Usa, nella “fast food nation” la crisi non si è sentita

Usa, nella "fast food nation" la crisi non si è sentita

Subway, McDonald’s, Burger King, Starbucks, Kentucky Fried Chicken: quando si parla di globalizzazione, i primi nomi che vengono in mente sono quelli delle catene di fast food americane. Ma quando si parla di crisi economica globale, questi nomi non vengono mai citati. Perché? Basta dare un’occhiata agli introiti realizzati negli Stati Uniti d’America durante il 2011 da questi colossi per capire che la crisi, per quanto violenta, non è riuscita a scalfire le casse dei grandissimi food retailer. A raccogliere i dati delle vendite, il numero di punti vendita aperti e chiusi e le percentuali di incremento (o decremento) dei guadagni è stata Technomic. Ecco le informazioni salienti, raccolte in una classifica da quindici posizioni.

Dal quindicesimo al decimo posto ci sono sei fast food che, ad eccezione di uno (Domino’s Pizza), sono praticamente sconosciuti sia in Italia che in Europa. Stiamo parlando di Jack in the Box, il quinto venditore di hamburger più popolare degli Usa (2,221 punti vendita e 3 miliardi di introiti), Arby’s, catena specializzata in carne di manzo alla griglia (3,03 miliardi nonostante trentanove filiali chiuse negli ultimi dodici mesi) e Panera Bread, caffetteria in forte espansione (3.30 miliardi di dollari e cento nuovi punti vendita aperti nell’ultimo anno).

Al dodicesimo posto c’è proprio Domino’s Pizza che, nonostante una leggera flessione, nel 2011 ha incassato ben 3,4 miliardi di dollari. Seguono Sonic, anch’essa specializzata in hamburger (3,68 miliardi), e Chick-Fil-A, primo competitor di KFC nel settore del pollo fritto, che nel 2011 ha visto le vendite incrementare del 13% (4,05 miliardi). Il fast food del colonnello si piazza giusto una posizione avanti, con 4,5 miliardi di introiti e 4,793 filiali attive negli Usa: le vendite per la catena sono state comunque sotto le aspettative, tanto che 262 ristoranti sono stati chiusi. Il peggior risultato dell’intera classifica. 

All’ottavo posto ecco una vera e propria istituzione: Pizza Hut, la catena di pizza più popolare d’America, titolo mantenuto saldamente sotto controllo anche durante il 2011 (5,4 miliardi di dollari, 53 nuovi ristoranti). Al settimo ci sono le ciambelle di Dunkin’ Donuts (115 nuove filiali aperte, 5,92 miliardi di dollari in cassa), al sesto i tacos di Taco Bell (6,8 miliardi e 5,674 retailers). La top five è aperta da Burger King, i cui introiti negli Usa sono diminuti del 4% in dodici mesi (8,4 miliardi), rendendo Wendy’s (8,5) – in graduale crescita – la seconda catena di hamburger di maggior successo degli Stati Uniti durante il 2011.

Il podio è occupato da tre mostri sacri del fast cooking: Starbucks, Subway e McDonald’s. Nonostante la chiusura di oltre 300 punti vendita in tutto il Paese, la nota caffetteria dal logo verde ha fatto registrare un incremento del 7,5% (9,75 miliardi di dollari), mantenendo circa 3,800 filiali aperte in più del principale concorrente, Dunkin’ Donuts. Subway e i suoi sandwich si sono confermati al secondo posto anche nel 2011, grazie a 11,4 miliardi di dollari incassati, 24mila punti vendita attivi (di cui 872 nuovi) e un incremento dei profitti pari al 7,5 per cento.

Nulla a che vedere, però, con l’inarrivabile McDonald’s. Il fast food dalla “M” dorata è ancora il leader incontrastato del “junk food”, un primato reso ancora più saldo da un aumento degli incassi pari al 5% e da 71 nuove location inaugurate di recente. I dati aggiornati parlano di oltre 14mila punti vendita aperti negli Usa e di un incasso record di 34,2 miliardi di dollari: insomma, la crisi, dalle parti di Oak Brook, in Illinois, non si è fatta sentire. E, possiamo scommetterci, non farà capolino nemmeno nei prossimi anni. 

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