
Eugenio Scalfari mette in fila un po’ di fatti, nella consueta orazione domenicale, e – benchè la chiami ipotesi – non si sottrae certo al vedere uno stretto rapporto tra causa-effetto tra la pubblicazione delle intercettazioni che lo riguardavano e la morte di Loris D’Ambrosio. Se la prende col Fatto Quotidiano senza citarlo – “i nomi son già stati fatti”, dice – e solo marginalmente coi pm di Palermo. Di questi ultimi, colpa è stata “armare di munizioni” certe redazione: cioè diffondere materiale secretato. Il punto c’è tutto (ammesso naturalmente che il materiale fosse secretato), e noi diciamo spesso che un conto è il diritto di intercettare secondo precise regole, altro è quello di pubblicare intercettazioni che da sole nulla provano. Solo che alla fine ti resta una domanda: ma la regola che non si pubblicano le intercettazione vale per tutti gli intercettati, per tutte le indagini o per tutti i giornali o, nel pianeta di Scalfari, qualcuno è più uguale?