Messa nell’angolo, l’Europa ha battuto un colpo

Messa nell’angolo, l’Europa ha battuto un colpo

BRUXELLES – A volte i miracoli accadono proprio quando sembra prevalere il pessimismo e tutte le vie sembrano sbarrate. È accaduto questa notte, facendo del summit di Bruxelles veramente quello che molti avevano auspicato: una svolta se non storica, almeno (probabilmente) decisiva. C’è voluto il ricatto di Mario Monti e il collega spagnolo Mariano Rajoy, che hanno usato la miglior tattica: quella della sorpresa. La sorpresa, cioè, di un blocco all’unico capitolo che sembrava non controverso nel summit, quello sul pacchetto per la crescita da 120 miliardi di euro, caro soprattutto a François Hollande. Una mossa che ha spiazzato un po’ tutti, e che ha convinto dell’assoluta determinazione dei due leader “latini”.

Un poker, certo, perché se non si fosse trovato un accordo si poteva arrivare a un totale fallimento del vertice con effetti devastanti sui mercati. Ma questa è la più classica Europa, quella che si sblocca solo a un millimetro dal baratro, con soluzioni che richiedono una grossa fantasia in termini di trucchi e formulazioni giuridiche per salvare la faccia a tutti. Questa volta però c’è di più, c’è un risultato di sostanza, con una netta accelerazione verso l’unione bancaria e soprattutto sulla vigilanza bancaria centrale a livello eurozona, che conta molto più dell’intervento anti-spread del fondo salva-stati.

Partiamo da Monti, che ovviamente a noi italiani è quello che interessa di più, mentre per la maggioranza degli osservatori stranieri il suo parziale successo è piuttosto un elemento “collaterale”. Il premier ha ottenuto la possibilità che il fondo salva-stati (Esm) possa comprare titoli di Stato di un Paese «virtuoso» (e cioè che sta attuando il risanamento di bilancio e le riforme) sotto attacco senza che il Paese in questione debba sottoporsi a condizioni dure come quelle che hanno dovuto accettare Grecia, Irlanda e Portogallo. Resta però quello che Monti non avrebbe voluto: la necessità di una formale richiesta – da parte del Paese in questione – di attivazione dell’intervento (attuato tramite la Bce, usata però solo come «agente» sul mercato con i fondi Esm).

Palazzo Chigi sottolinea che «non sarà una richiesta di aiuto». Una questione semantica. Con i tedeschi, diversamente non era possibile, tantomeno il fantasioso meccanismo «semiautomatico» con tanto di «forchetta» sognata dal ministro per le politica comunitarie Enzo Moavero Milanesi sul modello dell’antico Serpente monetario. La richiesta, inoltre, dovrà essere approvata con la fortissima maggioranza prevista dall’Esm, pari al 90% del capitale – di fatto la Germania ha diritto di veto. E sarà necessario anche un memorandum, sia pure superlight: e cioè senza nuove condizioni, basterà che il paese in questione «continui ad applicare» quanto sta facendo, in linea con le raccomandazioni annuali della Commissione Europea.

Qualche incertezza sulla questione della presenza o meno della troika: non solo Palazzo Chigi, ma anche varie fonti Ue sostengono che non ci sia, ma che il monitoraggio resterà quello «normale» che la Commissione effettua su tutti i Paesi per verificare che rispettino le raccomandazioni annuali. Stamattina Angela Merkel arrivando ai lavori ha affermato che invece dovrà esserci. Formalmente, non è così, non foss’altro che la troika implica la presenza del Fmi che invece non è prevista. Inoltre, anche se non sarà «commissariato» come invece Grecia, Portogallo o Irlanda, è chiaro che il Paese che avrà avanzato la richiesta sarà sottoposto di fatto a una rafforzata sorveglianza di Commissione e Bce, troika o meno. Del resto «missioni» nel Paese in questione sono possibili anche in un normale quadro Ue, ad esempio durante le procedure per deficit eccessivo.

Questa formula – richiesta formale e memorandum – era irrinunciabile per la Germania, forte della lettera del Trattato Esm, e non dimentichiamo che proprio oggi la Merkel affronta il Bundestag per la ratifica di Esm e Fiscal Compact. Traduciamo: la Germania ha ceduto sui dettagli, non sui principi di base, anche se certo emerge un nuovo, diverso tipo di aiuto ad hoc per i “Paesi virtuosi” e, appunto, superlight. Resta inoltre il dubbio sulle “munizioni”: se davvero il fondo dovesse essere attivato per massicci acquisti di titoli italiani o spagnoli, i 500 miliardi (di cui 100 già utilizzati per le banche spagnole) potrebbero esser presto esaurito, in aumento di capitale sarebbe inevitabile, con i chiari problemi politici.

La vera svolta è però un’altra, tutta a favore della Spagna, ma più in generale dell’eurozona: la possibilità di una ricapitalizzazione diretta delle banche una volta che sarà approvata – si parla di fine 2012 – una vigilanza bancaria centrale Ue grazie alla Bce. In questo modo, dopo una prima fase di transizione (si parla di sei mesi), l’erario spagnolo potrà sgravarsi dell’onere dei 100 miliardi di euro di prestiti Ue al suo comparti finanziario, e questo probabilmente non dispiacerà ai mercati. Qui è la vera, grossa, concessione della Germania, e il vero vincitore, tra Rajoy e Monti, è soprattutto il primo. Tanto più che Berlino ha accettato che, almeno per le banche spagnole, l’Esm rinunci allo statuto di creditore “senior” (con precedenza su tutti gli altri creditori, con il rischio di fuga dei privati).

C’è però di più: la sorveglianza bancaria centrale eurozona – prima cruciale trappa dell’unione bancaria – che sembrava ancora un percorso ancora lungo, ha subito una fortissima accelerazione: secondo Bruxelles potrà partire già dal primo gennaio 2013 (se tutto andrà bene). E’ forse questa, la vera, grande notizia di questo vertice. Un risultato – visti tempi e i modi della politica europea – tutt’altro che scontato. Alla fine l’Europa ha ritrovato una sua unità, l’euro da oggi ha qualche chance in più di sopravvivere a lungo. Poi certo bisognerà aspettare l’Eurogruppo del 9 luglio per capire alcuni punti fondamentali come appunto l’eventuale ruolo della troika (Ue, Bce, Fmi). Le fonti della Commissione ricordano che, già dal G20 di Cannes, per quanto riguarda l’Italia è in atto un monitoraggio da parte della Commissione e della Bce e quindi l’eventuale richiesta italiana ricadrebbe in quest’ottica. E sottolineano quindi che, non essendo previsto un ruolo del Fmi, allora non si può parlare di troika. 

Per leggere il documento uscito dalla riunione di stanotte clicca qui
 

X