Plain Ink, quando l’analfabetismo e la povertà si combattono con i fumetti

Plain Ink, quando l'analfabetismo e la povertà si combattono con i fumetti

«C’era una volta…», anzi no. Nessun passato per le storie a fumetti di Plain ink, ma tanti «C’è», «Ci sono» e «In questo momento». Nessun bosco incantato e nessuna principessa da salvare dalle grinfie di un drago o di una strega cattiva, ma acqua da purificare, villaggi da costruire e bambini in carne e ossa cui provare a dare un futuro migliore con l’aiuto di storie create ad hoc. Selene Biffi, che di Plain Ink è ideatrice, è già nota per avere fondato Youth Action for Change, un’organizzazione che sviluppa corsi di formazione online, favorendo la diffusione dell’educazione in paesi svantaggiati. Partita con soli 150 euro, oggi coinvolge ben 120 diversi paesi, il 95% dei quali ancora in via di sviluppo. Con Plain Ink una nuova sfida: combattere l’analfabetismo e diffondere nozioni importanti per la vita quotidiana in nazioni in via di sviluppo.

Secondo dati riportati dall’Unesco, ad oggi, 101 milioni di bambini non vanno a scuola e circa un miliardo di adulti sono analfabeti. La mancanza di alfabetizzazione rappresenta un forte freno allo sviluppo e alla crescita e non stupisce che i paesi con livelli di alfabetizzazione più bassi, ovvero intorno al 25% della popolazione, siano anche quelli più poveri. Trasformatosi in onlus da cinque mesi, Plain Ink ha scelto l’incisività dell’inchiostro e l’immediatezza delle vignette come alleati per divulgare istruzione e buone pratiche di vita. Le storie raccontate spiegano infatti in modo semplice e visuale a bambini e non solo, come migliorare la vita del proprio villaggio, prendendosi cura della salute pubblica e della propria igiene personale.

Le vignette di The Village Changemakers
Il progetto è partito dall’India, nazione che, pur essendosi fatta largo fra le economie emergenti, continua a essere il paese con il maggior numero di analfabeti al mondo (sono 400 milioni secondo l’UNESCO gli indiani che non sanno leggere e scrivere), senza contare il divario tra bambini e bambine nell’accesso alla scuola, ancora in crescita. The Village Changemakers, questo il titolo del primo fumetto firmato Plain Ink, ha coinvolto per la sua creazione la comunità di Jalilpur, una bidonville di 10.000 abitanti alle porte di Varanasi, nell’Uttar Pradesh. Realizzato con la collaborazione di disegnatori del posto, il libro è stato prodotto e stampato in loco, in modo da sostenere l’economia indiana. Nel fumetto si racconta la storia di un piccolo villaggio, dove grazie all’impegno degli abitanti stessi si diffondono pratiche come lavarsi le mani, far bollire l’acqua ecc. per una più sana vita dell’intera comunità.

Il prossimo paese da raggiungere è l’Afghanistan, dove Selene Biffi racconta di avere trovato l’ispirazione per creare Plain Ink: «Tornando a casa dopo sei mesi passati lì con le Nazioni Unite – spiega la fondatrice della onlus – cercavo un modo di continuare il lavoro che avevo intrapreso, che consisteva principalmente nel creare testi scolastici e fumetti educativi per bambini su temi legati alla salute, all’agricoltura, alla pace. Così mi è venuta l’idea di Plain Ink».

Bambini indiani leggono i fumetti di Plain Ink
L’organizzazione non è attiva solo all’estero: per l’Italia ha infatti pubblicato Luna, storia di un bimbo marocchino trasferitosi nel nostro Paese, che grazie alla sua biglia più bella, Luna appunto, riuscirà a trovare nuovi amici e una nuova casa. Il fumetto, con testi in arabo e in italiano, vuole essere uno strumento concreto per unire fra loro culture lontane. «In Italia circa cinque milioni di persone, ovvero il 10% della popolazione, sono di origine straniera e di queste un milione sono bambini – spiega Selene Biffi – nonostante ciò nel nostro Paese sono ancora molto pochi, cari e difficili da trovare libri che promuovano il rispetto reciproco, la comprensione e il dialogo multiculturale, per questo motivo abbiamo attivato dei progetti italiani». La storia di Plain Ink è iniziata solo da un anno, ma il viaggio è ancora lungo e chi vuole può scriverne un capitolo. Come? Partecipando con una donazione o prestando la propria creatività per inventare nuove storie. A lieto fine ovviamente.

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