La lunga strada della Merkel per arrivare indenne al 2013

La lunga strada della Merkel per arrivare indenne al 2013

Il maggior problema di Angela Merkel è che le elezioni federali si terranno solo a ottobre del 2013. Non può improvvisare: sa che l’elettorato tedesco è tremendamente sensibile alle questioni occupazionali ed economiche, e necessariamente il cancelliere deve attuare una strategia “lunga” di sopravvivenza popolare fino all’autunno del prossimo anno.

Se le elezioni fossero i prossimo ottobre, Angela avrebbe un gioco assai più facile. La disoccupazione in Germania è ridicolmente bassa, gravitando sui decimali sotto al 7%, mentre il paese continua a crescere. È stata l’unica economia in tutto il continente in grado di diminuire la quantità delle persone senza lavoro dallo scorso anno. Da quanto, poi, Angela ha iniziato a fare la difficile sugli aiuti agli altri paesi europei, la sua popolarità è aumentata in maniera sorprendente: secondo i sondaggi, circa il 65% dei tedeschi approva la sua politica.

Ma Angela sa bene che questa situazione non può durare. Le cupe nuvole della crisi economica potrebbero attraversare le Alpi, i Pirenei e i Balcani, e raggiungere anche la Germania. Se il sistema bancario spagnolo è in sofferenza, se l’industria italiana è in recessione, e se la Grecia è perduta, ciò finirà per avere un effetto anche sulla macchina economica tedesca. Del resto, ancora il 60% delle esportazioni tedesche si dirige verso l’Europa – e non è un caso se lo scorso maggio le esportazioni di automobili siano calate del 13% rispetto all’anno precedente, determinando una discesa del 17% nella produzione nazionale di automobili. Cina e Hong Kong tirano, anche se meno rispetto al passato, ma rappresentano ancora un mero 5,2% del totale delle vendite tedesche all’estero.

L’urgenza di Angela, insomma, è fare in modo di salvare l’occupazione, perché è su essa che si decidono i destini elettorali tedeschi. I due cancellieri precedenti sono caduti proprio per questioni legate all’occupazione: la CDU di Helmut Kohl a causa dell’enorme massa di persone senza lavoro dopo la riunificazione, e l’SPD di Gerhard Schröder dopo le riforme del sistema di assistenza “Hartz IV”, con il raggiungimento di cinque milioni di disoccupati in Germania.

L’andamento della popolarità di Angela è legato anche al modo in cui viene gestita la questione della crisi europea. È chiaro che se il governo di Berlino riduce la spesa sociale, si trova in totale imbarazzo quando si dimostra disponibile ad aiutare altri paesi europei in difficoltà. I titoli dei giornali popolari e boccacceschi sono feroci: “si preferisce aiutare i fannulloni greci, piuttosto che i lavoratori tedeschi”. È per questo che Angela è tornata a essere popolare una volta chiusi i cordoni della borsa.

Come abbiamo visto, però, la strategia dell’edonismo economico, con austerità estera e diligenza in patria, non può durare. Che i tedeschi lo accettino o no, la Germania deve prepararsi alla buriana. La politica si colloca nel serio paese un passo oltre rispetto alle percezioni del momento: Berlino sa che la vacche stanno dimagrendo. Eppure, è difficile far passare il messaggio all’elettorato, che sia di ricco censo o di basso salario.

Il successo tedesco, infatti, avviene a costo di alcuni sacrifici sociali. I redditi sono più polarizzati rispetto al passato – è una conseguenza tipica delle economie esportative, e anche una conseguenza diretta dell’abbassamento delle aliquote fiscali più alte, a opera dei socialdemocratici. A questo punto, i “ricchi” pensano che ormai la Germania sia indissolubilmente votata al successo, e che quindi non sia necessario interessarsi troppo dei problemi altrui in Europa. C’è poi una massa enorme di insoddisfatti, esclusi dal boom tedesco, che sono stanchi di aspettare la propria porzione di fortuna. I salari tedeschi sono fermi da troppo tempo: la società, in sostanza, si è “americanizzata”.

