Portineria MilanoCiaccia, un viceministro all’incrocio degli interessi di Cl e Banca Intesa

Ciaccia, un viceministro all’incrocio degli interessi di Cl e Banca Intesa

Il rilancio dello sviluppo attraverso gli investimenti nelle infrastrutture, ma pure il rischio di riaprire le polemiche sul conflitto di interessi «bancari» del governo di Mario Monti. Sta in questo limbo la proposta «di defiscalizzazione dell’Iva per le infrastrutture» che il viceministro ai Trasporti Mario Ciaccia, ha fatto ieri al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, dando allo stesso tempo ampie rassicurazioni alle diverse aziende di costruzione che alla fiera romagnola partecipano come sponsor, tra cooperative rosse e Compagnia delle Opere.

L’ex numero uno e ideatore della Biis, la struttura di Intesa Sanpaolo specializzata nei finanziamenti alle infrastrutture e agli enti pubblici,   lo ha spiegato in questo modo: «Sto lavorando a una defiscalizzazione per le nuove infrastrutture per le quali si accerti che non sono sostenibili, sotto un profilo economico e finanziario, con l’attuale gravame di Iva. Su questo – ha spiegato – dobbiamo intervenire e questo proporrò ai colleghi di governo. Penso alla sterilizzazione totale dell’Iva». 

In sostanza si tratta di un aiuto diretto a chi vuole investire nelle grandi opere pubbliche, in una fase di mercato più che mai stagnante, con la speranza di creare nuovi posti di lavoro, tra imprese italiane e magari attrarre investitori stranieri. Confindustria e le associazioni di settore plaudono all’iniziativa. Ma potrebbe rappresentare un aiuto pure a  Intesa Sanpaolo dove è stato amministratore delegato e direttore generale appunto della Biis, promotore massimo dei progetti per le più importanti tratte stradali in tutta Italia.

Ora la banca, affidata al presidente Francesco Micheli, è in una fase di rodaggio. A metà aprile doveva essere incorporata nella capogruppo, ma l’operazione non è ancora completata e per il momento è stata integrata nella divisione Corporate guidata dal banchiere Gaetano Micciché. In ogni caso le opere infrastrutturali da realizzare rimangono ancora aperte: sono tutte da finanziare. E le imprese fanno fatica a trovare credito in via ordinaria presso gli istituti bancari. 

Intesa è esposta in Veneto, ma soprattutto nella Lombardia del ciellino governatore Roberto Formigoni, nei cantieri aperti come quelli della Pedemontana (dove Intesa controlla il 6 % della società di gestione), Bre.Be.Mi e Tem, come pure su Expo 2015, il maxi evento che dovrà essere pronto tra meno di mille giorni e che presenta numerosi ritardi proprio nelle opere infrastrutturali. La questione gira intorno pure ai project bond, obbligazioni destinate a finanziare progetti specifici, che Ciaccia aveva già caldeggiato prima di arrivare al governo e che sono stati inseriti nel decreto sviluppo di giugno.

È comunque particolare che il viceministro per le Infrastrutture parli di «defiscalizzazione» in un incontro con l’assessore ai Trasporti di regione Lombardia Raffaele Cattaneo. Per di più al Meeting di Rimini, luogo dove le grandi aziende che si occupano di costruzioni si incrociano ogni anno, fra cooperative rosse vicine agli ex Pci e quelle bianche della Cdo, vicine a Comunione e Liberazione.

Basta passeggiare tra gli stand di Rimini, per imbattersi adesempio nella Cmc di Ravenna, la “rossissima” cooperativa che partecipa alla costruzione della Tem, Tangenziale esterna di Milano, per un miliardo e 400 milioni di euro. E che ha già collaborato con la Biis dell’era Ciaccia per la realizzazione del passante di Mestre o della stazione della metropolitana Rho-Pero come pure per i padiglioni della Fiera di Milano. 

«Il gap infrastrutturale del nostro Paese è ancora molto alto. Questo governo ha sbloccato molti cantieri. I lavori sono appunto in corso», ha detto ancora il sottosegretario rivendicando al governo di aver percorso «un pezzo di strada importante», anche se «il percorso è ancora lungo e il fabbisogno reale per un rilancio completo della nostra economica è assai elevato».

La prossima riunione del Cipe «sarà entro settembre e penso che porteremo finalmente la Orte-Mestre che vale circa 10 miliardi di euro», ha concluso Ciaccia. Proprio sull’autostrada che dal Nord est porterà al Centro Italia, sono puntati i riflettori dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), in particolare proprio quella del Veneto, che nel luglio di quest’anno, ha stipulato un accordo con Intesa Sanpaolo per arginare il calo di investimenti di circa il 6 per cento. Ca’ de Sass ha messo a disposizione delle imprese aderenti all’associazione un plafond di due miliardi di euro. 

Ma la Biis sarebbe interessata anche alla possibilità di finanziare la Tav nel tratto Brescia-Verona-Padova, che comprende il passaggio attraverso Vicenza. A esporre il progetto a fine luglio è stato il delegato per le infrastrutture di Confindustria Vicenza, Rodolfo Mariotto.

Proprio Mariotto lo ha confermato oggi al Giornale di Vicenza : «È vero, nelle scorse settimane abbiamo parlato con i responsabili di Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo – conferma Rodolfo Mariotto – riscontrando il loro interesse a un’eventuale partecipazione nel progetto. Del resto la banca è molto attenta a tutte le infrastrutture in fase di progettazione lungo il Corridoio-5». La proposta di Ciaccia a livello di governo non può che aver aggiunto ulteriori soddisfazioni.