Il disastro olimpico della Germania: peggio del Kazakistan

Il disastro olimpico della Germania: peggio del Kazakistan

Poco dopo il giro di boa dei Giochi Olimpici, gli scarsi risultati della squadra tedesca sono diventati una questione nazionale. Dopo il nulla assoluto nel nuoto, le occasioni mancate nella ginnastica artistica, le delusioni nelle discipline di tiro e lo scandalo della vogatrice allontanata dal villaggio olimpico per le sue frequentazioni di estrema destra, il capo della delegazione tedesca Michael Vesper ha tracciato un bilancio intermedio “positivo”, lasciando tutti a bocca aperta. Le statistiche dimostrano il contrario: dalla riunificazione, la Germania non era stata mai così lontano dai vertici della classifica, a questo punto dei giochi.

Mentre Cina e Stati Uniti si battono per la prima posizione di queste Olimpiadi, i tedeschi non possono far altro che stare a guardare, e anche da parecchio lontano. La quinta posizione nel medagliere, il risultato raggiunto a Pechino, che era comunque già il peggiore degli ultimi anni, nel 2012 è solo un miraggio.

Alla Federazione olimpica tedesca (Dosb), che si era posta come obiettivo quello di uguagliare il risultato del 2008, non rimane che arrendersi di fronte ai numeri. Qualcuno aveva giá fatto notare che con una squadra di 50 atleti in meno e senza grandi protagonisti, non sarebbe stato facile bissare il risultato. A metà giochi il Dosb ha corretto il tiro e spera ora di mantenere la nona posizione.

Dall’inizio di questa edizione, gli atleti tedeschi hanno vinto solo cinque medaglie d’oro. Per ritrovare un risultato così scadente bisogna retrocedere al Messico del 1968, quando le due Germanie gareggiavano separate. Allora la La Repubblica Federale Tedesca rimase a sole cinque medaglie d’oro.

Manca una superstar nella squadra. Nel 2008 era stata la due volte campionessa olimpica Britta Steffen a uscire dalla piscina con le medaglie d’oro al collo. Mentre questa volta i tedeschi, nei casi migliori sono arrivati alla finale. Da 80 anni la Germania del nuoto non andava così male. Nemmeno i campioni Michael Groß e Paul Biedermann sono riusciti a brillare in un panorama che la televisione pubblica ZDF ha definito in questi giorni, «senza coraggio, senza speranze e senza idee», chiedendo un rapido ripensamento della strategia della federazione. Una richiesta molto simile a quella avanzata alla nazionale di calcio dopo la sconfitta della selezione di Joachim Löw contro l’Italia.

Gli unici titoli sensazionali per la squadra tedesca sui giornali internazionali sono stati quelli dedicati a Nadja Drygalla, la ventitreenne vogatrice esclusa dalla squadra con tanto di scandalo politico e nazione divisa a seguito. La ragione? Un sito di informazione antifascista ha pubblicato foto che documentavano la sua relazione con Michael Fischer un agitatore neonazista membro del partito di estrema destra Npd, ma anche leader dei Nazional Socialisti (Ns) di Rokstock, un gruppo militante violento. È sufficiente avere relazioni sbagliate per essere considerati inadeguati per lo spirito olimpico? Attorno a questa domanda si arrovellano ora i giornali sportivi, in assenza di altro.

Secondo quanto denunciava il settimanale Focus, «i punti deboli della squadra tedesca non sono trascurabili». L’equitazione rappresentava un tempo un abbonamento all’oro. Nel salto a ostacoli, Ludger Beerbaum da solo era stato tre volte campione olimpico, a Londra la sua mancanza è pesata e la squadra tedesca è rimasta a secco. «Evidentemente la fortuna ci ha lasciato”, ha commentato senza speranze l’allenatore Otto Becker».

Come spesso accade, il sentimento popolare è stato ben riassunto dal titolo a caratteri cubitali del quotidiano sensazionalista Bild : «Lassù ridono i kazaki». E per capirlo basta guardare il medagliere di lunedì mattina: il Kazakistan con sei medaglie, tutte d’oro, si imponeva all’ottavo posto sulla Germania, 22 medaglie, solo cinque ori.

Che la preoccupazione per i risultati tedeschi è diventata una questione nazionale lo dimostrano gli interventi di ben due ministri. Thomas De Maizière, ministro della Difesa, ha detto lunedì che «il numero delle medaglie è più o meno quello che ci si aspettava, ma il colore doveva essere più verso l’oro. Se dietro a questo si nasconde un problema di struttura, ne discuteremo». E il fatto è che la questione interessa eccome al ministero della Difesa che investe parecchio denaro nello sport. Tra i 391 atleti che compongono la squadra olimpica attuale, 115 sono soldatesse e soldati, un gruppetto che viene finanziato dall’esercito con 120 milioni di euro ogni quattro anni.

Direttamente responsabile dello sport è invece il ministro degli Interni, il socialcristiano Hans-Peter Friedrich, attualmente in altre faccende affacendato, ma che ha abbandonato lunedì le altre questioni per spezzare una lancia a favore della squadra: «Credo che ci sia margine di miglioramento, e tutto sommato sono soddisfatto del risultato: sappiamo che il nostro scopo si orienta verso la quinta posizione, ma siamo anche consapevoli del fatto che spesso tra la quinta e la decima posizione ci sono solo due medaglie di differenza».

Ieri altre delusioni sono arrivate dall’atletica, con la rabbia della Silke Spiegelburg immortalata dopo l’esclusione nel salto con l’asta e l’hockey femminile che manda in fumo i suoi sogni di medaglie. Da oggi, non poche speranze vengono riposte nelle varie discipline di lancio. Robert Harting, al disco, si è qualificato come primo alla finale, mentre Nadine Kleinert ha tutte le carte in regola nel lancio del peso. L’equitazione potrebbe riservare qualche sorpresa nelle gare individuali, mentre ci sono speranze per il calcio femminile.

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