Apple mette due spiccioli su Twitter: non per far soldi, ma per fare rete

Apple mette due spiccioli su Twitter: non per far soldi, ma per fare rete

Pare che Apple abbia contattato Twitter per un investimento strategico nel social media da 140 caratteri. Lo scoop è del New York Times, che cita le classiche “persone informate sui fatti”. Le cifre in ballo non sono precise, ma si aggirano nell’ordine delle centinaia di milioni di dollari, che implica una valutazione della compagnia di 10 miliardi di dollari, rispetto agli 8,4 miliardi del 2011. Uno sforzo finanzario da ridere per Apple. Avendo una liquidità di 117 miliardi di dollari – che equivale, tanto per dare un termine di paragone, alla metà del Pil della Grecia l’anno scorso – dovrà pur investirli in qualche modo. E più che ragionamenti puramente finanziari, dietro la decisione di entrare nel capitale di Twitter sembrano esserci ragionamenti di marketing.

Non a caso il NY Times cita le parole dell’amministratore delegato Tim Cook – che ha preso le redini del gigante di Cupertino dopo la scomparsa di Steve Jobs – il quale ha ammesso: «Apple non possiede un social network, ma ha bisogno di essere social». A maggior ragione dopo il fallimento di Ping, tentativo di rendere “social” iTunes. Da qui una politica che già a fine 2011 ha portato a una maggiore integrazione delle funzioni del social network nell’iPhone e nell’iPad, sia a livello di software che in termini di facilità di condivisione, soprattutto di foto. Una frontiera, quella delle immagini, che è ormai matura, come dimostra la recente acquisizione di Instagram da parte di Facebook, di cui, a sua volta, Microsoft ha una quota.

A livello mediatico i si tratta della prima grande operazione dell’era Cook. Lo dimostra il clamore internazionale con cui è stata accolta l’indiscrezione del giornale della Grande Mela, diffusa proprio all’indomani dell’acquisto, per 365 milioni di dollari e un premio di ben il 58% sul valore delle azioni, di AthenTec, società americana specializzata in chiavi digitali e dispositivi di sicurezza per la navigazione wireless. 

Secondo il Wall Street Journal, le affinità elettive tra Cook, e i cofondatori di Twitter Dick Costolo e Jack Dorsey – quest’ultimo entrato nella classifica dei miliardari americani dopo che Square Inc, società creata nel 2009 che sviluppa strumenti di pagamento via smparthpone, è stata valutata 3,2 miliardi di dollari dal fondo Rizvi Traverse Management, che ci ha investito 200 milioni – sono molteplici. Alcuni indizi. Il primo: Dorsey sembra che sia molto amico di Laurene Powell Jobs, la vedova del compianto Steve, ma questo non dimostra nulla. Più importante il secondo: all’ultimo meeting di Sun Valley, a cui ha partecipato anche il premier Mario Monti, Cook e il duo Costolo-Dorsey sono stati avvistati mentre parlottavano. Oltretutto in più di un’occasione Costolo ha lodato l’ossessione di Apple per la semplificazione e l’usabilità a vantaggio degli utenti. 

Fermo restando, dunque, che si tratta di marketing, come sta Twitter? Secondo Costolo il social network ha «camionate» di soldi in banca. Quanti? Un miliardo di euro di finanziamenti racimolati negli ultimi anni, oltre a 259 milioni di euro di ricavi pubblicitari stimati per il 2012, secondo eMarketer, in crescita dell’86% rispetto all’anno scorso, chiuso a quota 139 milioni di dollari. Soprattutto, Twitter ha 500 milioni di utenti in tutto il mondo, in continua crescita. Nessun collocamento a Wall Street in vista, per il momento: lo scivolone di Facebook – che ieri ha chiuso le contrattazioni a 23,71 dollari, -40% rispetto ai 38 dollari del primo giorno di contrattazioni dopo aver annunciato una perdita di 157 milioni nel primo semestre – e di Zynga non sono di buon auspicio. Tanto che sono tornati puntualissimi i classici confronti con la bolla dot.com degli anni duemila. 

Meglio diventare fornitori di Apple che cercare la fiducia degli investitori sul mercato, con il rischio di diventare vittima dei ribassisti. Un pensiero sintetizzato da Consolo lo scorso maggio: «Ti quoti quando vuoi finanziare la crescita del tuo business, ma il nostro business sta già crescendo di suo. Siamo pieni di finanziamenti privati da parte delle banche». E ora, con ogni probabilità, da parte della più grande società al mondo per capitalizzazione.

Twitter: @antoniovanuzzo