Ma perché Caltagirone schiera i suoi giornali contro Zingaretti?

Ma perché Caltagirone schiera i suoi giornali contro Zingaretti?

«Un’offensiva mediatica così forte io non l’avevo mai vista». Un collaboratore del presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti non nasconde lo stupore. Da diversi giorni alcuni organi di stampa seguono con particolare attenzione l’acquisto da parte di Palazzo Valentini di una nuova sede. Un grattacielo nella periferia Sud della Capitale, costato alle casse della Provincia circa 260 milioni di euro. Uno scandalo, secondo le inchieste pubblicate. Anche perché l’ente pubblico guidato da Zingaretti – effetti della spending review – è destinato a scomparire nel giro di qualche mese.

Respinte le accuse, a Palazzo Valentini si punta il dito contro i due giornali che hanno seguito più assiduamente la vicenda. Sono il free press Leggo e il quotidiano Il Messaggero. Entrambi legati alla Caltagirone editore Spa, gruppo controllato al 70 per cento dalla famiglia Caltagirone. Tra gli uomini vicini a Zingaretti qualcuno grida al complotto. Anzitutto per questioni politiche. Il presidente della Provincia si è più volte espresso contro la decisione del Comune di vendere il 21 per cento delle quote pubbliche di Acea, la società municipalizzata leader nella gestione dei servizi di acqua ed energia in città. Scelta che invece ha sempre convinto Francesco Gaetano Caltagirone, primo azionista privato del gruppo. Una differenza di posizioni non marginale, considerato che da qualche settimana Zingaretti ha annunciato la sua candidatura al Campidoglio (il mandato di Gianni Alemanno scadrà nella primavera 2013).

Non solo. Stando alle indiscrezioni che arrivano da Palazzo Valentini, l’attenzione dei due quotidiani nei confronti della nuova sede della Provincia di Roma avrebbe anche un’altra spiegazione. Per aprire i nuovi uffici, Zingaretti si è impegnato a versare oltre 260 milioni di euro a Parsitalia, società immobiliare della famiglia Parnasi. Si tratta di una delle realtà imprenditoriali protagoniste del mattone romano. Almeno in linea teorica, una concorrente del gruppo Caltagirone in un settore già in difficoltà. Da almeno cinque anni la crisi economica ha colpito duramente l’edilizia. In particolare nella Capitale. E se a pagarne le spese sono soprattutto le piccole e medie imprese, neppure i grandi colossi ne sono immuni. Secondo l’ultima indagine del Cresme – il Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’Edilizia e il territorio – solo nella provincia di Roma dal 2007 al 2012 gli investimenti sono crollati di circa il 20 per cento. Due anni fa nell’edilizia residenziale sono stati costruiti 4,9 milioni di metri cubi. Quest’anno si stima che il dato potrebbe scendere fino a 3,9 milioni. È la conferma che la crisi economica non risparmia neppure i palazzinari romani. Intanto, come ha denunciato poche settimane fa la Cna, il mercato si è fermato. Dal 2006 le compravendite nel settore sono scese del 24 per cento.

Uno scenario abbastanza desolante da spiegare le giustificazioni della Provincia di Roma? Forse no.La denuncia di Leggo e Il Messaggero è articolata. Stando alle inchieste pubblicate in queste settimane, l’acquisto della nuova sede della Provincia di Roma sarebbe il classico esempio di cattiva gestione dei soldi pubblici. Prima di tutto perché «secondo le stime degli esperti e degli addetti ai lavori – scrive il giornale diretto da Mario Orfeo – il prezzo totale di 263 milioni di euro è sopravvalutato tra il 50 e il 60 per cento». Peraltro in una zona priva di collegamenti, tanto che molte sigle sindacali si sarebbero già lamentate delle difficoltà di molti dipendenti nel raggiungere la sede di lavoro. Ma soprattutto perché dalla prossima primavera la Provincia di Roma non esisterà più. Cancellata dal decreto della spending review del governo di Mario Monti. E quindi, senza troppa necessità di uffici.

A svelare per primi la vicenda, quasi un anno fa, erano stati altri due quotidiani. Il Corriere della Sera e il Giornale. Già lo scorso autunno la questione era approdata in Parlamento. In due distinte interrogazioni, i senatori dell’Italia dei Valori Elio Lannutti e Stefano Pedica avevano chiesto maggiori dettagli al ministro dell’Economia. Sollevando un problema non indifferente: «La Provincia di Roma – spiegava Lannutti – nel 2010 ha varato una manovra di bilancio da 597,83 milioni di euro e, malgrado una riduzione di 116 milioni, ancora vanta circa 880 milioni di debiti». Una situazione di bilancio forse non ottimale per avviare progetti immobiliari di questo tipo.

