Ligresti, dichiarato il fallimento delle società immobiliari

Ligresti, dichiarato il fallimento delle società immobiliari

Il tribunale di Milano ha appena dichiarato il fallimento di Sinergia e Imco, le holding della famiglia Ligresti nel settore delle costruzioni. Il passivo delle due società ammonta a circa 400 milioni di euro. I giudici del tribunale fallimentare di Milano – Filippo Lamanna, Roberto  Fontana e Filippo D’Aquino – hanno accolto dunque la richiesta avanzata dal pm milanese Luigi Orsi, titolare dell’inchiesta penale sul gruppo Ligresti. E hanno respinto la richiesta perorata ieri dai legali delle due società, che chiedevano un’ulteriore dilazione di 15 giorni per presentare un piano di salvataggio. Per motivi tecnici, il tribunale ha rinviato la decisione a questa mattina. «Le banche creditrici non si sono dimostrate disponibili a finanziare direttamente» la ristrutturazione, scrivono i giudici, spiegando che l’accordo con le banche «non è stato per nulla raggiunto», ma è sottoposto a una serie di condizioni future ed incerte». All’udienza del 13 giugno, era stata depositata la dichiarazione di disponibilità una sola banca, la Cariparma (gruppo Crédit Agricole), che non rientra tra le otto banche che avevano sottoscritto la lettera in data 30 aprile prodotta in atti e vanta un credito minore in entità. Questo, concludono i giudici, «dimostra semmai l’insuccesso dei tentativi finora svolti al fine di ristrutturare l’indebitamento della società, il che rende già solo per questo, del tutto inopportuna, oltre che ingiustificata, la concessione di un ulteriore rinvio della decisione». 

Dallo scorso 17 aprile le due holding hanno cercato una soluzione per salvarsi dal fallimento. Due sono state le vie perseguite, sino alla sentenza di stamattina, che si proiettavano sul loro futuro. La prima strada per il futuro di Imco e Sinergia è una bozza di un piano di salvataggio: il fondo Hines Italia era pronto ad accollarsi 243 milioni di euro di debiti bancari delle holding, più un versamento contanti di 50 milioni in cambio del patrimonio immobiliare di Imco e Sinergia. Si tratta di terreni per i quali si prevedono investimenti immobiliari. Sulla bontà di questo piano ieri davanti ai giudici ha garantito personalmente Manfredi Catella, amministratore delegato di Hines Italia, il quale ha spiegato che servirebbero solo ulteriori 15 giorni per presentare la documentazione agli altri investitori coinvolti (che secondo le indiscrezioni sarebbero Mediobanca, Fondazione Cariplo e Fondazione Crt, mentre Enpam ed Enasarco hanno smentito l’interesse).

Ma la strada del salvataggio si è trovata come ostacolo il pm Luca Orsi, che si è opposto alla richiesta di rinvio presentata dai legali di Imco e Sinergia. Sono due i problemi, infatti, che non hanno convinto l’accusa. Il primo problema è stato che se dal 17 aprile a oggi non erano stati trovati altri investitori per salvare Imco e Sinergia dal crack, appariva poco credibile l’ipotesi di un rinvio presentata delle difese e da Catella. Il ragionamento dell’accusa, infatti, è stato che se effettivamente i finanziatori fossero stati trovati, avrebbero avuto tutto l’interesse a sottoscrivere il piano. In realtà, invece, è stata l’ipotesi accusatoria: per il momento ci sarebbe solo Catella effettivamente disponibile. Il secondo problema, sempre secondo l’accusa, è che sarebbero sospette le operazioni condotte tra le parti correlate. E poi, ancora, il dubbio dell’accusa verteva intorno a un interrogativo: che interesse possono avere Hines ed eventuali altri a salvare le holding della famiglia Ligresti, se queste stesse hanno drenato alle correlate ingenti risorse?

Per comprendere da dove nascono questi interrogativi, bisogna fare un passo indietro e tornare agli asset immobiliari di Imco e Sinergia, che verrebbe scambiato in cambio del cash per i Ligresti e dell’accollo dei debiti. Tra questi uno degli esempi più significativi è l’area del Cerba (Centro europeo di ricerca biomedica avanzata) in zona Milano est-via Ripamonti, proprio nella zona dell’Istituto Europeo di Oncologia guidato da Umberto Veronesi, che della Fondazione Cerba è anche presidente. Il progetto Cerba è stato ritentuto di forte valore strategico tanto dalla Regione Lombardia, quanto dall’ex sindaco di Milano Letizia Moratti. Un valore che secondo una perizia di Protos, economicamente ammonta a 180 milioni di euro, a fronte di circa 900 milioni di euro di costi di realizzo, e di ricavi futuri stimati in 1,1 miliardi. Il valore della stima di Protos è proprio la differenza tra l’ipotesi teoriche di ricavo e i costi effettivi: il margine è molto aleatorio e lascia molte incertezze. Questo tanto più che nel 2010 i Ligresti per ottenere un prestito hanno ipotecato l’area Cerba e dato in pegno l’85 per cento delle azioni Imco: i 120 milioni ottenuti dalle banche sono poi stati usati dai Ligresti per riequilibrare i problemi finanziari dell’altra holding della famiglia, Sinergia.

Un secondo progetto ha visto esposta invece Milano Assicurazioni: come si poteva leggere già nella prima relazione trimestrale 2012 di Milano Assicurazioni, infatti, quest’ultima aveva recentemente versato una tranche di 3,5 milioni di euro a Imco. Si trattava di un’operazione avviata nel 2005: Milano Assicurazioni aveva ceduto a Imco i terreni a Milano di via Confalonieri-via De Castillia (quartiere Garibaldi-Isola), in cambio dell’acquisto dalla stessa Imco di un’immobile da realizzare sulla stessa area: il valore dell’operazione ammonta a 61 milioni di euro. «Si segnala però che Milano assicurazioni – si leggeva nella relazione trimestrale – diverrà proprietaria di tali immobili solo una volta che questi saranno ultimati e collaudati. Nel caso in cui le controparti venditrici (Imco, ndr.) non siano in grado di adempiere alle proprie obbligazioni, tali contratti di compravendita di cosa futura, non essendo assistiti da garanzie di genere, espongono la compagnia al rischio di perdere la consegna degli immobili. Infine si segnala che le suddette parti correlate hanno recentemente chiesto alla Compagnia il pagamento di ulteriori somme a fronte di presunte varianti ai piani originari. Si ritiene che tali richieste, per le quali sono in corso i doverosi approfondimenti, non risultino fondate e sono state pertanto al momento rigettate».

Malgrado questo allarme però, senza sorpresa, nel tempo i rapporti tra Milano Assicurazioni e Imco sono rimasti solidi e i destini ancora sono intrecciati: proprio queste sono le operazioni tra correlate che hanno destato più di un sospetto in procura a Milano. Ieri sera poi una nota congiunta Fonsai-Milano ha chiarito che la famiglia non restituirà gli acconti per gli immobili non ultimati che restano in capo alla Milano assicurazioni. «La transazione – si legge nella nota – trova la sua ragione economica nel sostituire [….] acconti già corrisposti per acquisto di beni immobiliari con la proprietà dei beni immobiliari stessi» in quanto «tali acconti, in uno scenario di fallimento del gruppo Imco – Sinergia, darebbero titolo alle società del gruppo Fondiaria-Sai di essere annoverate tra i creditori chirografari del gruppo Imco – Sinergia». Ah, la società tiene a far sapere «che gli organi competenti hanno deliberato nella loro piena autonomia».