Portineria MilanoSilvio è pronto per il dopo Formigoni: Gelmini o Lupi

Silvio è pronto per il dopo Formigoni: Gelmini o Lupi

Nubi sempre più nere si addensano sulla regione Lombardia del governatore Roberto Formigoni. Le indagini sul faccendiere Piero Daccò iniziano a fare male al Celeste. E tra le maglie dello stesso centrodestra sta iniziando a muoversi qualcosa: la caduta viene ormai messa in conto dai vertici di Pdl e Lega Nord. Elezioni anticipate a ottobre? Fantascienza o realtà?

A Milano la politica è in fermento. E qualcuno già vede nel prossimo martedì una data fatidica. In consiglio regionale arriverà con tutta probabilità la mozione di sfiducia delle opposizioni. Non è detto che il Popolo della Libertà possa preparare una sorpresa. A quanto pare, franchi tiratori nel segreto dell’urna potrebbero affossare Formigoni per poi scaricare la colpa sulla Lega Nord. «Ma il voto segreto è roba da dittatura sudamericana», spiega un esponente dell’opposizione.

Sono ipotesi. Semplici rumors. Indiscrezioni. Che sono però lo specchio delle molte chiacchere che in questi giorni si fanno nel capoluogo lombardo, che sta aspettando l’arrivo del Papa per la Giornata Mondiale delle Famiglie. Sono discorsi che qualcuno ha origliato soprattutto nella villa San Martino di Arcore, dove Silvio Berlusconi è tornato quello di un tempo.

Qui il Cavaliere, lontano dai riflettori della politica del governo Monti, lavora in vista della riforma costituzionale e per salvare le sue aziende dal tracollo. Ma Silvio, spronato dai suoi, ha iniziato a impegnarsi pure sulla questione lombarda, dove, al momento, regna ancora Formigoni, forte dell’asse tra Comunione e Liberazione e Carroccio. Le indagini sulla sanità, tra San Raffaele e Fondazione Maugeri, però continuano inesorabili.

Ieri il Celeste ha annunciato che anche in caso di avviso di garanzia «non si dimetterà». Eppure due spade di damocle gli pendono sulla testa. Da una parte la vicenda delle firme false e l’esito che avranno i prossimi sviluppi dal punto di vista della giustizia amministrativa, che di fatto potrebbe far crollare tutti gli eletti in consiglio. Dall’altra, appunto, la mozione di martedì prossimo, oppure di altre che potrebbero arrivare a ripetizione.

Berlusconi sa bene che la pressione su Formigoni aumenterà nei prossimi mesi, fino alla caduta. Per questo motivo, in queste ore così concitate, ha chiamato a rapporto Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, da sempre esponente ciellino molto ascoltato a palazzo Grazioli. Lupi è il cavallo di razza. Darebbe continuità all’opera del tessuto economico politico di Cl e della Compagnia delle Opere sul territorio. Si racconta che non sia particolarmente gradito neanche lui – come Formigoni – alla Cdo di Giorgio Vittadini, ma sarebbe comunque meglio di un esponente leghista. O peggio ancora di un poltico del Partito Democratico come Giuseppe Civati: il sistema potrebbe scardinarsi all’istante.

Ecco allora arrivare la seconda carta nel mazzo di Silvio. È quella di Mariastella Gelmini. Ex coordinatore regionale di Forza Italia, ex ministro dell’Istruzione Pubblica, la pidiellina bresciana non ha perso il suo appeal nonostante la debacle alle ultime elezioni amministrative: era le la responsabile sul territorio. Il ragionamento che l’ex premier è questo. «Voglio avere un mio uomo in modo da poterlo controllare».

Opinione che non fa una grinza. E che cozza con le aspirazioni di Gabriele Albertini, europarlamentare, politico che non ha mai guardato in faccia nessuno, su cui invece sta lavorando con forza la coalizione di centro, da Futuro e Libertà di Giuseppe Valditara fino all’Udc di Pierluigi Mantini. Qualcuno azzarda dalle parti dell’ex sindaco di Milano: «Berlusconi potrebbe trovare qui un laboratorio per riagganciare i rapporti con Casini». Albertini, però, potrebbe pagare le tante critiche rivolte in questi mesi al Cavaliere sul caso Bunga Bunga.

Tutto è in evoluzione. Formigoni assiste impassibile, con il timore di poter essere sfiduciato dai suoi. Ma soprattutto di essere sfiduciato da quel Berlusconi che non lo ha mai visto di buon occhio, evitandolo spesso e volentieri. In tutto questo bailamme di voci e veleni, non poteva mancare la perdita di posizioni di Bruno Tabacci, assessore al Bilancio del comune di Milano. La vicenda Sea rischia di fare male e lo stesso movimento arancione sembra aver battuto in ritirata.

L’idea di ricreare una coalizione variegata di centrosinistra in regione, quindi, sul modello Pisapia, stenta a decollare. Così, il Partito Democratico, potrebbe facilmente puntare su Giuseppe Civati, detto Pippo. Il consigliere regionale brianzolo continua a proporre le primarie di coalizione, ma sa – sostengono alcuni – di avere un passo in più rispetto agli altri.

E nel centrodestra come nell’area centro qualcuno inizia a mostrare qualche timore: «Civati è un battitore libero, poco controllabile». In vista dell’Expo 2015 e delle grandi opere infastrutturali un pessimo biglietto da visita per il tessuto economico politico lombardo. Ma di sicuro Civati rappresenterebbe un vero cambiamento.  

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