Senza contare le lamentele dei sindacati. Secondo quanto denunciava il senatore dipietrista «il trasloco non piace ai lavoratori. Il sindacato di base Usb da mesi sta conducendo una battaglia contro l’acquisto della megatorre sita in una zona già ampiamente compromessa per la congestione del traffico urbano, l’insufficienza dei mezzi di trasporto urbano e l’abuso edilizio che ha segnato gravemente il territorio». Lo stesso Messaggero ha recentemente raccolto le voci di alcuni rappresentanti sindacali poco propensi all’operazione. È il caso di Franco Fiorini, segretario Cisl Funzione Pubblica di Roma, che nell’edizione del 17 luglio scorso considerava il trasferimento all’Eur un «errore dal punto di vista finanziario e organizzativo».

Zingaretti per ora non parla. Si è limitato a rispondere alle domande dell’opposizione di centrodestra in una recente interrogazione in Consiglio provinciale. Ma i suoi uomini scalpitano contro quella che considerano una campagna di stampa studiata a tavolino. Un attacco strumentale. «Anzitutto – racconta uno di loro – perché non siamo stati noi a cercare il gruppo Parsitalia. L’individuazione dell’area inizia nel 2005, sotto la presidenza di Enrico Gasbarra. C’è stato un bando pubblico, è stato fatto un contratto…». Perché proprio all’Eur? «In quel periodo tutti gli enti locali, compreso il Campidoglio, avevano programmato di trasferirsi nel quadrante meridionale della città, dove già sorge la Regione Lazio». Parlando con alcuni rappresentanti sindacali si scopre che anche il giudizio delle parti sociali è tutt’altro che univoco. Il responsabile della Cgil Fp di Roma Amedeo Formaggi racconta al telefono: «Da un punto di vista economico l’apertura della nuova sede della Provincia di Roma non crea alcun pericolo di dissesto finanziario, né mette in discussione le retribuzioni dei dipendenti». 

«Nel 2005 – continua il rappresentante Cgil – le associazioni sindacali hanno fatto un accordo con la Provincia, dando il proprio assenso al trasferimento». In cambio i sindacati hanno ottenuto l’apertura nella nuova sede della Provincia di un asilo nido, una palestra e una mensa aziendale. E le difficoltà per raggiungere la nuova sede? «L’amministrazione ci ha garantito la costruzione di parcheggi interni e navette che collegheranno il grattacielo con le stazioni più vicine della metropolitana. In momenti di crisi, quando sono a rischio i posti di lavoro, è stupido criticare scelte di questo tipo, magari sottolineando le maggiori distanze che i dipendenti dovranno percorrere. Questo trasferimento porterà risparmi. Per quanto ci riguarda restiamo responsabilmente legati a un accordo che abbiamo sottoscritto».

A sentire la spiegazione di Zingaretti neppure la cifra di 260 milioni di euro sarebbe così clamorosa. La Provincia si sarebbe impegnata a pagare il nuovo grattacielo mettendo in vendita i dodici immobili nel centro di Roma attualmente di sua proprietà. Un trasferimento che dovrebbe portare a un taglio di almeno 5 milioni di euro l’anno «tra risparmio energetico, riduzione dei trasferimenti e manutenzione di edifici ormai datati». Fondi che la giunta Zingaretti conta possano essere investiti tra scuole e gestione delle strade. «Una parte di quei soldi – continua il responsabile della Cgil Formaggi – saranno messi a disposizione della contrattazione dei dipendenti della Provincia». Da Palazzo Valentini non riconoscono le stime presentate dal Messaggero, che ipotizzava una sopravvalutazione tra il 50 e il 60 per cento del prezzo dell’immobile. «Ma chi sarebbero questi esperti?». Ma certo la spesa, in tempi di austerità, non è indifferente (si parla di circa 200 milioni di euro più Iva).

Il dubbio più grande resta legato al futuro dell’ente. Il governo Monti ha eliminato, di fatto, la Provincia di Roma. «Tra pochi mesi non esisterà più – spiegava Il Messaggero due settimane fa – cancellata dalla geografia istituzionale dalle norme della spending review». In realtà, raccontano a Palazzo Valentini, la Provincia di Roma non scomparirà. Sarà accorpata al Comune nella nuova “Città Metropolitana”. «Insomma, i nostri dipendenti non saranno mandati a casa. Continueranno a lavorare e avranno bisogno di uffici. Nella nuova sede dell’Eur si trasferiranno circa 1.500 su 2.800 dipendenti. Ma resterà aperta qualche sede distaccata sul territorio». La svendita dei dodici immobili nel centro di Roma? «Noi non regaliamo niente, anzi vendiamo a prezzi di mercato. I beni saranno messi all’asta. Nella peggiore delle previsioni rientreremo totalmente delle spese sostenute per la nuova sede. Chissà, magari si potrà fare qualche plusvalenza». 

Progetto meritevole o sperpero di denaro pubblico? Informazione libera o conflitto di interessi? Per fare luce sulla vicenda si è attivata la Corte dei Conti, che dopo la denuncia del Messaggero ha avviato un’indagine sulla nuova sede della Provincia di Roma. 

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