CineteatroraIn scena a Mittelfest il senso di Montanelli per i fatti

In scena a Mittelfest il senso di Montanelli per i fatti

Lo scorso 22 luglio si sono chiuse le porte della nove giorni di Mittelfest 2012, festival della cultura mitteleuropea a Cividale del Friuli. Una ventunesima edizione con il denominatore comune di Risvegli e il viaggio tra percorsi tematici dal jazz alla danza, dalle voci del sacro a melodie classiche, dalla poesia ai simbolismi del teatro di Nekrosius, fino a riflessioni sceniche sul futuro dell’Europa. Incisioni composite attorno a fulcri quali il Golem e Praga magica, il cinema espressionista tedesco, i versi di Pasolini, Mandel’štam, Celan, e i rimandi a drammaturghi statisti come Vaclav Havel che hanno segnato la strada della cosiddetta provocazione del pensiero o dissidenza.

Sullo sfondo, la bellezza chiara di un borgo affacciato sul fiume Natisone con una fibra longobarda e una fierezza riservata. Uno scenario di chiostri e chiese per aprire alla lettura-concerto e prossimo film Le radici nell’aria di Francesca Archibugi dai versi di Pierluigi Cappello, su musiche di Battista Lena. Di fianco, la coreografia Suites Bach di Virgilio Sieni in libero coinvolgimento del pubblico con prove d’appoggio e disarticolazione sull’onda delle sonorità più corporee di Bach. Nello stesso solco, il ricordo di musicisti come Lelio Luttazzi, parallelamente a itinerari dedicati a John Lennon tra cui The fool on the hill con Michele Riondino. Ancora più in rilievo, i nomi forti di Stefano Bollani ed Eleonora Abbagnato, ma anche non meno fondati emisferi drammaturgici a partire da Lengas dai frus di sera di Andrea Collavino, una selezione del purismo poetico friulano di Pasolini. 

Storie in propagazione dalla natura onesta a riflessioni politologiche che chiamano in causa autorevolezze piene. Di queste orme si fa ombra e luce Io e… Indro Montanelli – Soliloquio di un italiano, un adattamento drammaturgico di Ernesto Galli della Loggia dai testi del giornalista di Fucecchio. In scena Sandro Lombardi, che sapientemente si orienta distante dall’identificazione muovendo piuttosto l’intervista-spettacolo nell’intrico di una personalità mai domata. La regia di Piero Maccarinelli si sfila da invenzioni per affidarsi a una poltrona in velluto verde, una mappa di leggii, una scrivania e uno schermo con immagini in ordine d’argomento fornite dalla Fondazione Montanelli e dalla Fondazione Corriere della Sera che produce lo spettacolo.

Il principio di un mestiere che ha imposto a una tra le firme più superbe d’essere in mezzo ai fatti, e ha assistito al suo effettivo riconoscimento solo con il passaggio al Corsera, “un surrogato del Paese”, innesca la rabbia per il guaio degli italiani da sempre intonati ai difetti dei regimi. Quel che fa risalire la piena sono però le domande poste da Galli della Loggia dalle prime file della platea, un rimbalzo tra la bravura di Lombardi e l’incisività di una scrittura e pronuncia inesauribili. Là dove il discorso scorre tra le nature di un popolo predisposto ad aggirare le regole e ad apparire a ogni costo, si svincolano quattro nomi su cui la penna di Montanelli pronuncia verdetti o proietta risoluzioni efferate, dubbi, analisi cristalline da detrattore che ha sperimentato il limite della cieca esaltazione ideologica.

Il passaggio a Mussolini è breve e lo spunto dell’anonimo intervistatore fa sì che del duce Montanelli risponda riferendosi a qualcuno che ha compiuto delitti d’abuso imbrigliando il sostegno alla causa fascista nell’equivoco di un uomo. La versione di un anarchico di destra è quanto la selezione testuale di Galli della Loggia intende filtrare, ben oltre lo spirito e il valore di un editorialista intento a rileggere ogni pezzo ad alta voce dopo una passeggiata per verificare che i contenuti gli fossero propri e già collettivi.

Quando il leggio cambia, s’inverte anche didascalicamente il nuovo oggetto delle sollecitazioni: la questione Togliatti è tra le più rilevanti e, mentre viene contestato il partito-chiesa che ha gettato vergogna sulla sua relazione proibita con Nilde Iotti, compare anche il riconoscimento dell’assenza di interessi personali nella condotta politica di un segretario votato al cinismo. La musica sospende per poco la dialettica, prelude all’attentato terrorista a Montanelli nel ’77. Di quella sequenza, l’unica forse realmente teatrale, rivive la resistenza di un inviato speciale che, imponendosi di non crollare a terra, impedisce al proiettile di invadergli gli organi. Identica fibra di chi cede solo a temporanee crisi depressive e, di fronte all’ “incomprensibilità ipnotica” di Aldo Moro, “calvinista al rovescio” e “capo beduino che sorveglia una carovana di cammelli”, ne riconosce le doti di tessitore, pur non provando pietà per quella corrispondenza da vinto durante il sequestro. 

Montanelli ha lo sguardo fisso, la postura elevata di Lombardi che si asciuga la fronte tra un fendente e l’altro della storia delle opinioni e di un giornalismo ancora allergico alle barricate dei denari. L’invito a discutere di Berlusconi è la conseguenza estrema nel ritratto tra i proconsoli di Craxi ammesso dall’astuzia selettiva di Galli della Loggia, che del leader indefesso fa risaltare le doti temerarie di imprenditore. Escono in negativo soltanto la “disarmante sincerità delle sue menzogne” e la scesa in campo per la salvezza personale: condanne di gran lunga più annacquate rispetto alle sinistre poltrone precedenti, giudizi che prudentemente evitano sul palco i richiami e le predizioni più affilate del fondatore del Giornale e della Voce

Contro la visibilità e il delirio degli indici di gradimento si schierano infine le confessioni di un Montanelli a favore dell’eutanasia, rivoluzione impossibile su suolo italiano per natura cattolico fino al midollo. Restano il timore umano del morire connaturato all’avanzamento della vita, e l’ironia di una lapide: “genio incompreso, spiegava agli altri quello che lui stesso non capiva”.

Io e… Indro Montanelli – Soliloquio di un italiano

da testi di Indro Montanelli
elaborazione drammaturgica Ernesto Galli della Loggia
con Sandro Lombardi e con Ernesto Galli della Loggia
musiche Antonio Di Pofi
regia Piero Maccarinelli
una produzione Fondazione Corriere della Sera, Associazione Culturale Artisti Riuniti, Spoleto55 Festival dei 2 Mondi
 

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