A questo si lega una questione che riguarda il mondo dell’educazione. La mobilità sociale in Germania è migliore rispetto a quella italiana, grazie anche a un sistema universitario che – per chi riesce a frequentare il liceo – non cosa nulla agli studenti. Però i costi di vitto e alloggio nelle città universitarie stanno aumentando. Inoltre, una riforma di accorciamento di un anno della scuola superiore ha raddoppiato i “maturi”, facendo esplodere i costi per le residenze studentesche (anche se il provvedimento non viene introdotto in contemporanea per tutti i Länder). Conoscendo quanto il mondo universitario tedesco stimola il dibattito politico, Angela Merkel deve fare molta attenzione.

Le elezioni statali del Nord Reno-Vestfalia, tenutesi il 13 maggio de 2012, hanno rappresentato un punto di passaggio fondamentale per le elezioni federali del prossimo anno. Ha trionfato l’SPD guidato da Hannelore Kraft, con idee e progetti “tipici” per a socialdemocrazia europea: aumento della spesa sociale, controllo politico sui mercati, riforma energetica verso le rinnovabili. Il Süddeutsche Zeitung l’ha definita la “mamma” del Nord Reno-Vestfalia.

Hannelore Kraft è una spina nel fianco di Angela Merkel: si posiziona come difensore degli interessi dei più deboli, per uno stato più inclusivo, contro il “rigore merkeliano”. Si vanta del fatto di aver impedito l’imposizione di una stretta disciplina fiscale per il suo stato, come proposto dallo sfidante alle elezioni di maggio, l’ex-ministro dell’’ambiente Norbert Röttgen (defenestrato da Angela con una conferenza dal tempo record di 1’39”). Il Nord Reno si terrà felicemente i suoi 230 miliardi di debito, con buona pace del cancellierato. Del resto, il Nord Reno ha oltre 730.000 disoccupati: è più di qualsiasi altro stato tedesco, e rappresentano l’8,3% della popolazione attiva, rispetto a una media nazionale inferiore al 7%. La Kraft preferisce il deficit spending, al rigore. Su posizioni simili si collocano anche altri stati, tra cui la stessa Berlino. L’amato sindaco Klaus Wowereit ha vinto le ultime elezioni facendo il piacione, piuttosto che affrontando la questione dei 63 miliardi di debito della città.

Si capisce, a questo punto, come mai Hannelore Kraft in uno scontro diretto con Angela Merkel abbia buone speranze di successo. Secondo un sondaggio riportato dallo Spiegel, la Kraft in uno scontro diretto con Angela avrebbe il 43% delle preferenze, contro il 34 dell’attuale cancelliere – e il resto si disperderebbe tra altri politici, perlopiù dell’SPD. Il sondaggio non è affidabilissimo (società semi-sconosciuta e panel di poco più di 1.000 persone), ma è un segnale. Per ora, Angela, è sola al comando.

La strategia “lunga” si giocherà quindi su economia e occupazione. Di rigore interno non se ne parla, a causa della pressione socialdemocratica. Di aumento della spesa sociale domestica non se ne parla, a causa del bacino di consenso dei Länder “ricchi” (disoccupazione in Baviera: 3,5%). Di aiutare direttamente i paesi europei in difficoltà non se ne parla, per la pressione congiunta dei due (approssimativi) gruppi ora elencati. Come uscire dall’incastro?

La “strategia lunga” di Angela Merkel per arrivare a ottobre 2013 ha alcune priorità. Berlino deve salvare i mercati esportativi europei, i prestiti erogati dal sistema bancario tedesco, e il tasso d’interesse basso riconosciuto ai titoli di debito pubblico tedesco. Tutto questo consentirà di preservare l’ottima situazione occupazionale e la crescita. In questo senso, il vertice di Bruxelles del 29 giugno 2012 è stato un capolavoro assoluto.

