Non solo complimenti: il G20 a Monti chiede di più

Non solo complimenti: il G20 a Monti chiede di più

«Nel giro di sette mesi le cose sono migliorate». Il presidente del Consiglio Mario Monti, in una lunga intervista apparsa sui principali quotidiani europei, ha spiegato che, rispetto agli impegni assunti al G20 di Cannes, l’Italia è il miglior Paese dell’eurozona. Citando il G20 Cannes Summit Final Compliance Report, Monti ha detto che la percezione intorno a Roma è mutata. Tuttavia, andando a leggere il report citato dal premier, emerge che, se è vero che la media ponderata dei punteggi vede l’Italia nella fascia alta della classifica finale, è altrettanto vero si tratta appunto di una media e che il Paese non ha «del tutto realizzato» gli impegni presi nel campo del consolidamento fiscale. Al governo Monti, su questo punto, infatti è stato assegnato un punteggio di -1 (la scala è di -1, 0, +1, vedremo fra poco cosa si intenda con questi numeri). E dire, proprio su questo tema, al precedente G20 di Seoul al governo di Silvio Berlusconi era stato dato un punteggio di +1, rimarcando che «tutti gli impegni sul consolidamento fiscale» erano stati rispettati.

«L’Italia – si legge – non ha rispettato il suo impegno all’adozione di un approccio differenziato fra consolidamento fiscale e stimolo alla crescita». Così hanno spiegato Faiyyad Hosein e Krystel Montpetit, i due ricercatori che hanno curato il report finale del G20 in merito agli obiettivi fiscali presi dall’Italia nell’incontro di Cannes. «Malgrado abbia fatto progressi significativi nella realizzazione dei suoi impegni di policy – continuano-  l’Italia non ha pienamente realizzato su base nazionale politiche differenziate per dare fiducia e aiutare la crescita né ha pienamente realizzato chiare, credibili e specifiche misure su base nazionale per raggiungere il consolidamento fiscale». Infatti «il governo italiano ha parzialmente rispettato il suo impegno di politica fiscale di raggiungere un budget vicino al pareggio prima del 2013 e un rapporto debito/Pil in rapida discesa». Hosein e Montpetit riprendono il Fiscal Monitor del Fondo monetario internazionale del 24 gennaio che rivela che sul piano fiscale ci sono «modesti miglioramenti». I dati citati dal Fondo Monetario prevedono infatti che il rapporto deficit/Pil nel 2012 sarà pari al 2,8% e nel 2013 si attesterà al 2,3 per cento. Non solo. Il debito pubblico continuerà a crescere: dal 125,3% del Pil previsto per l’anno in corso al 126,6% del Pil nel 2013. D’altra parte, come aveva già ricordato il Fondo monetario internazionale nel suo meeting di primavera, il pareggio di bilancio sarà raggiunto dall’Italia solo nel 2017 e non nel 2013 come annunciato dal governo Monti.

Il secondo punto citato è quello dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione che al momento della stesura del report, il 20 maggio, non era ancora ancora stata emendata (ma ora il pareggio è nella nostra Carta fondamentale).  

Punto d’orgoglio del governo Monti è, continuano i ricercatori, la riforma delle pensioni e il report sottolinea le misure messe in atto per la crescita: «Per quanto riguarda l’impegno dell’Italia alla realizzazione di riforme strutturali per stimolare la crescita – si legge – il nuovo governo tecnico sotto la leadership di Mario Monti ha così approvato un un numero di misure per incoraggiare una crescita sostenibile insieme con severe misure di austerità, ascoltando chi dice che il successo delle misure di austerità dipende dalla contemporanea implementazione di robuste misure per stimolare la crescita».  

Un punto dolente è invece la spending review: «Malgrado il suo convinto impegno a riformare vari, rigidi, sistemi, meccanismi e mercati per promuovere la crescita, il governo di Mario Monti non ha ancora realizzato il proprio impegno di condure una generale spending review, a restrutturare il sistema giudiziario e a ridurre il dualismo Nord-Sud attraverso una generale revisione del programma di fondi strutturali (Eurosud Plan) e di accrescere la responsabilizzazione e l’autonomia delle università e delle scuole italiane». 

Il documento finale del G20 di Seoul era ben differente. Presentato il 6 novembre 2011, fu discusso anche durante il G20 di Cannes, quando arrivò il monitoraggio da parte del Fmi guidato da Christine Lagarde. La media finale dei voti dati al governo Berlusconi era più bassa, 0,77, ma non era presente alcun -1, nemmeno su un capitolo spinoso come quello della corruzione, che è stata giudicata con un punteggio di 1. Stesso voto è stato dato anche al programma di bilancio presentato dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti. «L’Italia ha pienamente rispettato il suo impegno a formulare e attuare piani di consolidamento fiscale chiari, credibili, ambiziosi, e favorevoli alla crescita a medio termine», ha spiegato Faiyyad Hosein, lo stesso ricercatore che ha poi curato il report finale del G20 di Cannes, citato da Monti. Dopo il summit di Seoul, è stato certificato che i due piani di bilancio, quello del 26 maggio 2010 da 24,9 miliardi di euro di tagli e quello del 14 settembre 2011 da 54 miliardi, erano pienamente in linea con tutte le promesse fornite al G20. Nello specifico, si lodavano il congelamento di tre anni degli stipendi pubblici, il taglio del 10% della spesa per i ministeri, la riduzione di 4,5 miliardi di euro dei trasferimenti alle Regioni, il condono edilizio e il giro di vite sull’evasione fiscale. Ancora, in merito alla manovra economica dello scorso settembre, il G20 ha rimarcato che il pacchetto approvato era in linea con gli impegni assunti.

Guardando agli ultimi G20 e alla verifica degli impegni presi, l’Italia era in buona posizione sia al meeting di Toronto sia a quello di Londra. In entrambe le occasioni, nel campo del consolidamento fiscale, è stato assegnato un punteggio di 0, che equivale a un’adozione delle misure promesse però senza la creazione di un piano di exit strategy a lungo termine. Di contro, un punteggio di 1 rappresenta il pieno impiego dei provvedimenti promessi, anche nel lungo termine, mentre il contrario di ciò è giudicato da un voto pari a -1. Intanto la situazione generale dell’eurozona, non solo dell’Italia, è peggiorata negli ultimi mesi. 

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