Io, Mino. Identikit dell’uomo che ha portato Ibra al Psg

Io, Mino. Identikit dell’uomo che ha portato Ibra al Psg

Mino Soprano

Febbraio 2011, dopopartita del Milan, spogliatoi di San Siro. Accanto alla parete ricoperta di sponsor c’è un uomo tarchiato barricato dentro un piumino, appoggiato a una transenna sta parlando con dei tifosi. Passa da dietro veloce Ibrahimovic con la divisa della società e gli molla con forza una manata sulla schiena. L’uomo vacilla mentre Ibra lo manda a quel paese con una smorfia. L’uomo un po’ stordito si stacca dalla gente che ride e segue Ibra con un’andatura da fumetto. È un siparietto fatto di complicità e cameratismo ma ingannevole perchè in realtà Ibrahimovic a quel tizio piccolo e sgraziato, il suo procuratore Mino Raiola, deve tutta la sua carriera internazionale dal 2003 in poi: successi, guadagni, celebrità. Glielo presentarono all’Ajax quando Ibra segnava poco, era svogliato e rischiava di accontentarsi di passare al Southampton. Raiola faceva l’agente del brasiliano Maxwell e iniziava a emergere, fama di ambizioso e scaltro, un giornalista olandese a cui Ibra aveva chiesto consiglio lo definì bravo ma “mafioso”. Al primo incontro Raiola «sembrò uno dei Soprano, jeans, t-shirt Nike e una pancia enorme», mentre Ibra sfoggiava Rolex, giacca di pelle Gucci e Porsche. Raiola non fu diplomatico: «Pensi di potermi impressionare con queste cose? Trovo che siano tutte cazzate. Dovrai vendere le tue macchine e i tuoi orologi e cominciare ad allenarti tre volte più duramente. La tua statistica fa schifo». Toni diretti che a Ibrahimovic piacquero, così come a Raiola piacciono i giocatori con personalità e carattere (a volte anche caratteraccio come Balotelli, ma pazienza). La Porsche turbo passò a Raiola. E Zlatan poco dopo passò alla Juventus.

Con Zlatan 

Gli uomini di Mino: Pavel, Zlatan, Mario.

Oggi “il meraviglioso ciccione idiota” come lo chiama Zlatan nella sua biografia Io, Ibra (Rizzoli) sta portando il giocatore del Milan al Paris Saint Germain dello sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, quello che ha già speso da solo il doppio (62 milioni) del calciomercato dell’intera Liga spagnola fresca di entusiasmo per gli Europei ma sotto austerity (31,5 milioni).

«Zlatan è come la Gioconda» ha detto spavaldo Raiola in faccia a quel calcio in crisi che sta imparando ad alternare il fascino dei grandi acquisti con quello delle grandi cessioni. Ibrahimovic resta un sogno non per tutti ma se c’è chi lo ha già avuto, Moratti, Galliani, Laporta, basta trovare altri sognatori e Raiola lo sa fare. La sua filosofia l’ha riassunta in una intervista: «I vecchi procuratori facevano gli interessi delle società. Per me prima viene il calciatore. Il segreto è far risparmiare alle società a favore del prestatore d’opera». Risparmi per modo di dire, per Raiola ci sono follie di mercato che valgono ancora la pena: «Nedved è costato alla Juve 77 miliardi di vecchie lire, ma poi ha fatto la storia della Juve. L’Inter con i 76 milioni della cessione al Barcellona ha costruito la squadra che ha vinto la Champions».

Ibrahimovic non è l’unico cavallo della scuderia di Raiola: prima c’è stato Pavel Nedved, che ha portato alla Lazio nel 1996 e poi alla Juventus nel 2001 dove ha vinto il Pallone d’oro. Nel futuro immediato c’è Mario Balotelli che ha portato dall’Inter al Manchester City e che a soli 22 anni percepisce 3,5 milioni di euro l’anno: «Un giorno mi chiama Zlatan e mi dice: qui all’Inter c’è un fenomeno, è un ragazzo di colore, con la palla fa quello che vuole, devi venire a vederlo. Andai e conobbi Mario. Dopo due anni mi telefonò e mi disse che mi voleva come procuratore. Su di lui c’è un piano: gli ho promesso che diventerà 3 volte Pallone d’Oro e lui si fida di me». I giocatori si fidano molto di Raiola, Robinho lo supplicò addirittura di portarlo via dal City. Qualcuno polemicamente lo accusa invece di creare disagio e insoddisfazioni nei giocatori per cavalcare attriti e avviare nuove trattative. Mino nega e dice di assecondare solo gli umori.