Prima di tutto, è stato riformato il sistema di aiuto ai paesi sull’orlo del crac, spegnendo i fondo “EFSF” (che era temporaneo) e riportando tutto all’ “European Stability Mechanism” (“ESM” definito dai media italiani “Fondo Salva Stati”), dotato di 500 miliardi. Esso aiuterà i paesi in difficoltà, e potrà reperire fondi anche sul mercato. Grazie alla garanzia comune di tutti i paesi europei, potrà quindi applicare tassi d’interesse più bassi a paesi come Grecia e Spagna, rispetto a quanto essi non sarebbero in grado di ottenere autonomamente. L’ESM, però, consentirà alla Germania di salvaguardare i vantaggiosi tassi applicati al proprio debito nazionale. Al posto di una “comunalizzazione” del debito, è stato creato un compartimento stagno in cui gestire i problemi dei debiti sovrani – e la Germania vi sarà esposta direttamente per soli 22 miliardi. 

C’era poi la storia dei “project bonds” come primo passo verso l’emissione di titoli comuni di debito europeo. I project bonds emessi quest’anno copriranno meri 230 milioni di euro, e in totale raggiungeranno 4,5 miliardi. Non è granché, e lascia ben intendere la disposizione tedesca a spillare i titoli del debito nazionale insieme a quelli di Grecia e Italia. Chiaramente, la Germania pretenderà anche controllo sull’erogazione dei fondi dell’ESM. Qui, Angela ha ottenuto che per accedere ai fondi i paesi debbano essere in condizioni di disciplina fiscale, e dovranno impegnarsi a ridurre il debito sotto il 60% (in bocca al lupo Italia, attualmente al 120%). Questo è puro merkelismo!

Anche il sistema bancario dovrà essere riportato sotto il controllo tedesco. Poco apprezzano le banche germaniche che gli istituti di credito spagnoli abbiano bisogno di 40 miliardi di ricapitalizzazione “out of the blue”. Sarà introdotto – da gennaio 2013! – un organismo centrale di vigilanza bancaria che, immaginiamo non a caso, si troverà a Francoforte sul Meno.
La Germania avrà così il controllo sul debito nazionale e sul sistema bancario. Ha “concesso” 130 miliardi per la crescita, provenienti da diverse istituzioni europee, in merito ai quali ci limitiamo a riportare l’opinione dello Spiegel: è un fondo «costituito da poco più di promesse vuote e sogni che non si realizzeranno mai. Anche se non stimolerà alcuna crescita in Europa, almeno non costerà più soldi ai tedeschi». Proviene, infatti, da fondi già stanziati.

Con queste soluzioni, Angela Merkel cerca di salvare il salvabile del successo economico tedesco. Sa che l’Europa rallenterà, così come anche la Cina e l’India. Sa che rischia di arrivare a ottobre 2013 con una disoccupazione più alta rispetto a quella attuale. Con i patti europei si è assicurata il controllo sul continente, e riuscirà a evitare il crollo del sistema bancario tedesco – evitando bruschi scossoni all’economia, stile Lehman. Con il fondo ESF riuscirà a tenere in piedi i mercati spagnolo e italiano.

Per il resto, in patria tutto si giocherà sul piano sociale. Dovrà scontrarsi con i socialdemocratici sul loro territorio. Inclusione sociale, educazione, energia verde: sono temi di cui Angela si è interessata poco, ma che deve iniziare ad affrontare sul serio. E potrebbe riuscire: quando dopo Fukushima ha deciso l’uscita dall’atomo, brusca e fin troppo estemporanea rispetto alla politica precedente, ha finito per incontrare il consenso popolare. E forse, da un “intenerimento” nazionale di Angela, potrebbe nascere una società tedesca ancora migliore di quella attuale.