“Gli uomini di Assad stanno con noi ribelli, il dittatore cadrà presto”

“Gli uomini di Assad stanno con noi ribelli, il dittatore cadrà presto”

«Ormai diversi quartieri nella città di Damasco sono nelle mani dei ribelli, fuori dal controllo del regime. Da siriano, ti dico che Assad ha i giorni contati. Cadrà presto». Parla così Dlshad Othman, attivista e ingegnere siriano, impegnato da tempo nella messa in sicurezza dei computer e dei telefoni cellulari dei suoi compagni che combattono sul campo. Il regime siriano utilizza da tempo sofisticati equipaggiamenti elettronici occidentali – hardware e software – per sorvegliare e censurare la rete.

«Se riusciamo a prendere la capitale, Assad non avrà scelta» continua Othman. È molto duro nei confronti di un intervento dei Paesi occidentali «Non abbiamo bisogno dell’aiuto esterno e non lo cerchiamo, al momento. Non ci interessa del veto della Russia e della Cina: ora si gioca tutto all’interno del Paese. Qui si decideranno, grazie al sangue dei martiri e alla forza degli insorti, le sorti della Siria. La situazione sta degenerando ovunque: le città che prima erano sotto il controllo degli uomini di Bashar Al- Assad, come Damasco e Aleppo, adesso stanno pian piano venendo dalla nostra parte. Oggi sono entrambe teatro di guerriglia urbana»

Dlshad Othman spiega i motivi che lo inducono a pensare ad un’imminente caduta del regime: Il. Sono dalla nostra parte ma non lo dicono pubblicamente perché così riescono, dall’interno, ad aiutarci meglio.» Ha la voce ferma, esterna sicurezza e incalza: «Un esempio lampante è la bomba che è esplosa all’interno del palazzo della sicurezza a Damasco. Abbiamo persone vicino ad Assad che sono passate dalla nostra parte, lui non è più al sicuro ormai. Senza il loro aiuto, per noi sarebbe stato impossibile penetrare i circoli ristretti del regime e beffare l’intelligence. Ti dirò di più: molti alawiti, minoranza religiosa a cui appartiene anche la famiglia di Assad, non appoggiano più il regime a Damasco. Anche il ‘suo popolo’, lo sta abbandonando. Mentre noi parliamo, in questo momento, la guerriglia si è spostata anche nel quartiere centrale di Mezzeh, vicino l’ospedale privato Al Razi.»

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Othman non esclude un’implosione del regime: «Assad sta perdendo sempre più consensi tra i curdi, i drusi e i cristiani. La Siria è oggi ferma, per questo motivo anche l’elite commerciale, sempre fedele – per interesse – al regime, sta rivedendo la propria posizione». E conclude: «Non sappiamo dove si trovi attualmente Assad. Le mie fonti dicono che non ha lasciato il Paese. Troppo sangue è stato versato, combatteremo fino alla fine».

Gli scontri a fuoco, dunque, continuano ininterrotti in tutto il Paese, anche lungo i confini: «Abbiamo preso il controllo di alcuni valichi di frontiera lungo la Turchia e l’Iraq. Molti civili stanno scappando nei Paesi vicini, specie in Libano e Turchia. Assad ha dimostrato ampiamente di non avere nessun riguardo nei confronti del popolo siriano, e non solo di chi si ribella». Secondo la stampa internazionale, gli insorti ricevono soldi e armi dai Paesi del Golfo «Non è una novità, so per certo che ricevono le armi da quei Paesi, sia dal Qatar che dall’Arabia Saudita. Bada bene, le armi non sono la nostra unica forza, siamo anche ben coordinati: nelle file del libero esercito siriano ci sono oggi molti generali provenienti dall’esercito lealista di Assad. Le loro strategie di combattimento sul campo sono indispensabili per il successo degli scontri»

Ieri era un giorno particolare per milioni di arabi, con l’inizio del Ramadan: mese sacro in cui si pratica il digiuno. Niente cibo né acqua, dall’alba al tramonto, per i fedeli musulmani. Secondo Dlshad Othman questo non indebolirà gli attivisti: «I giorni di ramadan non cambieranno la situazione nel Paese». Si interrompe, e poi conclude: «Fidati, ad Assad non gliene importa nulla del Ramadan, continuerà ad uccidere senza nessun tipo di esitazione. E non penso che la gente si farà uccidere, inerme, solo perché è iniziato il mese sacro».

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