Fisco, come difendersi dalle cartelle pazze

Fisco, come difendersi dalle cartelle pazze

Sono di due tipi le lettere che, in questi giorni, l’Agenzia delle entrate ha inviato complessivamente ad alcune centinaia di migliaia di contribuenti.

Le lettere del primo tipo sono riconducibili ai controlli da “articolo 36-ter”, ossia i controlli formali finalizzati a verificare la rispondenza della documentazione in possesso del contribuente alle deduzioni e detrazioni da esso indicate nella dichiarazione dei redditi negli appositi righi e quadri.

Le lettere del secondo tipo riguardano invece le logiche di funzionamento proprie dell’accertamento sintetico-redditometrico, ossia le logiche di raffronto tra il livello delle spese sostenute dal contribuente e il livello del reddito dichiarato per il medesimo periodo di imposta.

Come comportarsi se si è tra i destinatari delle une, delle altre o, per i più fortunati, di entrambe?

Nonostante le parole accertamento sintetico e redditometro evochino i maggiori spauracchi anche in chi, contribuente onesto, non ha alcuna coda di paglia da giustificare, sono le lettere del primo tipo quelle su cui concentrare prima di tutto la propria attenzione ed il proprio tempo.

Le lettere da controllo formale ex articolo 36-ter hanno infatti una data di scadenza: entro 30 giorni dal loro ricevimento, il contribuente deve produrre in copia tutta la documentazione che gli viene richiesta, spedendola per posta cartacea o consegnandola a mano, in busta chiusa, all’ufficio locale competente, all’attenzione del responsabile del procedimento, il cui nominativo è espressamente indicato nella lettera medesima. Se la documentazione presentata viene considerata idonea dall’ufficio a comprovare il diritto alle detrazioni e deduzioni indicate in dichiarazione cui la documentazione medesima si riferisce, il procedimento si chiude.

Se così invece non è, per una o più delle detrazioni o deduzioni di cui il contribuente ha beneficiato in dichiarazione, viene emesso dall’ufficio un ulteriore avviso con la richiesta del versamento delle maggiori imposte ricalcolate, oltre alle sanzioni nella misura del 30 per cento. Se il contribuente “concilia” entro 30 giorni, la sanzione e’ abbattuta al 20 per cento.

Ove non d’accordo con l’ufficio, il contribuente può anche scegliere di ricorrere, una volta ricevuta la cartella di pagamento con l’intimazione ad adempiere che segue l’avviso “bonario” dell’ufficio. E se il contribuente, pur avendo magari tutta o parte della documentazione che gli viene richiesta nella lettera, non la esibisce entro il termine dei 30 giorni?

In questo caso, l’ufficio procede direttamente all’emissione della cartella di pagamento con anche le sanzioni al 30% sulla maggiore imposta ricalcolata in funzione di tutte le detrazioni e deduzioni non comprovate dal contribuente. Il contribuente, anche in questa ipotesi, può fare ricorso contro la cartella di pagamento e, pur nel silenzio della prassi e della giurisprudenza, pare corretto ritenere che la mancata produzione della documentazione richiesta con la lettera non ne inibisca la presentazione direttamente in sede contenziosa.

Per quanto riguarda invece le lettere del secondo tipo, quelle para-redditometriche, non esiste una data di scadenza e, al limite, il contribuente può anche decidere di non fare nulla. Le lettere, come sottolineato anche dai vertici dell’Agenzia delle entrate, costituiscono dei meri inviti a valutare la congruità del proprio livello reddituale rispetto ad una serie di spese che risulterebbero dalle banche dati dell’amministrazione finanziaria. Una valutazione finalizzata ad una eventuale scelta di ravvedersi in relazione alla dichiarazione presentata l’anno scorso e di dichiarare con maggiore puntualità il proprio reddito per la tornata dichiarativa ormai prossima.

Insomma, né un avviso bonario, né tanto meno un avviso di accertamento; nulla più di uno strumento di compliance, come si usa dire oggi, nell’ambito del quale la premurosa cortesia si confonde con la velata minaccia e si accompagna alle inevitabili preoccupazioni e polemiche.

Salvo chi ritenga di accogliere l’invito al ravvedimento e alla dichiarazione di redditi maggiori, l’unico effetto pratico della lettera può al più essere quello di fare mente locale, raccogliere e mettere da parte, con tutta calma, passate le più immediate scadenze, documenti attestanti le spese effettivamente sostenute (tra quelle segnalate dall’Agenzia) e comprovanti le ragioni dell’eventuale incongruità apparente tra dette spese e il reddito dichiarato.
Il tutto sperando di non ricevere un giorno pure lettere del terzo tipo, in un crescendo sempre più fantascientifico del fisco italiano.

*direttore di Eutekne.info

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