Usa: il tasso dei prestiti per l’università raddoppia? Gli studenti si finanziano da soli

Usa: il tasso dei prestiti per l'università raddoppia? Gli studenti si finanziano da soli

Un trilione di dollari, più del totale del debito contratto attraverso l’uso delle carte di credito. A tanto ammonta il peso del debito che gli studenti universitari americani portano sulle spalle per pagare il proprio percorso di studi. E mentre il tasso di interesse dei cosiddetti prestiti Stafford (ovvero i prestiti federali, dal nome del senatore repubblicano Robert Stafford) rischia di raddoppiare passando dal 3.4 per cento al 6.8 per cento se il Congresso non troverà una soluzione entro il primo di luglio, da Stanford si fa strada una possibile alternativa. Si tratta di SoFi, un piano di prestiti ideato da quattro ex allievi dell’università di Stanford: Mike Cagney, Ian Brady, Dan Macklin e Jim Finnigan.

SoFi, il cui nome deriva dall’unione dei termini social e finance, non rappresenta semplicemente una formula di prestito a tasso agevolato, bensì una piattaforma, un social network, che mette in contatto fra loro studenti ed ex allievi di uno stesso ateneo. A prestare il denaro necessario per pagare gli studi ai laureandi sono infatti altri ragazzi che hanno frequentato la medesima università e che vogliono così sostenere i propri “colleghi” più giovani.

«Ciò che caratterizza il nostro progetto – spiega Mike Cagney, presidente di SoFi e amministratore delegato – è la dimensione sociale del prestito. Grazie a SoFi ex allievi e allievi che ancora devono laurearsi possono entrare in contatto e aiutarsi vicendevolmente, desiderando entrambi garantire il prestigio della propria università». Secondo gli ideatori, la forza di SoFi sta nel comune attaccamento degli studenti al proprio ateneo. «Ciò che accomuna creditori e debitori è una sorta di “ritorno sociale” – prosegue Cagney – poiché tutti hanno interesse a promuovere la reputazione del proprio campus».

Partito come progetto sperimentale proprio da Stanford nell’estate del 2011, SoFi sta piano piano conquistando numerosi altri campus a stelle e strisce come Yale, Berkeley e Virginia Tech, per un totale di circa quaranta atenei. L’anno scorso, in occasione del suo esordio, SoFi è riuscita a raccogliere 2 milioni di dollari da 40 ex alunni che hanno dato una media di 50.000 dollari ciascuno. Il denaro è stato prestato a 100 studenti di business, per un prestito totale di circa 20 mila dollari ciascuno.

Il sistema prevede l’erogazione di due tipi di prestiti: da una parte fino a  200.000$ per neolaureati a un tasso fisso del 5,99 per cento; dall’altra fino a 100.000$, per gli studenti che stanno ancora portando avanti la propria carriera scolastica, con un tasso fisso del 6,24 per cento, che può essere ridotto al 5,99 per cento una volta che i contraenti iniziano a pagare il rimborso, aderendo a un programma di pagamento automatico, con cadenza regolare. Si tratta di tassi molto vantaggiosi, inferiori da 3 a 4 punti percentuali rispetto a quelli di molti prestiti privati e più convenienti anche rispetto ai prestiti Stafford, qualora il tasso di quest’ultimi dovesse salire al 6,8 per cento, portando a un aumento di 1000$ a studente per l’intera durata del prestito (a tale riguardo intanto su twitter impazza l’hashtag #dontdoublemyrate contro i possibili rincari).

Ai suoi investitori SoFi offre un tasso di rendimento annuale di almeno il 5 per cento al netto delle commissioni. Questo tasso presume però che non vi sia alcuna perdita sui prestiti, qualora invece ve ne fossero il rendimento effettivo degli ex allievi potrebbe essere inferiore.

SoFi ha raccolto molto entusiasmo, ma anche alcune critiche. Secondo Mark Kantrowitz, fondatore del sito finaid.org, online dal 1994 e specializzato proprio in queste tematiche, concedere prestiti agli studenti con un tasso al di sotto del 6 per cento «non è economicamente fattibile». Kantrowitz sostiene inoltre che per SoFi potrebbe essere difficile raccogliere tutti i fondi necessari dagli ex alunni, il che significherebbe dovere aprire le porte a investitori esterni, compromettendo il modello stesso del progetto. Un altro rischio è legato alla possibile insolvibilità, che per il momento è stata affrontata da Cagney e dal suo team lanciando la piattaforma negli atenei con un maggior numero di studenti giunti al traguardo della laurea.

Per i creatori di SoFi, l’asso nella manica del progetto è rappresentato dall’importanza della dimensione sociale, del contatto diretto fra chi presta e chi riceve denaro. In SoFi gli ex alunni infatti non rappresentano dei semplici investitori, ma dei veri e propri mentori che oltre a “sonanti banconote” elargiscono ammonimenti e consigli utili a collocarsi nel mondo del lavoro. Secondo SoFi inoltre i laureandi, conoscendo di persona chi ha creduto nelle loro possibilità, sarebbero maggiormente incentivati a non deludere chi ha scelto di investire sul loro futuro.

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