegno della Federazione anarchica informale, e denuncia il pericolo di un ritorno alla spirale del terrorismo.
La rivendicazione da parte della Fai del ferimento del dirigente dell’Ansaldo testimonia la ricaduta nella violenza organizzata che periodicamente caratterizza la storia dei movimenti anarchici europei e russi, o prefigura qualcosa di diverso?
È giusto parlare di violenza organizzata. Benché il movimento anarchico tradizionalmente rifiuti il principio dell’organizzazione, è probabile che cellule sparse ma in contatto tra loro possano creare una rete di intervento terroristico in alcune zone d’Italia. Se questo è avvenuto, allora si tratta di un salto di qualità nell’azione eversiva anarchica. Del resto, se il progetto delle prossime azioni annunciate nel documento dovesse avverarsi, lo sarà in varie località, e perciò ad opera di gruppi diversi ma collegati.
L’emblema presente nel volantino di rivendicazione è una stella a cinque punte con la A di anarchia al centro, accostata al simbolo della “Cospirazione delle cellule di fuoco”, responsabili di atti violenti soprattutto in Grecia. Vede i segni di una strategia di stampo brigatista come negli anni Settanta e Ottanta?
Saranno le prossime azioni della Fai a dirci se il movimento anarchico avrà acquisito un carattere “brigatista”. Personalmente lo ritengo probabile, perché l’influenza dell’ideologia terroristica comunista ha storicamente scavato in profondità molto più di quella anarchica.
È dunque marxista-leninista la cifra ideologica qualificante dell’anarchismo che ha deciso il salto di qualità nella lotta armata? Leggendo il documento emerge con forza un fanatismo ambientalista che tuona contro “gli uomini di scienza privi di umanità”, incarnati da “Adinolfi stregone dell’atomo”. Il contenuto della rivendicazione ha un valore contingente, perché ha preso di mira l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare. In linea generale, si tratta di un’ideologia anti-capitalista e anti-potere, tipica della storia del movimento anarchico, che si risveglia in periodi di forti tensioni sociali.
Quale è la differenza fra la violenza politica emersa a Genova e quella realizzata da gruppi e associazioni anarchiche tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento contro governanti e teste coronate, culminate negli assassini eclatanti e negli attentati dinamitardi? La “campagna armata” annunciata dalla Fai avrà uno sbocco suicida?
Nella sostanza non vi è alcuna differenza. L’attentato contro Adinolfi ha avuto successo e il clamore è stato forte. Questo può spingere gli anarchici verso azioni ben più sanguinose, proprio come accaduto oltre un secolo fa. Non si può neppure escludere un’azione individuale che però è frutto di una scelta collegiale. L’unica differenza potrebbe essere individuata nella decisione di superare lo stereotipo anarchico dell’azione dimostrativa. Con la cattura dell’attentatore da parte delle forze di polizia, il progetto potrebbe naufragare. Ecco perché, tra l’altro, gli anarchici potrebbero essersi dati un profilo “brigatista”.
A suo giudizio, quali conseguenze provocheranno le azioni violente della Fai sulla cultura anarchica nel nostro paese?
L’unico effetto sarà una ripresa generalizzata del terrorismo, sia anarchico che comunista-brigatista.
Ralph Waldo Emerson, Benjamin Tucker, Lysander Spooner, e Henry David Thoreau, teorico della disobbedienza civile e del primato della coscienza individuale. Perché la storia e la cultura politica dell’anarchia statunitense sono immuni dal virus della violenza e dell’azione sanguinosa?
Perché gli Stati Uniti sono nati nel segno liberale e anti-statalista della rivoluzione americana, mentre l’Europa continentale ha subito il segno deformante della seconda rivoluzione francese, quella del 1792-93, giacobina e totalitaria ante-litteram, legata al concetto del Dio-Stato.