I banchieri inglesi sono solo avidi o anche criminali?

I banchieri inglesi sono solo avidi o anche criminali?

Che il sistema finanziario fosse una maionese impazzita è sotto gli occhi di tutti almeno dal crac Lehman Brothers. E il ruolo della finanza è ora messo in dubbio al punto che un recente working paper del Fondo Monetario (significativamete intitolato: “Too much finance?”) cerca di determinare la soglia oltre la quale la finanza, anziché servire a promuovere l’economia come volevano Bagehot e Schumpeter, si comporta invece al contrario, causando danni al sistema produttivo. Ma le ultime pieghe che le cronache internazionali stanno descrivendo indicano ora un altro aspetto del problema che sta ponendo un sistema finanziario che ha perso la trebisonda: una serie di comportamenti criminali le cui implicazioni economico-politiche si chiariranno solo nelle prossime settimane.

Prendiamo Hsbc. La Hong & Shanghai Banking Corporation è la prima banca europea per capitalizzazione ma soprattutto era considerata, da clienti e operatori, come una delle migliori banche europee. Ora rischia di vedersi ritirare la licenza bancaria negli Usa, come ha minacciato di proporre il democratico Carl Levin, capo della “Sottocommissione permanente sulle indagini” del Senato Usa che in 335 pagine ha dettagliato una serie di accuse impressionanti.

La vicenda in cui è coinvolto questo storico istituto fa impallidire chi pensava che il problema delle banche fosse un’avidità degna di Arpagone mista a bonus insensati e all’assenza di rischi perché tanto basta diventare too big to fail per combinare quello che si vuole. «La divisione Usa della banca inglese ha offerto soldi e altri servizi finanziari a una serie di banche saudite e del Bangladesh che si ritiene abbiano finanziato al-Qaeda e altri gruppi che fanno parte della lista Usa delle organizzazioni terroristiche», riporta il resoconto del Senato. Immaginatevi i parenti di chi ha perso la vita negli attentati dell’11 di settembre che ora si trovano a leggere che una banca come questa si sarebbe voltata dall’altra parte davanti ai soldi di Bin Laden. Ma non è tutto.

Le accuse sul riciclaggio dei denari dei narcos messicani, che coi loro quasi 50 mila morti ammazzati in sei anni (da quando il presidente Felipe Calderon gli dichiarò guerra) hanno fatto quasi quattro volte le vittime della guerra in Libia, sono ancora più pesanti. A un certo punto nel 2008, si legge in un articolo del Financial Times, il capo dell’anti-riciclaggio di Hsbc in Messico, Leopoldo Barroso, scrive che ci sono ci sono accuse secondo cui il 70% dei proventi riciclati nel Paese centro americano sarebbe passato per la blasonata banca britannica. «Riconosciamo che, in passato, a volte non abbiamo rispettato gli standard che i regolatori e i clienti si aspettavano da noi», ha blandamente ammesso Robert Sherman, un portavoce della banca la quale ha chiesto scusa e promesso di fare pulizia anche perché ora rischia anche multe fino a un miliardo di dollari, se non più. E non si sa le scuse e le multe basteranno. Anche perché già due volte negli ultimi dieci anni Hsbc fu ripresa dal Senato per il suo lassismo quando si trattava di riciclaggio. E badate bene: stiamo parlando di un reato gravissimo come il riciclaggio a favore di terroristi e mafiosi e stiamo parlando di una banca che era appunto considerata fra le migliori al mondo. Fatte le dovute proporzioni, se questo è il meglio, com’è il resto del sistema bancario anglosassone e non solo?

La risposta rischiamo di trovarla nello scandalo Libor. Dove è coinvolta anche qui Hsbc insieme ad altri istituti di credito come Barclays. L’accusa, in parte ammessa da alcuni dirigenti bancari, è che avrebbero semplicemente manipolato questo fondamentale indice da cui dipende il valore di asset per circa 350 trilioni di dollari inclusi i mutui che studenti americani e inglesi fanno per andare all’università. Ora si indaga poi per capire se anche l’Euribor, a cui sono legati i nostri di mutui, sia stato manipolato. Anche in questo caso leggere di come i trader ridessero di come falsificavano i dati mette i brividi. Come mette i brividi il fatto che pare che la Bank of England sapesse quello che stava accadendo e che anche alla Fed avesse dubbi ma si sia mossa con colpevole lentezza e senza intervenire con fermezza. Uno scandalo questo che sta mettendo a repentaglio anche la credibilità delle banche centrali, ultimo baluardo di questa infinita crisi. A gennaio a Londra chiedevo ad alcuni amici inglesi che lavorano nella City cosa ci facesse ancora al suo posto il governatore della BoE Mervyn King visti i disastri del sistema bancario inglese: «è lì perché il sistema dei controlli è  frammentato in maniera che nessuno risulti davvero responsabile» mi rispose uno di loro, alla faccia della tanto strombazzata accountability.

Narcotraffico, terrorismo, droga, riciclaggio, manipolazione di dati e indici, il capitalismo di marca anglossassone non può pensare di risolvere quest’ultima tegola come fosse solo un «problema di cultura», come stanno facendo in questi giorni alcuni commenti sul Financial Times. Non può dopo che la finanza impazzita è quella che ora rischia di far saltare gli Stati e loro economie, dopo aver  distrutto, con la complicità dei governanti, un sistema politico-sociale. Peccato, crollato il comunismo, questa sarebbe stata l’occasione per il sistema occidentale di far vedere in cosa consisteva la sua superiorità morale ed economica. E invece, se andiamo avanti di questo passo, si rischia solo di dare ragione al dissidente polacco Adam Michnik quando, dopo aver provato sulla sua pelle le asprezze delle galere del regime di Varsavia, disse, con una celebre provocazione, che c’è una cosa peggiore del comunismo: quello che viene dopo. 

Twitter: @jacopobarigazzi

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