Mi consentoQuando Napolitano sbaglia, i giornalisti tacciono

Quando Napolitano sbaglia, i giornalisti tacciono

L’imbarazzo è palpabile. Basta farsi un giro su Twitter, dove di solito coloro i quali si considerano i portavoce del mainstream intellettual-giornalistico dicono la loro in quelle 140 battute previste. Stavolta no. Hai voglia a cercarli. Digiti la parola boom e non trovi niente. Allora provi con Grillo e il risultato è vuoto. Men che meno con Napolitano. Al momento in cui scriviamo, le eccezioni su Twitter sono due. Antonio Padellaro, direttore del Fatto Quotidiano e Alessandro Sallusti, direttore del Giornale. Il primo scrive: «Napolitano non “crede” al boom Grillo. Visto che non è un comune cittadino ma il capo dello Stato, può interferire così sulle elezioni?». Il secondo, che comunque tutto può essere considerato  tranne che mainstream, la dice a modo suo: «Napolitano non vede boom di Grillo. A una certa età non bastano neppure gli occhiali». Il resto della truppa è in silenzio, in imbarazzato silenzio.

La gente comune, invece, scrive, eccome. Quasi tutti contro il Presidente. Perché la gente comune – titolo italiano di un gran bel film di Robert Redford – ha orecchie per sentire e occhi per vedere. E quindi per gustarsi il video in cui Giorgio Napolitano minimizza il risultato del movimento 5 stelle alle amministrative: «Boom? Nessun boom, ricordo quello degli anni Sessanta, altri non ne vedo».

Noi qui su Linkiesta ne abbiamo scritto subito. E abbiamo definito quella del presidente della Repubblica una scivolata. Dispiace dirlo, ma il capo dello Stato si è fatto prendere la mano, si è regalato un gesto istintivo, figlio della sua distanza dalla cosiddetta antipolitica. Ma un gesto che, all’indomani del voto espresso dagli italiani, non ci si aspetta da un’autorità super partes. Napolitano ha detto anche altro, certo; ha detto che «ci sono motivi di riflessione per tutti, per le forze politiche e per i cittadini sui rapporti con la politica e sui problemi di governabilità». Ma quella frase resta. E quella frase, nella società di Internet e dei social network, è sulla bocca di tutti. Più rapidamente di un cinguettio.

È per questo che non possiamo che sorridere leggendo quest’articolo apparso sull’edizione on line del Messaggero. Un articolo che, in pieno stile prima Repubblica, con un incipit assai irritante, edulcora e spiega il concetto espresso dal Quirinale. Nel tentativo di fornire un altro messaggio agli italiani. Di inculcare in loro l’idea di un fraintendimento. Tentativo che oggi non può che suonare goffo e maldestro. Che magari domani ritroveremo sui più autorevoli quotidiani italiani. E dietro cui si nasconde il segreto del successo elettorale di Grillo.

Il segreto è che parte degli italiani, e quindi degli elettori, si sentono trattati da stupidi. Avvertono, forte, una barriera tra le istituzioni, chi le rappresenta e loro. E non solo ne possono più. Ma – e questa è la novità – non se la bevono più. Se un uomo politico, sia pure un capo di Stato,  commette una gaffe, commette una gaffe. Oggi la pillola non si può più indorare. Per di più con metodi da telefono fisso.

Beppe Grillo e il suo movimento hanno raggiunto alle elezioni un risultato insperato e inatteso. Forse non è un boom (basta mettersi d’accordo sul significato del termine), ma è materia per tifosi e analisti, non per un capo di Stato. Pensare che gli elettori del M5s siano tutte persone con la bava alla bocca e il forcone in mano che non attendono altro che la cacciata dei mercanti dal tempio è sbagliato e riduttivo. Come ha peraltro efficacemente spiegato oggi Massimo Gramellini su La Stampa. Il palazzo non si rinchiuda in se stesso. Così come la stampa tradizionale. Cerchiamo di non ripetere, in forma di farsa ovviamente, l’aneddoto di Maria Antonietta e delle brioche da dare al popolo affamato.

Chi ha votato Grillo capisce l’italiano, parla la nostra lingua. Qualcuno vuole convincerli che la via giusta è un’altra? Bene, allora si comunichi con loro. Non li si tratti con superiorità e distacco. Non è la strada corretta. A nostro modesto avviso. Come dimostra la risposta del comico genovese. E i commenti sul suo blog. 

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