Quando il terremoto diventa una centrale di sprechi

Quando il terremoto diventa una centrale di sprechi

È di mercoledì scorso la decisione del Governo di affidare al Presidente della Regione Emilia Romagna il compito di commissario per la ricostruzione. A guardare agli scarsi risultati prodotti dal commissario per la ricostruzione in Abruzzo, c’è da augurarsi che Vasco Errani non segua le orme del suo collega Gianni Chiodi. Nominato commissario per la ricostruzione in Abruzzo, Chiodi non passerà certo alla storia per aver accelerato un percorso di ritorno alla normalità delle zone abruzzesi colpite dal terremoto del 2009. Il Presidente della Regione Abruzzo sarà invece certamente ricordato per aver dato vita, nell’ambito della sua finzione di Commissario, ad una mega struttura burocratica, articolata una serie di divisioni, che oggi conta addirittura 100 addetti. La maggior parte di questi ultimi non proviene però dalle fila della regione e degli altri enti abruzzesi, come sarebbe stato logico dovesse avvenire.
Si tratta invece ed in larghissima parte, di assunzioni ex novo, di collaborazioni, di consulenze, che peseranno sul bilancio dello stato per diverso tempo, almeno a giudicare dalla lentezza con cui procedono le operazioni di ricostruzione.

Chi ha consentito tutto ciò? Il governo di Silvio Berlusconi, che di ordinanza in ordinanza ha sempre più ampliato le possibilità di assunzione di personale da destinare all’emergenza terremoto. Il via alle assunzioni viene dato dall’ordinanza n. 3755/2009, con la quale si autorizza il Capo del dipartimento della Protezione civile ad “avvalersi di personale con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite di cinquanta unità, sulla base di una scelta di carattere fiduciario”. Un atto successivo stabilisce poi che “iI contingente di personale assunto con contratto di collaborazione coordinata e coordinativa […] opera presso la struttura del Commissario delegato Presidente della regione Abruzzo senza soluzione di continuità a decorrere dal 1 febbraio 2010”.

Un’altra infornata di personale arriva con l’ordinanza n. 3757/2009. Grazie ad essa il Commissario per la ricostruzione viene autorizzato ad utilizzare “società di progettazione o uffici tecnici di imprese del settore sulla base di criteri di scelta di carattere fiduciario”, nonché “a stipulare dieci contratti a tempo determinato ovvero a collaborazione coordinata e continuativa”. Silvio Berlusconi riesce in realtà ad avere un pensiero anche per il Comune dell’Aquila, che in virtù all’ordinanza n. 3784/2009 viene messo in condizione di “stipulare non più di dodici contratti di lavoro a tempo determinato” e di “coprire sei posti vacanti nella dotazione organica mediante utilizzo di graduatorie concorsuali, ancora valide, di altri enti locali”.

Il “capolavoro” del terremoto-datore di lavoro, rappresentato dalla ordinanza n. 3833, viene firmato il 22 dicembre, ossia pochi giorni prima di Natale. È proprio un bel dono per il Commissario Chiodi. Nel provvedimento si legge che, “al fine di assicurare un adeguato supporto tecnico ed operativo, nonchè di coordinamento istituzionale per lo svolgimento delle attività previste dalla presente ordinanza e per Ie esigenze derivanti dalla fase della ricostruzione, il Commissario delegato per la ricostruzione è autorizzato a costituire, con apposito provvedimento, una Struttura Tecnica di Missione, composta da non più di trenta unità di personale, di cui quindici unita già previste dall’articolo 2 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3784 del 25 giugno 2009”. Dunque, su trenta unità destinate alla Struttura tecnica, quindici di esse possono essere assunte, come accadrà, con contratti a tempo determinato.

Ma non è finita qui. Perché la medesima ordinanza autorizza il Commissario delegato per la ricostruzione di avvalersi di una “Commissione tecnico scientifica nominata con proprio decreto e composta dai cinque esperti […] dal medesimo designati con il compito di prestare alta consulenza nella risoluzione dei problemi amministrativi, finanziari, contabili e di garanzia della trasparenza e della leqalità, che sorgono nel corso delle attività poste in essere dalla Struttura Tecnica di missione”. Per tale Commissione si prevede un appannaggio di personale: “una segreteria cui afferiscono un numero di unità non superiore a tre, prescelte dallo stesso Commissario, anche fra esterni all’amministrazione.”

Nel pieno dell’emergenza, l’ex Presidente del Consiglio riesce anche ad avere un occhio di riguardo anche su temi secondari, come gli straordinari e le maggiorazioni del personale impiegato dal Commissario per la ricostruzione. Sempre nella ordinanza n. 3833 si stabilisce infatti che “al personale della Struttura Tecnica di Missione, appartenente ai ruoli di pubbliche amministrazioni, può essere riconosciuto un compenso per prestazioni di lavoro straordinario effettivamente reso fino ad un massimo di 70 ore mensili pro-capite” e che “al personale dirigenziale applicato presso la Struttura Tecnica di Missione, ferma rimanendo la permanenza del trattamento economico fondamentale a carico dell’Amministrazione di appartenenza, è riconosciuta la maggiorazione del 30% della retribuzione di posizione in godimento”. Maggiorazione che può essere “aumentata sino al 50% nel caso in cui allo stesso personale sono attribuite funzioni di responsabile di ufficio o di struttura ad esso assimilabile”.

L’ultimo “omaggio” di Silvio Berlusconi, per la verità indirettamente destinato al Commissario, giunge infine attraverso l’ordinanza n. 3883/2010, con cui “il Provveditore Interregionale alle Opere Pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna […] è autorizzato a stipulare contratti di diritto privato di durata limitata allo stato d’emergenza, nel limite di cinque unità di personale”. In tal caso, però, viene almeno fatto salvo il criterio della selezione pubblica.

Tornano, dunque, i conti. Sono quelli che si ottengono sommando le varie unità presenti nei diversi uffici del Commissario. Della cui esorbitanza, in termini di personale, il Governo deve essersi accorto. Al punto da disporre, nelle settimane scorse, una razionalizzazione della struttura, messa in opera negli scorsi giorni dal Presidente della regione Abruzzo e che dovrebbe condurre ad una “riduzione del 30% dei costi annui di funzionamento rispetto ai corrispondenti costi sostenuti nell’anno 2011”.
Si può dunque ragionevolmente sperare che Monti, così attento a moderare i costi della pubblica amministrazione, non prenda esempio da Berlusconi. Evitando così di trasformare una cosa seria come la ricostruzione nelle zone disastrate dal terremoto, nell’ennesimo occasione per assumere amici ed amici degli amici, per giunta in modo del tutto scevro da qualsiasi criterio oggettivamente verificabile.
 

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter