L’austerity fa bene alla sinistra, voti in crescita in tutta Europa

L’austerity fa bene alla sinistra, voti in crescita in tutta Europa

C’è una combriccola di spettri litigiosi che si aggirano per l’Europa. Non è l’inizio di una barzelletta ma il risultato delle elezioni che si sono svolte in numerosi Paesi questo maggio. Le sinistre ottengono risultati buoni ma frammentati, e la cartina dell’Unione europea, dove il rosso era confinato a Cipro, Danimarca, Belgio, Slovacchia e Austria (dove c’è una grande coalizione guidata da un socialista), inizia a diventare più variopinta.

Il risultato più immediatamente visibile è la vittoria di Hollande in Francia. Per la seconda volta nella storia della quinta Repubblica un socialista sale all’Eliseo. Un’affermazione non straripante nelle percentuali, con Hollande che arriva poco sopra il 51,5% (al primo turno era rimasto sotto il 30%), ma rilevante da un punto di vista politico. Era dalle elezioni del 1988 che la sinistra non conquistava la presidenza della Repubblica. Alla vittoria del candidato socialista ha contribuito il sostegno arrivato da sinistra, con Melenchon, e dal centro, con Bayrou (anche se a titolo personale).

In Grecia l’analisi del voto è più complicata. La sinistra socialista del Pasok è crollata dal 44% del 2009 al 14%, ma non a vantaggio del centrodestra, con Nuova Democrazia che a sua volta è scesa dal 33,5% al 19% circa. A trarre vantaggio da questo sfaldamento dei partiti che hanno sostenuto le misure di austerità imposte dalla troijka (Bce-Fmi-Commissione europea) sono le ali estreme. In particolare a sinistra sfonda la coalizione Syriza, che con il 16% dei voti diventa la seconda forza del Paese. Aumentano, ma non di molto, i consensi anche per i comunisti del Kke, che passano dal 7,5% al 9%, e ottiene un buon risultato Sinistra Democratica, la costola del Pasok contraria all’austerità, che prende il 6% dei voti. I 30 punti percentuali persi dal Pasok rimangono dentro il recinto della sinistra, ma si spostano verso l’ala più estrema, a sua volta litigiosa e frammentata (il Kke ha già fatto sapere di non essere disposto a formare una coalizione con Syriza).

Un altro Stato che cambia colore è la Romania, anche se non c’è stato il passaggio delle elezioni che, anzi, si terranno a novembre. La maggioranza politica al governo fino a febbraio 2012 era di centrodestra ma, dopo imponenti proteste di piazza contro le politiche di austerity, il governo guidato dal liberal-democratico Emil Boc si è dimesso, per lasciare spazio al “tecnico” ex direttore dei servizi segreti Mihai Razvan Ungureanu. Anche l’esperienza di quest’ultimo è stata breve e, dopo soli due mesi di incarico, ha ricevuto la sfiducia ed ha dovuto rinunciare all’incarico. In seguito alle dimissioni di Ungureanu è stato nominato primo ministro il presidente dei social-democratici Victor Ponta, 39 anni, e il parlamento ha dato la fiducia al nuovo esecutivo con un’ampia maggioranza (284 voti, 53 più del necessario). Ponta gode dell’appoggio dell’Unione social-liberale, del Partito Socialdemocratico, del Partito Nazional-liberale e del Partito Conservatore (una forza conservatrice ma storicamente alleata dei socialisti). La presidenza della Repubblica rimane invece al liberal-conservatore Traian Basescu, eletto nel 2009 e da allora aspramente criticato, specie per la gestione della crisi.

