Lo smog? Difficile fermarlo alla radice, è meglio aspirarlo

Lo smog? Difficile fermarlo alla radice, è meglio aspirarlo

Una rete capillare di “aspira-smog” per combattere efficacemente l’inquinamento atmosferico che colpisce le metropoli. È questo il cuore della tecnologia denominata Air pollution abatement, Abbattimento delle polveri atmosferiche, concepita da un’azienda italiana, la Is Tech, Innovation in Sciences and Technology, oggi in corso di sperimentazione nel centro storico di Roma. Esattamente in Via Luigi Petroselli, a pochi passi dalla Bocca della Verità e dal Circo Massimo, dove si può notare la presenza di tre impianti di depurazione dell’aria basati su principi scientifici decisamente innovativi, che capovolgono l’approccio tradizionale utilizzato nelle politiche ambientali.

A illustrare le caratteristiche qualificanti della “macchina mangia polveri” è Giuseppe Spanto, amministratore delegato di Is Tech e fra gli ideatori della nuova struttura: «Le ricette basate sulle tasse, pedaggi, sanzioni, domeniche a piedi, non si sono rivelate sufficienti per ripulire l’atmosfera urbana dalle polveri sottili prodotte dall’uomo. Per questo motivo, anziché intervenire direttamente per diminuire le sorgenti di emissioni atmosferiche, che in una grande metropoli sono sterminate e incontrollabili, abbiamo pensato di creare centrali diffuse sul territorio, in grado di catturare i materiali inquinanti che danneggiano la nostra salute».

Avviata a settembre 2011 nel cuore della Capitale, che ogni due giorni su tre supera il livello minimo di inquinamento dell’aria, la sperimentazione dell’impianto, della durata di un anno, ha prodotto finora risultati assai significativi dal punto di vista ecologico. Il tasso di abbattimento medio delle polveri si attesta attorno all’80 per cento, con punte del 99 per le emissioni Pm10, le più frequenti e insidiose per la salute dei cittadini. In più la macchina non genera scorie né rifiuti. La causa è semplice, e risiede proprio nella sua qualità distintiva sul piano tecnologico: l’assenza di meccanismi di filtraggio, che evita l’espulsione di materiali di scarto.

Spiega il suo funzionamento Vito Paolo Quinto, presidente dell’associazione CosmoRoma, fra i gruppi promotori dell’installazione delle centraline, e in prima linea da oltre un decennio sul fronte della mobilità sostenibile, del monitoraggio avanzato delle aree ecologiche più importanti della Capitale, dell’impulso dei mezzi di trasporto elettrico. Dotati di un raggio di azione di 20-25 metri, i depuratori prelevano e aspirano l’aria 24 ore su 24 a un’altezza di 1,20 metri, quella media delle carrozzine per i bambini.

Miscelato con una soluzione salina, l’ossigeno viene trasmesso per mezzo di una pompa in un grande contenitore-boiler alimentato da 300 litri di acqua. Grazie ad esso le sostanze inquinanti sono spinte verso l’alto e intrappolate in liquidi, periodicamente smaltiti in un depuratore municipale. Volendo semplificare l’intero procedimento, osserva il giornalista di Ecoseven Valerio Giardinelli, i macchinari riproducono in scala il ciclo della pioggia, fattore atmosferico in grado di ridurre la densità delle polveri sottili. Le tre fasi essenziali sono l’aspirazione dell’aria, la fuoriuscita di acqua sporca, la reimmissione di ossigeno ripulito al 90 per cento.

Un risultato analogo è stato registrato anche nell’adozione della tecnologia Apa in ambienti industriali coperti e nelle zone petrolifere, soggette alla produzione di smalti e vapori insidiosi per l’ecosistema. Nella realtà urbana, invece, la sua applicazione è finora limitata al cuore storico della Capitale d’Italia, grazie alla sperimentazione pionieristica intrapresa dal presidente del primo Municipio capitolino, Orlando Corsetti. Ma l’obiettivo dei promotori del progetto è estendere il suo campo di azione alle aree più vulnerabili dal punto di vista ambientale, come le stazioni della metropolitana e le ferrovie urbane, o i tunnel percorsi quotidianamente da milioni di veicoli. La prospettiva, evidenzia Spanto, è la costruzione di veri “eco-quartieri” in tutte le principali metropoli del nostro paese. Gli impianti, del resto, possono essere perfettamente integrati e mimetizzati nel tessuto urbano, senza intaccare il suo disegno estetico.

Un piano organico di installazione dei prototipi è stato presentato da tempo a diverse amministrazioni comunali, al costo di 10.000 euro per ogni macchinario privo della copertura architettonica. Tuttavia le manifestazioni di interesse da parte delle istituzioni locali non hanno ancora trovato sbocco in iniziative concrete. Gli impianti Apa sono stati visitati solo da delegazioni di città cinesi, storicamente penalizzate dalla piaga dell’inquinamento. Eppure, osservano Quinto e Giardinelli, «una rete capillare e intelligentemente distribuita di 300 strutture, accompagnata da centraline avanzate per il monitoraggio atmosferico, potrebbe riportare la qualità dell’aria di Roma a livelli pre-industriali nell’arco di poche settimane».