Con il Pallone d’oro Pavel Nedved

Money for Mino

Raiola (con l’accento sulla prima a) somiglia fisicamente a Giancarlo Parretti ma la scalata dell’intermediario nato a Nocera inferiore, cresciuto ad Haarlem vicino Amsterdam e residente a Montecarlo, si sta dimostrando più solida e duratura dell’ex capo della Metro-Goldwin-Mayer. Dall’Ajax nel 2003 ad oggi Ibrahimovic è stato ceduto cinque volte: Juventus, Inter, Barcellona Milan e PSG. Ovviamente dietro ogni movimento dell’irrequieto Ibrahimovic c’è la percentuale del quarantacinquenne agente Fifa con licenza olandese, che per legge può variare dal 4% al 10 per cento.

Solo di cartellino Ibrahimovic ha smosso 141 milioni di euro (senza contare il Psg), l’ingaggio è salito fino a 12 milioni di euro annui dai tempi dell’Inter, un tetto che anche il Psg dovrà confermare. Panorama ha stimato per la carriera del giocatore «un fatturato complessivo da 284,9 milioni di euro», che hanno prodotto tantissimi scudetti ma neanche una Champions o il Pallone d’oro, e che in compenso «ha reso parecchio a tutti e non solo in termini economici». Dalla cessione di Ibrahimovic e Thiago Silva il Milan non solo incassa un mucchio di soldi ma si toglie dal bilancio i 24 milioni di ingaggio di Zatlan che gli restavano ancora per due anni. Chissà che «il più grande affare della storia del Milan», come lo chiamò Raiola senza mezzi termini, non lo sia ancora. Tra addii polemici (come quello con la Juventus in B) solo il Barcellona ci ha rimesso nel valzer dello svedese (costato 80 rivenduto a 24), con la beffa finale: secondo la stampa sportiva spagnola, dopo la rescissione del contratto dello svedese, Raiola grazie a una clausola legata alla sua intermediazione continuerà a prendere un milione di euro l’anno fino al 2014. Raiola, non Ibrahimovic.

Le lingue di Mino

Prima di fondare e gestire la società Maguire Tax & Legal di Amsterdam e la Sportman con sede a Montecarlo e uffici di rappresentanza in Brasile, Paesi Bassi e Repubblica Ceca, Carmine detto Mino ha giocato a pallone fino a 18 anni, studiando al classico e facendo esami per due anni a giurisprudenza. Nel frattempo aiutava il padre ex meccanico nell’impresa di famiglia ad Haarlem, «prima paninoteca, poi pizzeria, poi ristorante di classe».

Gli capitava di fare l’intermediatore con commercianti e clienti e uno di questi gli propose di diventare il direttore sportivo della squadra dell’Haarlem. In poco tempo Raiola divenne il rappresentante sindacale di tutti i calciatori olandesi nelle trattative estere, rompendo con il monopolio dei procuratori legati all’Ajax. Il primo grande affare da mediatore lo fece portando Bergkamp e Jonk all’Inter nel 1993, quando andavano di moda gli olandesi. Provò al tempo a far acquistare a Ferlaino l’Haarlem per procacciarsi direttamente i giocatori del vivaio olandese ma il presidente del Napoli tentennò anche sull’offerta di Bergkamp per 700 milioni.

Raiola litigò con Moggi «mi chiamo Mino e sono contro Moggi», reo di averlo fatto aspettare troppo nell’anticamera affollata del suo studio, prima di subirne il potere con la trattativa per Nedved (dove Moggi bruciò il Real) e stringere un’amicizia che avrebbe usato anche per Ibrahimovic. Mino parla molte lingue «Non è intelligenza, è preparazione: guardavo Disney in originale a tre anni. A quattro, in Olanda, cominciano a insegnarti la seconda lingua. Poi metti che chi parla olandese impara molto facilmente il tedesco, che spagnolo e italiano sono simili. Il portoghese l’ho studiato per trattare i calciatori brasiliani». Ora gli tocca anche il francese e l’arabo, insieme ai suoi avvocati. L’ingaggio di Ibrahimovic potrebbe salire a 14 milioni di euro includendo i bonus, l’attaccante diventerebbe così il secondo calciatore più pagato al mondo, dietro il solo Eto’o.

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