In Iran la fatwa contro Salman Rushdie diventa un videogame

In Iran la fatwa contro Salman Rushdie diventa un videogame

La fatwa khomeinista contro lo scrittore indiano Salman Rushdie ora diventa un videogame. Con l’obiettivo di tramandare alle nuove generazioni la valenza di un editto ormai ultraventennale, il governo iraniano sta finanziando la produzione di una adventure elettronica con cui i giovani del Paese posso cimentarsi nella «sacra impresa» di uccidere l’autore de I versetti satanici.

Il videogioco – dal titolo inequivocabile “La stressante vita di Salman Rushdie e l’esecuzione del suo verdetto” – è parte peraltro di una strategia mediatica più ampia con cui il regime vorrebbe contrastare l’invasione culturale e il soft power occidentale. Annunciata al mondo martedì durante il secondo expo internazionale dei giochi per computer di Teheran, l’idea di tramutare in action-game la sentenza con cui nel 1989 l’ayatollah Khomeini condannò a morte Rushdie risale in realtà al 2009, quando l’associazione islamica degli studenti iraniani ha chiesto ai liceali di preparare lo script del futuro videogame. Le tre bozze migliori sono state ora consegnate agli sviluppatori del software.

Il progetto, la cui realizzazione avrebbe già superato la fase iniziale, ha subito però nell’ultimo periodo rallentamenti notevoli. «Non abbiamo problemi a trovare spunti e ispirazione per le nostre iniziative, ma incontriamo spesso intoppi nella produzione», ha spiegato Ahmad Khalili, il direttore dell’associazione studentesca islamica, assicurando tuttavia che il lavoro su Rushdie entrerà presto in commercio.

Oltre a mantenere vivo l’interesse sulla fatwa contro lo scrittore e i peccati di cui si sarebbe macchiato, i videogame incentrati sulla cultura persiana e sulla sicurezza nazionale hanno il fine ultimo di trasmettere ai più giovani i principi della rivoluzione khomeinista. Molti dei titoli sfornati dall’industria locale sono ispirati da figure persiane del passato, da vicende attuali o dai possibili scenari che potrebbe assumere lo scontro in atto con Stati Uniti e Israele.

Nel 2007 è stato lanciato Special Operation 85, un action-game in 3D che ha come antefatto il rapimento da parte dell’esercito americano di due scienziati nucleari iraniani, Said e Maryam Kousha, mentre questi sono in pellegrinaggio presso la moschea dell’Iman Husayn a Kerbala, in Iraq. A liberarli dalla prigione israeliana in cui sono rinchiusi, ci penserà l’agente speciale Bahram Nasseri che, guidato dal joystick, porterà a termine la missione solo dopo aver ucciso un cospicuo numero di militari appartenenti «al Grande e al Piccolo Satana».

Nel 2009 è stata la volta di Age of Heroes, un adventure game basato sulla figura di Atar, comandante del regno di Sistan, e ispirato al poema epico Shahnameh di Ferdowsi. Il 10 giugno scorso è stato invece presentato il videogioco “Battaglia nel Golfo di Aden” con cui la marina iraniana vuole celebrare la propria potenza e le operazioni condotte contro i pirati in acque internazionali. Il giocatore si pone alla testa di un commando che ha il compito di scovare e uccidere i bucanieri, per poi giungere all’eliminazione del loro leader. Ad emergere vincitori sono ovviamente gli efficienti e coraggiosi marinai persiani, in attesa che nelle stesso golfo avvenga un giorno la resa dei conti con il nemico americano.

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