Fuori dai confini dell’Unione europea, ha votato anche la Serbia. Il presidente uscente Boris Tadic, leader del centrosinistra europeista, sfiderà al ballottaggio per la terza volta Tomislav Nikolic, capo del partito progressista serbo (nazionalisti e conservatori, a dispetto del nome). Per le presidenziali Tadic, che persegue l’ingresso della Serbia nella Ue, è in leggero vantaggio su Nikolic. Situazione ribaltata per le parlamentari, dove ad avere un punto in più è il partito progressista serbo. Le due formazioni maggiori hanno ridotto le proprie percentuali di voto rispetto alle politiche del 2008, quando il Pd di Tadic, in coalizione con altre forze, aveva preso il 38,5% dei voti, e Nikolic era arrivato al 29,5%. La sorpresa arriva dall’affermazione del partito socialista serbo che, ripulitosi dell’eredità di Milosevic e approdato a posizioni filo-europee, raggiunge il 16,5%, il doppio rispetto a quattro anni fa. Ora saranno i socialisti a giocare il ruolo dell’ago della bilancia nelle presidenziali che si terranno il 20 di questo mese, e il loro leader Ivica Dacic, ex portavoce di Milosevic, ha dichiarato di essere pronto ad appoggiare Tadic. Forse in cambio della premiership.

Ma questo maggio si sono tenute anche alcune importanti elezioni locali. In Italia le amministrative hanno visto il crollo delle forze di centro-destra, Pdl e Lega, e la sinistra, pur non ottenendo una netta affermazione, risulta vincitrice. Le divisioni tra chi sostiene il governo Monti, pur con qualche mal di pancia, e chi invece vi si oppone duramente disegnano almeno due “sinistre”. In un panorama politico in forte evoluzione non è ancora chiaro quali schieramenti si presenteranno alle elezioni politiche del 2013.

In Gran Bretagna si sono svolte le amministrative di metà mandato. Il partito laburista guidato da Ed Miliband, ha ottenuto un importante successo. A parte Londra, dove ha rivinto – di misura – il conservatore Boris Johnson, nel resto dell’isola ha generalmente prevalso la sinistra: Birmingham, Leeds, Manchester, Newcastle, Sheffield, Coventry, Nottingham, Bradford sono andate ai laburisti. Il partito di Miliband è passato dal 29% delle politiche al 38%, i conservatori sono calati dal 36% al 31% e soprattutto i Liberali del vicepremier Nick Clegg sono franati al 16%, il risultato elettorale più catastrofico dalla costituzione del partito nel 1988. La terza forza d’Inghilterra, vera sorpresa delle elezioni del 2010, paga l’appoggio a un governo che sta varando riforme impopolari e che prosegue una politica euroscettica, antitetica a quella di Clegg.

Anche in Germania maggio è mese di importanti elezioni locali. Lo Schleswig-Holstein, piccolo land del nord, ha già votato e ne è emerso uno scenario politico sufficientemente stabile. Arretrano ma non crollano la Cdu e i Liberali, coalizione sostenuta dal cancelliere Angela Merkel, e avanzano ma non sfondano Verdi e Socialisti. Buon risultato dei Pirati, con l’8%, e scomparsa della sinistra nazionalista della Linke. Molto più importante sarà il voto di domenica 13 maggio, quando saranno chiamati alle urne gli abitanti della Nord Renania-Vestfalia, il land più popoloso della Germania. Qui si vedrà la tenuta del centrodestra tedesco, che pure è al governo di un Paese che i sacrifici li sta chiedendo senza doverli subire, nei confronti dell’opposizione socialista.

Da questi voti di maggio emerge un panorama complesso, con i governi in carica, spesso di centrodestra, che pagano il prezzo delle misure di austerità messe in campo per fronteggiare la crisi. Crescono le sinistre, anche se aumentano le distanze tra chi, pur criticandola, vuole rimanere agganciato all’Unione europea e in certi casi all’Euro, e chi invece preferirebbe uscirne e tornare alla valuta nazionale.

La cartina dell’Europa ad aprile 2012

La cartina dell’Europa a maggio 2012
(la Grecia, pur avendo votato, non ha ancora un governo e l’Olanda, dopo la caduta dell’esecutivo di centro-destra, si sta preparando alle elezioni)

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