L’accordo non c’è, gli operai di Termini pensano ad azioni clamorose

L’accordo non c’è, gli operai di Termini pensano ad azioni clamorose

La protesta continua. «Siamo disposti ad andare a occupare le chiese, le cattedrali. Qualsiasi posto, anche la Curia. D’altronde solo il Papa ci può aiutare». C’è disperazione nel viso di Tommaso Mirabella, ex operaio della Fiat di Termini Imerese, oggi davanti al cancello di Villa Malfitano a Palermo, dove si tiene un convegno organizzato dalla Presidenza delle Regione Sicilia nell’ambito della festa per i 66 anni dell’autonomia.

«Tutto ciò è una vergogna», rincara la dose Michele Russo, rappresentante sindacale unitario Fim Cisl. «Questa non è la festa della Sicilia, ma la vergogna della Sicilia. La vergogna della Sicilia perché nessun onorevole, né il presidente della Regione, è venuto dove manifestano 2000 persone», continua Russo.

Davanti a Villa Malfitano, gli ex operai della Fiat di Termini e quelli dell’indotto vogliono risposte concrete dalla Regione e dai politici locali, e presidiano la zona All’interno della quale c’è un convegno cui partecipa anche l’assessore regionale all’economia Gaetano Armao.

Loro, i manifestanti non mollano. «La nostra richiesta è una sola: noi vogliamo lavorare, chiediamo solo di lavorare». Ieri alcuni di loro hanno presidiato davanti alla sede di Unicredit e Intesa-San Paolo di Termini. Oggi sono partiti all’attacco del Palazzo siciliano. Ma il presidente della Regione è assente perché a Catania per un udienza. Tuttavia i lavoratori hanno provato ad entrare all’interno della Villa Malfitano, ma polizia e carabinieri si sono schierati in assetto antisommossa davanti al cancello, impedendo l’ingresso.

Un ex operaio della Magneti Marelli, azienda dell’indotto Fiat, confida a Linkiesta: «Entro il 31 dicembre dobbiamo avere una soluzione, perché già dal primo dicembre del 2013 non avremo un lavoro. Quindi vogliamo sapere quello che ci aspetta: se continuare a lavorare, o se dovremo andare a rubare. Di sicuro non siamo i tipi che si suicideranno. Mi dispiace, e rendo onore a coloro che l’hanno fatto. Ma questi non sono suicidi,: come dicono nel resto d’Italia, sono omicidi di Stato».

A margine del convegno, l’assessore all’economia Gaetano Armao fa sapere che la Regione non può fare più nulla: «La Regione ha fatto tutto quello che doveva fare, l’Esecutivo nazionale si è assunto la responsabilità di trovare un interlocutore imprenditoriale, di risolvere il problema e di mettere le risorse». E «il governo nazionale deve assumersi la responsabilità di non far morire un polo produttivo come quello di Termini Imerese, che è un valore non solo per la Sicilia, ma per l’intero Mezzogiorno», continua Armao.

Poco prima di pranzo il leader della Fiom di Palermo, Roberto Mastrosimone evoca proteste ad oltranza. E risponde così all’assessore: «Siamo pronti ad azioni clamorose per scongiurare il licenziamento degli oltre 2mila lavoratori dello stabilimento e dell’indotto. Pensiamo al blocco del traghettamento allo stretto di Messina, oppure all’occupazione della fabbrica di Termini Imerese». Insomma, la protesta continua. E l’assedio dura più di cinque ore: dopodiché, i metalmeccanici tolgono il blocco.

A metà pomeriggio arriva una nota congiunta del segretario nazionale Fiom Giorgio Ariaudo e del segretario generale della Fiom Palermo Roberto Mastrosimone: «La situazione che si è creata nello stabilimento siciliano della Fiat a causa del latitare dell’ipotesi industriale rappresentata dal subentro di Dr Motor, chiede un immediato intervento del ministro Passera in persona. Ricordiamo infatti che il Ministro stesso è garante dell’accordo, congiuntamente alla Fiat. Accordo che è stato firmato per far fronte alla scelta della Fiat di abbandonare Termini Imerese». E senza una convocazione urgente di tutte le parti interessate «potremmo, quindi, trovarci tra pochi mesi di fronte al licenziamento degli oltre 2.100 lavoratori del polo di Termini Imerese».

Ma fra gli operai c’è parecchio scetticismo: «Tutti i governi, tutti i partiti di maggioranza, ci riferiamo a Pdl-Udc e Pd, ci hanno deluso. E in Sicilia ci sono ben 60 deputati e nessuno oggi ha detto una parola». Ed è passato ancora un altro giorno.  

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